mercoledì 3 ottobre 2007

conferenza su Reitia e i Veneti antichi

VENERDI 5 OTTOBRE
A TREVISO
ORE 18.30
PALAZZO RINALDI, Piazza Rinaldi, 1/A
conferenza:
MEGO DONASTO REITIA . I VENETI ANTICHI
relatore dott E. Rubini
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commento:
L'evento dimostra coma sempre più in Veneto esista un
interesse per la Dea Reitia e per i Veneti antichi.
Il 2007 è stato un anno importante per far conoscere
la Dea Reitia, c'è stata anche la pubblicazione del
libro dell'amico Pier Favero su "Reitia dea dei
veneti".
Anche quest'anno, come avviene in tutte le edizioni
della "Festa dei Veneti", a Cittadella intorno alle
mura della città sono sfilati gli stendardi della Dea
Reitia, su youtube sono rintracciabili diversi filmati
di questa sfilata.
La conferenza di Treviso perciò rappresenta
un'occasione per meglio approfondire la conoscenza di
questa divinità e dei veneti antichi.
Francesco Scanagatta
cell. 349 7554994

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martedì 2 ottobre 2007

Ogm e povertà: Africa sotto scacco delle multinazionali Usa

ECO) Ogm e povertà: Africa sotto scacco delle multinazionali Usa
Roma, 1 ott (Velino) - “Le multinazionali del biotech usano le associazioni internazionali di volontariato per estendere il mercato degli organismi geneticamente modificati”. Ad avanzare questa ipotesi allarmante al VELINO è Marcello Buiatti, professore di genetica all’Università degli studi di Firenze. Secondo Buiatti, i paesi in stato di emergenza economica e alimentare subirebbero una sorta di ricatto, per cui si trovano nelle condizioni di “ricevere derrate alimentari solo a condizione che accettino prodotti e sementi ogm, forniti da Monsanto, Bayer, Dupont e Novaltis alle associazioni di volontariato ong americane”. Il processo di marketing adoperato dalle multinazionali del biotech sarebbe in questo modo molto simile a quello usato per il mercato della droga. “Mentre le prime sementi e i primi prodotti alimentari mandati tramite le associazioni di volontariato sono gratuiti – ha proseguito il genetista - negli anni a seguire, quando i semi germinano e si riproducono spontaneamente, i paesi riceventi sono costretti a dipendere dalle multinazionali del biotech pagando loro ogni anno le royalties. Inoltre le sementi ogm di un brand possono essere abbinate esclusivamente agli erbicidi e ai pesticidi dello stesso brand”. Buiatti ha spiegato che si crea in questo modo un circolo vizioso dal quale diventa molto difficile uscire. “L’unica vera funzione degli ogm è quella di resistere ai prodotti fitosanitari creati dalla stessa azienda che produce i semi. Le sementi ogm prodotte dalla Bayer, per esempio, possono convivere solo con gli agrofarmaci della stessa multinazionale tedesca. Per cui se un contadino, o in questo caso un ‘intera regione africana, adotta sementi ogm di un brand, è costretta a usare anche i fitofarmaci della medesima marca”. Spesso i contratti per le sementi proposti agli agricoltori vengono sfalsati rispetto a quelli per gli agrofarmaci al fine di creare una “dipendenza” dalla quale uscire diventa molto complicato.
“In Italia gli ogm sono vietati ma negli Stati Uniti stiamo facendo molti passi in avanti sul rapporto tra sementi e agrofarmaci”, ha spiegato al VELINO Vittorio Venturini ricercatore di Bayer CropScience. “Gli erbicidi e i pesticidi che produciamo non sono selettivi, per cui tendono a distruggere tutte le colture sulle quali vengono utilizzati, sia quelle da combattere sia quelle destinate a uso alimentare. Per questo Bayer si adopera a creare organismi geneticamente modifìcati che possano resistere a quei determinati prodotti”. Esempio è il glufosinate, erbicida della multinazionale tedesca che, se non usato sulle sementi Bayer, distrugge tutte le colture. “Con gli ogm è possibile utilizzare gli agrofarmaci per le monocolture senza però che esse vengano danneggiate”. Questo sistema porta naturalmente a un uso maggiore di sostanze pesticide da parte degli agricoltori. È di qualche giorno fa la notizia che il 90 per cento dei figli di agricoltori del Carolina del Nord, negli Stati Uniti, sono “contaminati” da pesticidi. Danielle Nieremberg, ricercatrice del Worldwatch Institute di Washington ha stimato che il consumo mondiale di pesticidi è aumentato in modo esponenziale negli ultimi quarant’anni. Nel 1961 si usavano in media 0,49 chili di “fitofarmaci” per ettaro coltivato, nel 2004 se ne usano circa due chili.
“Il Programma mondiale per l’alimentazione (Pam) non manda sementi per l’agricoltura”, ha dichiarato Vichi De Marchi, responsabile media per l’Italia dell’agenzia dell’Onu, al VELINO. “Gran parte del nostro lavoro è quello di fornire supporto alimentare ai paesi in stato di emergenza e come Onu abbiamo una posizione neutra nei confronti degli ogm”. De Marchi ha spiegato che il World food program mentre riceve dall’Europa contributi prevalentemente sotto forma di denaro, riceve dagli Stati Uniti, direttamente derrate alimentari che sono spesso ogm. “Il nostro compito, non facile, è quello di far coincidere la volontà del paese donatore con quella del paese ricevente seguendo naturalmente gli standard internazionali della salute alimentare dettati dall’Organizzazione mondiale per la salute (Oms). Molti paesi però oggi non accettano più gli ogm per non correre il rischio di venire contaminati”. È il caso dello Zimbabwe, che qualche anno fa rifiutò donazioni ogm provenienti dagli Stati Uniti. “Molti paesi ‘contenitori’ chiedono la molitura del mais così da rendere impossibile la germinazione nel terreno”, ha aggiunto De Marchi.
“Il Pam ha deciso di lavarsi le mani di questo problema”, ha spiegato al VELINO Luca Colombo, membro della Fondazione dei diritti genetici. “Con atteggiamento pilatesco, il Pam sostiene che sta al singolo paese ‘recipiente’ decidere se accettare le derrate ogm ed eventualmente richiedere la molitura dei grani”. È tradizione di quei paesi destinare una parte degli aiuti alimentari ricevuti alla semina, procedura molto rischiosa per eventuali contaminazioni genetiche. “Per fortuna nei paesi del terzo mondo non ci sono ancora leggi legate alle royalties come nei paesi del nord America, per cui il rischio che si corre non è tanto quello della dipendenza economica dei paesi riceventi nei confronti delle multinazionali del biotech”, ha proseguito Colombo. “Anche perché gli Stati Uniti sono ora molto concentrati sulle bioenergie e sul bioetanolo per cui non hanno più la disponibilità alimentare da destinare al volontariato che avevano fino a pochi anni fa”. L’agronomo della Fondazione dei diritti genetici ha spiegato che lo strumento usato dalle multinazionali del biotech per estendere le colture ogm, non è più quello degli aiuti alimentari ma un vero e proprio programma di penetrazione attraverso “un’opera di convincimento” da parte di tecnici specializzati in loco che spiegano agli agricoltori locali le “virtù” degli ogm. “Si tratta di una specie di istruzione agricola mediante programmi specifici tesi a portare i contadini africani ad adottare la metodologia legata agli organismi geneticamente modificati”. Ma la vera intenzione delle multinazionali della biotecnologia, secondo Colombo, “è quella di far arrivare gli ogm in Europa, vero mercato interessante a causa del notevole giro d’affari legato al settore dell’agroalimentare. Rischio questo più che mai attuale visto l’abbassamento della soglia di contaminazione da ogm dello 0,9 per cento da poco approvata dalla Commissione europea”.
(Edoardo Spera)
da ilvelino.it

Parte il progetto "Un milione di alberi per Kyoto"

2/10/2007
Parte il progetto "Un milione di alberi per Kyoto"

ROMA Un milione di alberi per Kyoto è l’obiettivo della collaborazione avviata di recente fra Legambiente e l’Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori (ANVE), insieme alle aziende associate. Si tratta di un impegno che coinvolgerà la maggior parte delle aziende vivaistiche italiane che individuano in ANVE il soggetto rappresentativo dell’intero settore ed in particolare quelle filiere vivaistiche che si distinguono per scelte produttive ecocompatibili e ogm free. La prima occasione per lanciare questo obiettivo sarà l’appuntamento con La Festa dell’Albero che il prossimo 21 novembre, per il tredicesimo anno consecutivo, chiamerà ragazzi e adulti a mettere a dimora migliaia di piante.L’iniziativa sarà poi ripresa in occasione di Cambio di Clima e della Settimana Amica del Clima che, a metà febbraio, celebra l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto e denuncia il legame tra scelte energetiche, emissioni di CO2 e cambiamenti climatici. Un milione di piante ornamentali, sfoglianti e non, rimarranno per almeno cinque anni nei vivai contribuendo così, come piccoli polmoni verdi, all’assorbimento del carbonio in eccesso e alla lotta ai mutamenti climatici. In questo modo la collaborazione tra Legambiente e ANVE vuole incentivare anche lo sviluppo di filiere vivaistiche virtuose che contribuiscono alla conservazione della biodiversità tutelando in particolare quelle specie vegetali a forte caratterizzazione territoriale. «Insieme ad ANVE - spiega Rossella Muroni, responsabile iniziative associative di Legambiente - vogliamo impegnarci in un obiettivo concreto e di lungo periodo che coinvolga l’intero settore vivaistico in iniziative coerenti rispetto all’applicazione del protocollo di Kyoto. Inoltre, la collaborazione con l’ANVE rappresenta anche un’occasione per sensibilizzare i cittadini sull’importanza del ruolo degli alberi per la vita del pianeta e per la lotta ai cambiamenti climatici». «Siamo grati a Legambiente - sottolinea Maurizio Lapponi, presidente dell’ANVE - che ci permette di far conoscere al grande pubblico e ai cittadini uno degli aspetti più importanti della nostra professione. Il rispetto per l’ambiente è infatti un obiettivo imprescindibile per il nostro settore e per la società in generale. In virtù di questo accordo - continua Lapponi - contiamo di indirizzarci sempre di più verso scelte di risparmio energetico, di risparmio delle risorse idriche e all’utilizzo di sostanze non inquinanti».

da lastampa.it

La guerra del cibo

Utopie
La guerra del cibo
di Carlotta Mismetti Capua
Stop alle multinazionali, sì alla biodiversità dell'agricoltura.
L'indiana Vandana Shiva e l'africana Aminata Traoré combattono le stesse battaglie

Vandana ShivaVandana Shiva con il sari arrotolato intorno al corpo e il bindi rosso sulla fronte. Aminata Traoré con il copricapo in testa e il boubou colorato fino ai piedi. Vestiti tradizionali e un carisma fuori dall'ordinario: così queste due donne girano il mondo per difendere la loro terra, raccontando altre verità. L'una, Vandana Shiva, voce autorevole dell'India dei contadini. L'altra, Aminata Traoré, leader radicale dell'Africa di chi non ha voce. Sono due combattenti, volano da un continente all'altro come ambasciatrici contro la globalizzazione. Parlano forte e chiaro, e lo fanno in Paesi dove le donne non parlano affatto. Le loro sono battaglie diverse ma in fondo simili perché combattute con strumenti identici. Il nemico è lo stesso: i governi corrotti, le multinazionali, il Wto, l'Occidente dei monopoli e del capitalismo col turbo. Vandana Shiva è una fisica e una delle scienziate più note del suo Paese: attivista lo è diventata dopo. Si batte per la biodiversità in agricoltura, contro i semi geneticamente modificati che vengono venduti agli agricoltori indiani e che li mandano in rovina. Coordina una comunità che fa il possibile per aiutare i coltivatori dei villaggi a liberarsi dalla schiavitù della multinazionale Monsanto. Ma lavora con i governi di tanti Paesi, in Italia con la Regione Toscana (al progetto di San Rossore, luogo di elaborazione del pensiero new global). "Il suicidio dei contadini indiani, che hanno seminato i loro campi con gli Ogm venduti dagli americani", racconta, "è il mio dolore, il mio pensiero quotidiano. Nell'ultimo decennio, in India, più di 40mila agricoltori si sono suicidati - anche se sarebbe più esatto parlare di omicidio, o addirittura di genocidio", racconta Shiva, che con la sua organizzazione ha salvato cinque villaggi, convincendo i loro abitanti a riconvertirsi ai semi biologici. "La vita dei contadini è diventata molto difficile. Perché le politiche economiche del governo non li aiutano. Vedo le donne che non sanno come sopravvivere, che vedono il proprio lavoro distrutto".

Aminata TraoréPer cercare soluzioni a questi problemi macroeconomici Shiva parte dalle piccole cose. Per esempio si preoccupa del compost, il fertilizzante che viene preparato partendo dagli escrementi delle mucche. "Le donne indiane hanno sempre avuto il compito di preparare il compost per nutrire i terreni. Oggi invece le multinazionali vendono veleni: fertilizzanti che promettono miracoli. Ma che come primo risultato di fatto estromettono le donne dal lavoro nei campi. Il loro ruolo viene cancellato dalla chimica. Una chimica guerrafondaia per origine e vocazione: i fertilizzanti furono inventati in campo militare, e usati in Vietnam contro la popolazione. Fanno male alla terra, fanno male alla salute, fanno male alle donne". Vandana è convinta che la biodiversità dell'agricoltura, i semi, i sistemi di lavorazione, gli aratri, i trattori, i campi, i vigneti, il granoturco potranno cambiare il mondo. "Certo, non è un risultato al quale si arriva senza lottare", dice. "Credo che oggi sia in corso una nuova Guerra mondiale: quella del cibo". Aminata Traoré è un'intellettuale, una scrittrice. Ha la bellezza imponente di molte donne africane: la voce è potente, rotta dalla rabbia spesso, qualche volta dall'emozione. Quando parla è come se stesse arringando le folle, come fosse sempre su un palcoscenico. È stata ministro della Cultura del Mali, il suo Paese natale, poi consulente economica di tantissime organizzazioni internazionali. Ha studiato psicologia a Parigi, ha scritto molti libri denuncia, tutti tradotti nelle varie lingue europee, italiano compreso. Ha anche inventato e creato il Forum sociale africano, ed è stato un successo: si è tenuto, nella prima edizione, a Bamako, prima di sbarcare quest'anno a Nairobi.

"Un'altra Africa è possibile" era lo slogan delle duemila persone che vi si sono ritrovate. Lo scopo era quello di parlare, conoscere e dare obiettivi comuni agli attivisti sociali africani. Le battaglie che li hanno uniti sono state quelle contro la povertà assoluta, la corruzione, l'assenza di sicurezza sociale, le politiche per l'Aids. "Ma soprattutto abbiamo dato al mondo un'immagine diversa dell'Africa, un'Africa pronta a combattere e a difendersi", racconta, sistemandosi ogni tanto il turbante che porta come una corona. "Abbiamo bisogno di costruire una politica diversa, libera, che parta dal basso", sostiene. "In Africa non abbiamo la possibilità di spiegare, di far comprendere alla gente cosa succede e perché. Le cose accadono senza che se ne conosca il motivo. È questa la cosa più terribile". Vandana Shiva è una scienziata che ha deciso di fare politica, Aminata è un'intellettuale dalle teorie estreme: "Oggi il pianeta vive le stesse difficoltà, ovunque: la sofferenza di un giovane africano non è così diversa, né lontana, da quella di un giovane italiano. Forse è utopico pensare che il Terzo mondo salverà i primi due", dice, "ma quel che è certo è che la soluzione, la strada per la salvezza del pianeta, non arriveranno da chi comanda ora. Io ho diritto alla mia utopia, ovvero che l'Africa possa indicare a ogni Paese la via di salvezza da questo mondo così tormentato. Penso all'Africa delle relazioni umane, pacifiche, solidali, semplici: se il continente da cui provengo non è precipitato nel caos più totale è proprio grazie a questi legami deboli ma costanti tra la gente". Nel libro L'immaginario violato (Ponte alle Grazie) Aminata Traoré ha esposto chiaramente le sue teorie. E, prima di tutto ha sottolineato che l'Africa, per le violazioni dei colonizzatori che ha dovuto subire, non ha imparato a pensarsi. A immaginare un futuro per se stessa, senza colonizzatori. Perché, secondo la Traoré, le colonizzazioni in Africa non sono mai finite. Aminata Traoré racconta di "provare dolore quando guardo la televisione, non a casa mia, ma in Europa, nelle stanze d'albergo. Perché nei telegiornali vedo cose che nel mio Paese non si vedono. Per strada, seduta sulla mia veranda, vedo le donne andare al mercato, i bambini a scuola. Non la miseria e la morte che viene mostrata in Occidente. Certo, vedo i gommoni, le carrette, i naufragi in mare, i nostri giovani che annegano. I figli dell'Africa ci vengono tolti. Partono per pulire i cessi dei Paesi ricchi. Siamo depredati delle nostre risorse: l'oro, i diamanti, il cotone. Non vivo in un Paese in guerra, produciamo cotone di prima qualità, del quale siamo i primi esportatori al mondo. Eppure restiamo poveri. Tutto ci viene tolto. Ma più di ogni altra cosa siamo depredati della risorsa più grande, i nostri ragazzi". La parola preferita di Aminata è "speranza". Quella di Vandana è "shanti", pace. "l'India è il Paese della pace, della tolleranza. Sono valori che l'India può insegnare al mondo. Anche l'incertezza, che ti spinge ad aprirti, ad adattarti, è un valore. È la condizione primaria della vita in India, e l'incertezza genera speranza". Le chiediamo infine cosa farebbe se fosse lei a guidare il mondo. "Per prima cosa deciderei che non esistono "capi del mondo". E, se anche così fosse, non vorrei essere il capo del mondo", scuote la testa. "Voglio invece centinaia, milioni di capi del mondo. Tutti diversi. Di legge ne farei una sola: vietato fare la guerra".
(Pubblicato il 01 ottobre 2007)
dal dweb.repubblica.it

sabato 1 settembre 2007

Con la Dea Reitia a Cittadella 9 settembre 2007

Con Reitia a Cittadella

Domenica 9 settembre 2007,
Cittadella (padova)
Festa dei Veneti
quarta edizione.

La festa di svolge nelle piazze all'interno della
cinta muraria della città.
la Festa dei Veneti ha degli eventi anche il venerdì e
il sabato sera.
la manifestazione intorno alle mura della città
partirà
domenica, 9 settembre 2007, alle ore 15,00 circa.

La Festa dei Veneti è il più grande evento di cultura
veneta, durante l'edizione 2005 ventimila sono state
le presenze, nell'edizione 2006 la partecipazione è
salita a 30000 persone.

Anche quest'anno, come è avvenuto in tutte le altre
edizioni della festa, i politeisti, i pagani e i
wiccan veneti sfileranno, attorno alle mure di
Cittadella, con gli stendardi e gli emblemi della Dea
Reitia.

== le nostre mostre durante la festa
come politeisti, pagani e wiccan veneti saremo
presenti con tre gazebi, alcuni tavoli e due mostre.
Tutte e due le mostre saranno incentrate sulla figura
di scrittori veneti e la tematica della religione
nelle loro opere.

Nel corso del 2006 la mostra realizzata da Sacre
Radici verteva sui 400 anni
dell'interdizione della Repubblica Serenissima e al
pensiero di Paolo Sarpi, proseguendo in questa
direzione la mostra di quest'anno sarà incentrata
sulle poesie di Giorgio Baffo.


=== maglietta della Dea Reitia
per chi vuole c'e' a disposizione la maglietta della
Dea Reitia, la trovate ai nostri tavoli. lo scorso
anno numerose persone hanno partecipato alla sfilata
indossando questa maglietta.

= nota sulla Festa dei Veneti
voglio ricordare che la Festa dei Veneti è
esclusivamente una manifestazione culturale, gli
organizzatori hanno sempre fatto di tutto per evitare
contaminazioni di tipo "politico".
La festa ha lo scopo di rappresentare tutto il
panorama culturale del veneto. Raixe Venete, che
organizza la festa, non ha mai fatto preclusioni di
nessun tipo. è per questo motivo che i politeisti, i
pagani e wiccan veneti vi partecipano.
La festa ha raggiunto un'importanza notevole, infatti
da diverso tempo esiste la voce di wikipedia "Festa

dei veneti":
http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_dei_Veneti

= la festa e le foto della Dea Reitia
in internet è reperibile una copiosa documentazione,
sia in fotografie che in video, della sfilata dei
politeisti, dei pagani e dei wiccan veneti con gli
stendardi della Dea Reitia.
un buon albun fotografico è stato realizzato dagli
amici della Wicca di Reitia.
questi sono alcuni dei link dove trovare della
documentazione fotografica:
http://www.federazionepagana.it/cittadella2005.html

http://www.federazionepagana.it/cittadella2006.html
un video è reperebile a questo link:
http://video.google.it/videoplay?docid=476...erazione+pagana
inoltre sui video di google sono presenti numerosi
filmati che documentano la Festa dei Veneti, in tutti
i suo aspetti, è sufficiente effettuare una ricerca
con le parole chiave "festa dei veneti".

=== campagna per Evo Morales premio Nobel per la pace
2007
durante tutta la giornata uno dei nostri tavoli sarà
completamente dedicato alla raccolta firme per Evo
Morales premio Nobel per la pace 2007.

saluti
francesco scanagatta
Cell: 349 7554994
il mio blog: http://paganesimo.blogspot.com

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giovedì 2 agosto 2007

SONDAGGIO IN PIAZZA SUL BIOTECH


SONDAGGIO IN PIAZZA SUL BIOTECH



venerdì 27 luglio 2007
Via telefono, via internet, nelle piazze, il fronte del no agli Ogm si mobilita dal 15 settembre al 15 novembre per una consultazione nazionale.L'obiettivo è raccogliere almeno tre milioni di voti «firmati» sull'uso di prodotti transgenici nella filiera agroalimentare italiana. L'iniziativa è stata lanciata dalla coalizione «Liberi da Ogm» formata da 27 sigle, tra Coop Italia, organizzazioni ambientaliste (Legambiente, Greenpeace, Vas e Wwf), imprenditoriali (Coldiretti, Cia, Copagri, Aiab, Legacoop agroalimentare, Cna e Confartigianato) e dei consumatori (Slow food, Adusbef, Adoc, Adiconsum). A coordinare l'organizzazione di questa sorta di «referendum » propositivo – che prevede una serie di incontri sul tema in tutta Italia e cinque grandi appuntamenti a Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Bari – la Fondazione per i diritti genetici, presieduta da Mario Capanna. «Si tratta di un'operazione necessaria – sottolinea Capanna, che ha illustrato l'iniziativa a nome di tutta la coalizione – come strumento politico di pressione nei confronti della Commissione Ue. L'Esecutivo comunitario, infatti, contro la volontà dei consumatori tenta di imporre i prodotti transgenici e parallelamente un modello di sviluppo che per l'Italia rappresenterebbe un suicidio economico. La negazione della qualità del made in Italy agroalimentare, apprezzato in tutto il mondo». Intanto continua la polemica sulle sperimentazioni in campo delle piante transgeniche, che in Italia sono vietate. Il presidente di Assobiotec, Roberto Gradnik, si è detto «sconcertato »per l'annuncio fatto,mercoledì scorso alla Camera, dal ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro che ha confermato il blocco dei test dopo la bocciatura dei protocolli tecnici da parte del ministero dell'Ambiente:«Mentre l'Europa apre agli Ogm - afferma Grandnik- in Italia siamo schiavi di una minoranza conservatrice che difende interessi neoprotezionistici ». Secondo il presidente di Assobiotec, chiudendo agli Ogm, «l'agricoltura nazionale dovrà pagare un prezzo molto alto in termini di innovazione e capacità di competere, rischiando inoltre la distruzione del nostro patrimonio di ricerca e innovazione». Il Sole 24 ore, 27 luglio 2007
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lunedì 2 luglio 2007

OGM: POMODORI ALLA ROSA; COLDIRETTI, ITALIANI BOCCIANO BIOTECH A TAVOLA

24 giugno 2007 www.coldiretti.it
OGM: POMODORI ALLA ROSA; COLDIRETTI, ITALIANI BOCCIANO BIOTECH A TAVOLA
Tre italiani su quattro (74 per cento) che esprimono la propria opinione sono convinti che i prodotti contenenti Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) non fanno bene alla salute secondo l'indagine Coldiretti Ispo sulle abitudini alimentari. Lo rende noto la Coldiretti in riferimento all'annuncio fatto da un gruppo di ricercatori israeliani che hanno messo a punto dei pomodori geneticamente modificati alla rosa o al limone giudicati buoni da alcuni volontari, secondo quanto riporta la rivista britannica 'Nature Biotechnology', Tutte le indagini effettuate a livello nazionale e comunitario sono concordi - sottolinea la Coldiretti - nel rilevare un elevato grado di sfiducia dei consumatori nei confronti dei cibi geneticamente modificati soprattutto in Italia che detiene la leadership europea nella qualità e tipicità alimentare. Peraltro - continua la Coldiretti - l'Italia è il secondo produttore mondiale (dopo gli Stati Uniti) di pomodoro da conserva (concentrati, passate, polpe, pelati, sughi, etc.) che contribuisce all'immagine positiva del Made in Italy all'estero e interessa 185 industrie di trasformazione, 60mila ettari coltivati, 7mila imprenditori agricoli che producono un quantitativo di 44 milioni di quintali. La presenza di contaminazioni da Ogm nei pomodori - sostiene la Coldiretti - danneggerebbe l'immagine complessiva del Made in Italy alimentare e causerebbe danni economici irrimediabili con oltre la metà degli stranieri (55 per cento) che eviterebbe gli alimenti interessati e con addirittura il 15 per cento che rifiuterebbe tutti i cibi nazionali, sulla base dei risultati della ricerca Inran sull'impatto degli Ogm sui consumatori esteri di alimenti Made in Italy. Anche per questo è positivo il parere negativo del Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ai protocolli di sperimentazione biotech nei campi italiani che riguardano interventi di ingegneria genetica su ulivi, vite, pomodoro, melanzana, fragola, ciliegio, agrumi, kiwi e mais. Si tratta di un importante successo della mobilitazione della coalizione liberi da Ogm che aveva chiesto - conclude la Coldiretti - l'immediata sospensione di tutte le procedure per l'avvio della sperimentazione all'aperto prevista dai protocolli tecnici per il rilascio nell'ambiente di Ogm , inviati il giorno 8 maggio 2007 dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali al Ministero dell'Ambiente.

NIENTE OGM NEL BIOLOGICO! TANTO TUONO' CHE FINALMENTE PIOVE

NIENTE OGM NEL BIOLOGICO! TANTO TUONO' CHE FINALMENTE PIOVE Tanto tuonò che finalmente comincia a piovere e, sempre che il vento non cambi, negli ultimi giorni una pioggerellina rigeneratrice sta cominciando a cadere sull'agricoltura biologica italiana.Il ministro De Castro e la Commissione Agricoltura della Camera stanno lavorando, rispettivamente, ad un decreto e ad un disegno di legge per dire assolutamente no agli Ogm nel biologico. Bisogna solo più inoltrare un sollecito e chiedere che, per favore, facciano presto: col primo gennaio, se l'Italia non avrà provveduto a disporre diversamente, entrerà in vigore il contestatissimo regolamento sul biologico varato due settimane fa dai ministri dell'Agricoltura dell'Unione Europea. In barba al voto precedentemente espresso dal Parlamento Europeo, il regolamento fissa una soglia di tolleranza per gli Ogm nell'agricoltura biologica pari allo 0,9%. Sia chiaro: non consente affatto di impiegare organismi geneticamente modificati nell'agricoltura biologica. Però, visto che la contaminazione Ogm purtroppo è sempre più diffusa, il regolamento applica al biologico e all'agricoltura convenzionale la stessa soglia di tolleranza alle contaminazioni accidentali.Il regolamento europeo sul biologico tuttavia consente di adottare misure nazionali più severe: ed, a grande richiesta da parte dei consumatori nonché dei coltivatori biologici, è proprio quello che, per fortuna, stanno mettendo in cantiere ministro e Commissione Agricoltura.Paolo De Castro, venerdì 22, ha incassato un incontrastato ok da parte del Comitato tecnico di coordinamento in materia di agricoltura della Conferenza Stato-Regioni al suo schema di decreto legge che mira a mantenere per l'agricoltura biologica italiana una soglia di contaminazione accidentale da parte degli Ogm pari allo 0,1%. Mercoledì, inoltre, la Commissione Agricoltura della Camera ha discusso il progetto di legge di Lion sull'agricoltura biologica: l'onorevole Maderloni, caldeggiando l'assenza di contaminazioni Ogm nel biologico, ha proposto che i prodotti italiani siano contrassegnati dall'etichetta "BIO non OGM", affinché il logo nazionale sia una vera e propria garanzia. Ora l'importante è che il decreto o il disegno di legge arrivino all'approvazione in tempo per il primo gennaio, così da non permettere che venga applicato da solo il regolamento europeo. Di lì in poi, tutto potrà essere ulteriormente modificato e migliorato.MFP per Greenplanet.net

domenica 1 luglio 2007

i Cattolici, i soldi e le banche

L'articolo non ha bisogno di commenti.
da segnalare solo due frasi:
<<
Mazzali ammette: rispetto all'Italia ci sono
«inte-ressanti» vantaggi sul fronte fiscale.
>>
è poi dicono che, in Italia, non pagare le tasse è
peccato. Hanno ragione l'evasione fiscale riduce la
base imponibile su cui calcolare l'otto per mille.
<<
Già, perché il fondo si è dato un "codice di
autodisciplina": dagli investimenti, spiega Mazzali,
sono escluse non solo le classiche industrie d'ar-mi o
di pornografia, ma anche i titoli di Stato ame-ricani
(«perché Washington riconosce la pena di morte») e le
azioni delle società farmaceutiche che vendono
prodotti «non conformi alla morale cattolica».
>>
così certe medicine non saranno prodotte. Possiamo
fare un piccolo esempio.
La pilolloa Ru 486 non è considerata cattolica. Ai
cattolici non importa che questo farmaco permetta di
non ricorrere all'aborto medico, a loro non interessa.
Francesco Scanagatta


Corriere della Sera domenica 10 giugno 2007
sezione: Economia - data: 2007-06-10 num: - pag: 27
autore: Giovanni Stringa categoria: REDAZIONALE
IL PERSONAGGIO / Tra Bloomberg e il Lussemburgo, le
strategie dell'economo generale dell'ordine di Don
Bosco
E il banchiere dei Salesiani cerca nuovi partner
Giovanni Mazzali: in trattative con una banca estera
per il maxifondo etico
MILANO — Classe 1947, laurea, studi all'estero, solida
conoscenza delle lingue, da dodici anni re-sponsabile
finanziario di un'organizzazione pre-sente in 129
Paesi, e da tre anni presidente di una società
d'investimento lussemburghese. È il curri-culum di uno
«squalo» della finanza, uno di quei doppiopetto
gessati con ufficio ai piani alti della City
londinese? Non proprio. Anzi, proprio per niente.
Niente cravatta di Savile Row, niente mo-cassini
Edward Green. Ma una semplice tunica da religioso. Lui
è Giovanni Mazzali, l'economo gene-rale dei Salesiani
di Don Bosco che pochi giorni fa ha convinto la
Fondazione Cariplo a partecipare a un progetto comune
consegnando ben 5 miliardi di euro alla società di
gestione (italiana) di Polaris Investment Sa, la
controllante costituita in Lus-semburgo
dall'organizzazione di Don Bosco. La "Sa", nata nel
2004, ha subito suscitato la curiosi-tà della Consob
locale, la Commission de surveil-lance di secteur
financier. «Quando sono arrivato in Lussemburgo —
spiega Mazzali — sono stato convocato dagli uomini
della Cssf, stupiti dal fatto che un'istituzione
religiosa fosse interessata al lo-ro Paese». Lo
stupore, però, si chiarisce presto. Mazzali ammette:
rispetto all'Italia ci sono «inte-ressanti» vantaggi
sul fronte fiscale. Ma, sostiene, la ragione della
scelta della "location" è un'altra: il Granducato è
una delle due piazze europee (l'al-tra è l'Irlanda,
dove il salesiano ha studiato teolo-gia) che offrono
«maggiore duttilità ed esperien-za» nella gestione dei
fondi. Oltre ad essere, cosa che certo non guasta, un
Paese cattolico.
Così, dal cuore della nuova finanza della vecchia
Europa, è partito un fondo e un comparto, l'"ethical
balanced", intorno a cui girano nomi de-cisamente
laici. Come Rothschild (i gestori), Cré-dit Agricole
(i depositari), Mercer (i consulenti),
PricewaterhouseCoopers (i revisori) ed E. Capital
Partners, nel ruolo di certificatori degli
investimenti etici. Già, perché il fondo si è dato un
"codice di autodisciplina": dagli investimenti, spiega
Mazzali, sono escluse non solo le classiche industrie
d'ar-mi o di pornografia, ma anche i titoli di Stato
ame-ricani («perché Washington riconosce la pena di
morte») e le azioni delle società farmaceutiche che
vendono prodotti «non conformi alla morale cattolica».
E' una politica che, per ragioni di sem-plice immagine
o di vera sostanza, sta facendo presa anche sulle
banche. «Siamo in trattativa — spiega il Salesiano —
con un istituto estero inte-ressato a investire nel
nostro "ethical balanced"». Così, aggiunge, il totale
delle attività in gestione salirebbe ancora. Senza
contare i 5 miliardi desti-nati alla Sgr (Polaris
Investment Italia) dalla Cari-plo: una maxi iniezione
di liquidità che porterà i religiosi (oltre ai seguaci
di Don Bosco, è socia anche la Divina Provvidenza di
Don Orione) a scendere dal 52% al 20% circa di Polaris
Investment Sa. Che, a sua volta, potrebbe cedere quote
della Sgr ad enti no profit.
Per i Salesiani è un grande "affaire", tra dividendi
(di Polaris Sa) e rendimenti (dei propri soldi). Tutti
girati su nuovi investimenti o «attività
istituzionali», che per Mazzali vogliono dire «borse
di studio, missioni, scuole e sostegno alle
popolazioni colpi-te da calamità naturali». Il
religioso, che mastica i grafici di Bloomberg quasi
come la Bibbia, non è però certo il primo ad aver
lanciato il binomio Chiesa-fondi d'investimento. Prima
di lui, ricorda il "banchiere dei Salesiani", «si sono
già messi in pista gli americani con il Christian
Brothers Investment Services, e gli spagnoli
attraverso un fondo intercongregazionale». Con un
occhio all'al-tare e l'altro alla finanza.

nuovo incontro sulle scie chimiche a castelfranco veneto (tv)

GIOVEDI 19 LUGLIO
SCIE CHIMICHE
CAUSE ED EFFETTI
Dopo la proiezione del filmato seguirà il dibattito con
il pubblico e si cercherà di dare una risposta ai quesiti
posti dalle immagini e che riguardano la salute di tutti noi
Relazioni di Fausto Fanin ,
(pilota civile) alberto parise (speaker di radiogammacinque)
giusepppe zamparo (associazione salute&ambiente)
INGRESSO LIBERO
Centro Culturale Oficina di Buenaventura
via Circonvallazione Ovest 23/A, Castelfranco Veneto TV