venerdì 26 ottobre 2007

Padre Pio l'ingannatore

Questa settimana i quotidiani si sono occupati di
padre Pio, ma questa volta i toni sono stati diversi
da soliti.
Questa volta sono mancati toni elogiativi ed
esaltativi.
Il "Corriere della Sera" in particolare, ed in giorni
diversi, ha pubblicato due interessanti articoli sul
famoso frate.
I due articoli erano titolati:
- «Padre Pio, un immenso inganno»;
- Padre Pio, il giallo delle stigmate;
articoli sicuramente interessanti e documentati.
Nei testi vi sono anche delle indicazioni di tematiche
che andrebbero maggiormente sviluppate, in particolare
quelle relative alla sessualità.
se volete leggere gli articoli citati, questo
è il link:
http://ilghibellino.blogspot.com
francesco scanagatta

lunedì 22 ottobre 2007

Api in fuga dal biotech

Api in fuga dal biotech
di Simon Fraser - 04/01/2007

Fonte: Lanuovaecologia

Secondo la British Columbia in Canada gli insetti
fuggono dai campi coltivati a colza geneticamente
modificata e non impollinano più. Coldiretti: «Un
segnale della natura»


Gli ogm non piacciono alle api. Lo ha scoperto il
Department of biological sciences, Simon Fraser
University della British Columbia in Canada studiando
il comportamento delle api nei campi coltivati con
colza geneticamente modificata. Dalla ricerca,
pubblicata dall' 'Ecological Society of America' , é
emerso che in questi campi si è verificata una forte
riduzione del numero delle api presenti e un
altrettanto forte deficit nell'attività di
impollinazione.
«L'allontanamento delle api dai campi coltivati con
organismi geneticamente modificati (Ogm) e la
conseguente riduzione dell'attività di impollinazione
è un allarme scientifico per l'agricoltura e
l'ambiente» afferma Coldiretti, l'organizzazione
agricola da sempre contraria agli organismi
geneticamente modificati che ribadisce il valore alla
«scelta di tolleranza zero fatta nei confronti del
biotech dall'agricoltura italiana» e l'importanza del
"principio di precauzione" che il governo e le regioni
italiane difendono in sede europea. Le api, oltre ad
essere insetti utili all'agricoltura per l'attività di
impollinazione che svolgono a vantaggio delle colture
sono da sempre considerati un importante sensore per
valutare la qualità degli agrosistemi.
«La loro "diffidenza" nei confronti degli Ogm -
sottolinea Coldiretti - è un segnale della natura che
non deve essere sottovalutato. La capacità delle api
di distinguere tra loro le piante geneticamente
modificate da quelle normali è la dimostrazione che le
due colture non sono equivalenti. Dalla ricerca
canadese - conclude Coldiretti - vengono confermate le
preoccupazioni sugli effetti della coesistenza tra
colture convenzionali e quelle biotech e dimostrato
che serve più ricerca e sperimentazione per verificare
gli effetti sull'agroecosistema».

Uranio impoverito : Oggi e come ieri in Viet Nam, continua la guerra chimica condotta dagli Usa

Uranio impoverito : Oggi e come ieri in Viet Nam,
continua la guerra chimica condotta dagli Usa
di Federico Dal Cortivo - 22/10/2007

Fonte: italiasociale

Tardiva e omissiva la dichiarazione fatta dal ministro
della Difesa Arturo Parisi, relativa alla
contaminazione da Uranio Impoverito- dei nostri
soldati impiegati all'estero. Non da oggi si erano
levate alte ed inascoltate le proteste
dell'Osservatorio Militare con il Maresciallo
Leggiero,dell'Associazione Vittime Arruolate dell'On
Falco Accame e dei media esteri non allineati e che
riguardavano per queste ultime, le numerose perdite
subite dalle forze militari Usa e Britanniche appena
dopo Desert Storm 1. Parisi, , ha fatto solo qualche
piccola ammissione su un dramma che coinvolge
centinaia di uomini..Il Ministro dimentica anche i
"civili italiani" impegnati al seguito dei reparti per
la manutenzione del parco mezzi dell'Esercito,
anch'essi colpiti da forme leucemiche al pari dei
soldati della stessa area operativa, fatti già
denunciati nel 2003 dall'O.M., assieme all'On Falco
Accade ex Presidente Comm. Difesa Camera, il quale
chiedeva la revisione dei risultati della Commissione
Mandelli, insediatasi nel 2000; commissione che nei
rapporti tra il 2000 ed il 2002, "escludeva la
correlazione tra morti e uranio impoverito"… L'Uranio
Impoverito, scarto delle lavorazioni del minerale,
viene largamente utilizzato in campo militare, nel
munizionamento anticarro e nella costruzione di
corazzature.Il motivo? L'elevata durezza.Dopo essere
stato trattato e legato con Molibdeno o Titanio,
temperato a 850° e mantenuto poi a 450° per circa 5
ore, l'Uranio diviene duro come l'acciaio temperato
per utensili,ma grazie alla sua" elevata densità",
diviene efficacissimo nei proietti anticarro,
superiore a quelli in Tungsteno, si incendia
spontaneamente,costa poco e disponibile in grandi
quantità.Le munizioni che lo utilizzano sono
denominate API-Armor Piercing Incendiary Ammunitions,
affiancate dalle munizioni controcarro dotate di
penetratore ad energia cinetica, in pratica con
dense barre metalliche in UI che perforano le corazze.
Circa la sua tossicità, il SAIC- Science Applications
International Corporation ha dichiarato che l'UI è 25
volte più tossico del Tungsteno se insolubile e 20 se
solubile. Imponendo quindi "la decontaminazione del
campo di battaglia"- .L'UI emette particelle Alfa,
esse agiscono solo a breve distanza, ma se entrano
nell'organismo, sotto forma di polvere o schegge,
divengono pericolosissime.. Si depositano negli organi
, principalmente nei reni.Le patologie renali sono
state le più frequenti dopo la guerra del Golfo tra
gli "Alleati". Le particelle di UI che entrano poi
nell'organismo attraverso ferite, possono provocare
altre gravi malattie anche dopo decenni
dall'esposizione, colpendo fegato-polmoni-ossa-
causando leucemie e sterilità. Il caso del
caporalmaggiore Salvatore Vacca, morto di leucemia
dopo aver operato in Bosnia, è emblematico.Il militare
cominciò ad avere i sintomi della malattia quando
ancora era nei Balcani, dove rimase dal novembre "98
all'aprile del "99, dopo una licenza al termine della
missione fu ricoverato all'ospedale militare di
Cagliari, qui il soldato chiese ad un capitano medico
se per caso non fossero state le radiazioni a
procuragli i disturbi di cui soffriva…Molti i
ricoveri, mentre le sue condizioni di salute
peggioravano. Una prima diagnosi, sbagliata, parlava
di "ipertiroidismo", e la cura prescritta non ottenne
alcun risultato. La situazione poi precipitò ed un
medico presente chiede ai familiari se il giovane
aveva toccato qualcosa, mentre era in Bosnia…..una
sostanza chimica o qualcosa del genere.. Solo il 18
agosto gli fu diagnosticata la leucemia. Il militare
morì tre settimane dopo. Nessuna risposta certa venne
data alla famiglia sulle cause che avevano provocato
la sua morte..Soldati Usa in partenza per "Desert
Storm 2",secondo Usa Today , si recarono presso i
centri delle " banche del seme", avevano il timore di
ritornare sterili ..o peggio… Anche per i reduci Usa è
calata la cappa del silenzio totale..molto simile a
quello che accompagnò i reduci dal Viet Nam
contaminati dal famoso "Agente Arancione", un
diserbante con diossina lasciato cadere sulla giungla,
ma che poi veniva fatalmente inalato dalla fanteria...
Nessun risarcimento per le vittime.

Il Pentagono ha nei suoi archivi circa 32.000
richieste d'invalidità presentate dai reduci del Viet
nam, ma nessuna è stata mai accolta…L'indennizzo
avrebbe significa l'ammissione dell'uso di sostanza
vietate. Oggi accade la stessa cosa con l'Uranio.
Anche Parisi non solleverà più di tanto la questione,
il Governo starà zitto e così pure il Parlamento.Gli
interessi Usa e della Nato non vanno messi in
discussione, anche di fronte all'evidenza.

Sangue, sudore e lacrime: le perdite umane in Iraq, Afghanistan e nel resto del mondo

Sangue, sudore e lacrime: le perdite umane in Iraq,
Afghanistan e nel resto del mondo
di A cura del Bollettino Aurora - 22/10/2007

Secondo la rivista francese Navires & Histoire N°44 di
Ottobre, le
truppe statunitensi avrebbero subito, dall'inizio
della guerra
all'Iraq al 11 settembre 2007: 4744 soldati uccisi,
41052 mutilati o
feriti gravemente, 6788 sono i disertori e i
renitenti. A questo
numero vanno aggiunti 229 soldati inglesi uccisi e
3074 feriti.
Inoltre gli altri contingenti hanno subito 196 soldati
uccisi e 2674
feriti.

Le agenzie dei contractors e dei mercenari hanno
subito, su 32.000
presenze al 11 settembre 2007, 4888 morti
(ufficialmente 912 e 7820
feriti). Di questi morti, 1304 sono statunitensi
(ufficialmente 801 e
3307 feriti), spesso presentati come centroamericani.
Vanno poi
aggiunti 70 filippini, 50 turchi, 40 canadesi, 39
inglesi, 30
sudafricani, 30 russi, 24 fijiani, 20 francesi, 13
bulgari, 12
finlandesi, 11 pakistani, 9 libanesi, 9 olandesi, 8
belgi, 7 indiani,
4 giapponesi, 4 danesi, 3 egiziani, 2 austriaci e
anche 8 (otto)
italiani.

I camionisti stranieri uccisi sono 1007 e 1480 feriti.
Vanno aggiunti
154 membri delle Nazioni Unite uccisi, unitamente a
217 giornalisti.
Bisogni aggiungervi 5150 volontari e civili arabi
morti in Iraq.
Gli iracheni hanno avuto 342207 morti entro il 11
settembre 2007:
39994 i soldati e i miliziani uccisi nella dal 1
maggio 2003 al 11
settembre 2007. I guerriglieri morti in combattimento
o per le ferite
riportate sono 29332. I civili uccisi dal 1 maggio
2003 al 11
settembre 2007 sono 156611 e altri 158100 a causa
delle condizioni
generali imposte dalla guerra.

In totale, afferma la rivista francese, alla data del
11 settembre
2007, nella guerra e nell'occupazione dell'Iraq sono
morte 384027
iracheni, e 399524 persone).
Inoltre dal 13 luglio al 11 settembre 2007 gli
statunitensi hanno
subito la perdita di 230 soldati, 1 cacciabombardiere
F/-16 'Fighting
Falcon', 2 elicottero d'attacco 'Apache', 1 elicottero

pesante 'Chinook', 1 elicottero d'assalto 'Black
Hawk', 2
elicotteri 'Kiowa', 3 velivoli drones 'Predator', 2
carri
armati 'Abrams', 3 veicoli blindati 'Bradley', 3
'Stryker' e 1 LAV,
11 veicoli blindati 'Humvees'.

Tra le vittime vanno aggiunti 8 soldati turchi e una
quarantina di
guerriglieri curdi. Almeno 280000 armi individuali
sono scomparse dai
depositi controllati dalla coalizione: 190000 fucili
d'assalto
(112000 kalashnikov) , 80000 pistole, 1000 tra
fucili-mitragliator i,
mortai e lanciarazzi, tonnellate di esplosivo, 136000
giubbotti
antiproiettile, 116000 elmetti, radio e veicoli.
Probabilmente con
essi gli statunitensi hanno equipaggiato il PKK e il
PEJAK.

In Afghanistan, dal 1° ottobre 2001 al 11 settembre
2007, le truppe
della coalizione hanno avuto 450 soldati statunitensi
caduti e 4138
feriti, la coalizione ha subito 319 morti e 3363
feriti.
Dal 1 luglio al 11 settembre 2007, le truppe NATO in
Afghanistan
subiscono la perdita di 25 soldati statunitensi, 18
soldati inglesi,
9 soldati canadesi, 7 soldati olandesi e 1 soldato
francese, 2
sudcoreani, 1 elicottero 'Chinook'. 2106 tra militari,
combattenti e
civili afgani e pakistani.

Dal 1° ottobre 2001 al 11 settembre 2007 sono morti
55576 tra civili,
ribelli e militari afgani e pakistani.
Inoltre negli altri teatri della 'Guerra Globale al
Terrorismo' le
cifre, al 11 settembre 2007 erano le seguenti:
- Yemen, Africa e Filippine: 15474 morti
- nel resto del mondo: 3142 morti
- a causa di attentati: 4812 morti
- Libano/Israele/ Palestina (dal luglio 2006 al 11
settembre 2007):
4709 morti
- Somalia (dal novembre 2006 al 11 settembre 2007):
8547 morti

Totale di morti a causa della 'Guerra Globale al
Terrorismo': 491784
uccisi

Vedi anche: Perdite di materiale nella 'Guerra Globale
al Terrorismo'
(http://sitoaurora. altervista. org/gwot. htm; oppure

http://xoomer. virgilio. it/sitoaurora/ gwot.htm)

Arriva il registro dei lobbisti

sabato 13 ottobre 2007
Giustizia e Società
Numero 243, pag. 40 del 13/10/2007
Autore: di Marco Gasparini
Il consiglio dei ministri approva il ddl Santagata
Arriva il registro dei lobbisti
Arriva il registro dei lobbisti. Ma se l'attività di
pressione su politici e amministratori è fatta per
conto di enti,
associazioni o altri soggetti che rappresentino le
pubbliche amministrazioni non ci sarà nessun obbligo
di dichiarare
finalità e obiettivi dell'attività di rappresentazione
dei propri interessi. Questa la principale novità
inserita
nel ddl predisposto dal ministro per l'attuazione del
programma di governo, Giulio Santagata, e approvato
ieri dal cdm per regolamentare in modo organico
l'accesso dei gruppi di pressione che rispondono ad
aziende, associazioni di categoria ed altre realtà
sociali e produttive, nei luoghi in cui si decide il
destino di
un paese. Ad iniziare dai corridoi parlamentari che,
soprattutto, negli anni passati, pullulavano di
personaggi
in cerca del politico di turno cui far presentare un
emendamento o una specifica proposta di legge. Se il
provvedimento supererà il vaglio delle camere
l'attività di rappresentazione degli interessi dovrà
essere regolamentata
anche attraverso l'istituzione di un apposito registro
presso il Cnel, pena l'applicazione di una sanzione
pecuniaria compresa tra 2 mila e 20 mila euro. Tra le
novità inserite in extremis nel ddl anche una
disposizione
che sembra rendere meno facile l'accesso ai documenti
che i lobbisti sottopongono alle commissioni
parlamentari per illustrare le finalità dell'attività
di pressione svolta in nome e per conto di altri
soggetti.
La norma tesa a garantire la pubblicità dei processi
decisionali da parte degli organi istituzionali
rinvia, infatti,
ora alla legge n. 241/1990 sulla semplificazione e la
trasparenza degli atti amministrativi la disciplina
delle
modalità attraverso cui i cittadini potranno venire a
conoscenza dei documenti collegati ad attività di
lobbing.
La stessa legge che ha però trovato numerose
difficoltà di applicazione anche a causa delle
formalità procedurali
e dei tempi d'attesa che occorrono per ottenere
dall'amministrazione gli atti richiesti. Difficoltà
che
hanno peraltro spinto proprio di recente il governo ad
abrogare la commissione che vigilava sullo stato di
attuazione
della riforma. L'attività dei lobbisti sarà in ogni
caso monitorata dal Cnel che presenterà un apposita
relazione annuale al parlamento e dovrà trasmetterne
copia anche all'alto commissario per la prevenzione e
il contrasto della corruzione e delle altre forme di
illecito all'interno della p.a.

Decuplicato l'8 per mille statale

ItaliaOggi sabato 13 ottobre 2007
Primo Piano
Numero 243, pag. 4 del 13/10/2007
Autore: di Claudia Morelli
Il ministero di Rutelli va forte e prende 5 milioni.
Ma la parte del leone la fanno comuni e parrocchie.
Decuplicato l'8 per mille statale
Quest'anno la torta da spartire è di oltre 46 milioni
di euro
Piatto ricco, quest'anno, per le amministrazioni
pubbliche o private che hanno chiesto l'assegnazione
dei fondi dell'8 per mille per la parte di gestione
diretta dello stato. Il plafond è di un certo
rispetto (oltre 46 milioni di euro), un gruzzolo molto
più dignitoso degli striminziti 4 milioni di euro e
poco più che i beneficiari si sono dovuti dividere
l'anno scorso. Tutta colpa della politica finanziaria
di Giulio Tremonti che negli anni 2003 e 2004 ha
stornato la maggior parte delle risorse a venire
(ben 40 milioni di euro) per migliorare i saldi di
finanza
pubblica e per finanziarie il fondo previdenziale
del personale di volo. Quest'anno però, il
sottosegretario alla presidenza Enrico Letta
nell'annunciare
al presidente della camera Fausto
Bertinotti lo schema di decreto per la ripartizione
dei fondi, ha comunicato che la musica è cambiata
e che comuni, beni culturali e parrocchie potranno
contare sul recupero di circa 45 milioni di
euro. Certo le richieste erano più pesanti mentre i
fasti dell'8 per mille non sono più quelli di una
volta,
prima dell'entrata in vigore della finanziaria
2004, quando l'ammontare raggiungeva addirittura
oltre 100 milioni di euro.
Ma per ora è questo che offre palazzo Chigi e Letta
deve essere stato ben contento di farlo sapere
proprio adesso, alla vigilia delle primarie per
indicare
il segretario del partito democratico, gara nella
quale corre convinto.
Le domande pervenute sono state 1142, ma tra
quelle fuori termini, quelle presentate da soggetti
che non hanno i requisiti necessarie e quelle
presentate
da enti che comunque perseguono scopo
di lucro, ne sono state accettate 749. Le richieste
erano per 565milioni di euro ma i soldi disponibili
sono quelli che sono.
Il ministero per i beni culturali di Francesco Rutelli
è andato forte. è riuscito a spuntare ben 5milioni
21mila euro. Gli interventi sono i più vari: si va
dalla tutela del sito di interesse paleontologico
Grotta Corbeddu a Oliena (Nu), all'adeguamento
della sezione Brancaccia della biblioteca nazionale
di Napoli, al passaggio al catalogo automatizzato
della Biblioteca nazionale centrale di Roma
(intervento
per il quale ha avuto un milione250mila
euro), al progetto per il restauro del fondo archivi
notarili di Roma, al restauro complessivo della
facciata del palazzo del tribunale di Finale Ligure,
alla valorizzazione delle serie archivistiche
conservate
nell'archivio di stato a Venezia. Anche il
Comune di Roma, guidato da Walter Veltroni ha
ottenuto 342mila euro per il restauro del pazzotto
settecentesco Tiberi-Ceva e dell'area dei mercati
traianei. I beneficiari outsider, intendendo i
privati,
sono stati la comunità ebraica di Torino, che ha
avuto 273mila euro per il restauro della sinagoga
di Alessandria, la Fondazione Guglielmo Marconi
che ha avuto 24mila euro per il restauro degli
apparati
storico scientifici esposti nel museo dedicato
all'inventore. Alla Fondazione accademia nazionale
di Santa Cecilia sono andati 500mila euro
per il completamento dell'intervento di realizzazione
di una sede espositiva idonea a ospitare l'intera
collezione di strumenti musicali antichi e moderni.
La fondazione istituto Gramsci ha avuto
267mila euro per la valorizzazione dell'archivio del
grande politico, mentre quella intitolata a Gian
BattistaVico ha avuto 500mila euro per il recupero
degli interni e delle facciate esterne della Chiesa
di San Gennaro all'Olmo e di San Biagio Maggiore
a Napoli. La Fondazione centro per lo studio e la
documentazione delle società di mutuo soccorso
ha avuto 76mila euro per il restauro conservativo
di trentacinque bandiere storiche delle società di
mutuo soccorso piemontesi.
Fondazione sassi Matera e Zetema hanno ottenuto
580mila euro per i famosi sassi. Per il resto è
tutto uno spartirsi di risorse tra comuni e
parrocchie.
Quando si può, ce n'è per tutti.

Ciclone Report su Unicredit in borsa

Ciclone Report su Unicredit in borsa
Il titolo della banca milanese perde il 3,17% dopo
l'inchiesta sulla vendita dei derivati.
Bruciati 2,7 miliardi di capitalizzazione per gli
effetti negativi procurati all'istituto dalle
potenziali perdite legate
ai contratti swap. Possibili azioni legali contro la
trasmissione della Rai
Unicredit subisce in borsa il ciclone Report. Il
titolo
della banca guidata da Alessandro Profumo ieri è
stato fra i più penalizzati dell'intero listino a
causa
dei riflettori sull'istituto accesi dalla trasmissione
di
Raitre dedicata ai derivati venduti a piccoli
imprenditori
e agli enti locali. A fine giornata la perdita
misurava il 3,17% a quota 5,987 euro, ma durante
le contrattazioni il valore dell'azione era arrivato
fino a 5,970 euro. Robusti i volumi passati di
mano: 191 milioni di titoli (pari all'1,43% del
capitale)
contro una media mensile di 167 milioni.
Particolarmente
pesante la quota di capitalizzazione
bruciata: poco meno di 2,7 miliardi sulla
capitalizzazione
di 80 miliardi. A preoccupare il mercato
sono state le ipotesi su possibili ripercussioni sulla
banca in seguito all'inchiesta trasmessa domenica
sera da Report. Unicredit era indicata quale banca
principale fra quelle che hanno collocato derivati
presso la clientela, soprattutto imprenditori ed enti
pubblici che avrebbero sottoscritto dei contratti su
cui ora rischiano perdite molto pesanti. Per di più
è stata considerata degna di nota l'indicazione del
direttore generale di Unicredit Banca d'Impresa,
Gianni Coriani, secondo il quale le perdite per la
clientela potrebbero aggirarsi intorno al miliardo di
euro. Coriani ha comunque ribadito la correttezza
dei comportamenti della banca e la penetrazione
fisiologica di tali prodotti sulla clientela. I dati,
secondo
un portavoce della banca, sono aggiornati
all'epoca della registrazione dell'intervista, a fine
settembre. L'ammontare complessivo dei contratti
derivati oggetto della trasmissione è di circa 30
miliardi di euro con reclami che si aggirano intorno
al 3%, dato considerato «fisiologico» da Coriani.
In ogni caso gli analisti non temono effetti sul
titolo:
ieri Banca Leonardo ha confermato la raccomandazione
buy su Unicredit con target price a 8
euro. Secondo quanto risulta a MF, peraltro,
l'istituto
starebbe valutando attentamente la trasmissione
per verificare se esistono gli estremi per ricorrere
alle vie legali contro Report e i suoi autori.
Il calo di borsa è avvenuto nel giorno in cui è stato
fissato a 6,2590 euro il prezzo di acquisto delle
frazioni delle azioni Unicredit generate dal concambio
delle azioni Capitalia dopo l'esercizio del
diritto di recesso. Nello stesso giorno Allianz ha
comunicato di essere scesa il 1° ottobre in Unicredit
al 2,393% (indiretto) dal 3,063% precedente.
MF - Banche & Banchieri
Numero 205, pag. 24 del 16/10/2007
Autore: Fabrizio Massaro

Chavez e Iran sfidano le Sette Sorelle

Chavez e Iran sfidano le Sette Sorelle
Il persiano talebi, la jv sarà registrata alle british
virgin islands per evitare le sanzioni.
Nasce Venirogc, una joint venture paritetica tra le
società statali di Caracas e Teheran. L'obiettivo è
fare
concorrenza in tutto il mondo ai colossi occidentali
del petrolio. Il quartier generale sarà in Europa
Una sfida diretta alle grandi compagnie petrolifere
occidentali,
Eni compresa. Stanno per lanciarla l'Iran e il
Venezuela con la
creazione di una joint venture da 1 miliardo di
dollari. Poche
ore dopo il monito del presidente George W. Bush («un
Iran
con la bomba atomica rischia di mettere il pianeta
sulla strada
di una Terza guerra mondiale»), da Teheran è arrivata
una
risposta non convenzionale. Mohammed Ali Talebi, come
ha
riportato l'agenzia Bloomberg, ha annunciato gli
obiettivi della
joint venture tra i due nemici giurati degli Stati
Uniti. Talebi è il
capo delle attività venezuelane di Petropars, un
gruppo petrolifero
di proprietà dello stato iraniano. «La nuova società»,
ha
detto incontrando la stampa nel suo ufficio di
Teheran, «diventerà
come Chevron, Eni o Shell. Questo significa che le
nostre
attività internazionali nel gas e nel petrolio
riguarderanno l'intera
catena di valore, dalla produzione alle stazioni di
benzina».
Obiettivi ambiziosissimi, che si collocano all'interno
di una
guerra economica che è già in corso fra Teheran e
Washington
ed è molto più pervasiva di quanto non si immagini.
Domenica
scorsa, tanto per fare un piccolo esempio, il
governatore
della California, Arnold Schwarzenegger, ha firmato
una
legge che costringe due dei più grandi fondi pensione
americani
(Calpers, degli impiegati pubblici del Golden State, e
Calstr, degli insegnanti dello stesso stato) a vendere
i titoli delle
compagnie energetiche che entro un anno non avranno
smesso di fare affari con l'Iran. Secondo una fonte
vicina a
Calpers, riportata dal Wall Street Journal, la
decisione dovrebbe
coinvolgere colossi come Shell, Total, Gazprom e
l'italiana
Eni.
Talebi ha detto che la joint venture paritetica tra
Petroleos de
Venezuela (Pdvsa) e Petropars si chiamerà Venirogc e
verrà
registrata entro la fine dell'anno alle British Virgin
Islands. Una
scelta dettata dalla necessità di rendere la nuova
società immune
dalle sanzioni contro l'Iran e consentirle di poter
comunque
raccogliere denaro sui mercati finanziari
internazionali. Per
cominciare le attività di esplorazione e produzione,
ha sottolineato
Talebi, Venirogc dovrà avere da subito una dote di
almeno
1 miliardo di dollari. Il quartier generale, con una
mossa
dall'inequivocabile significato politico, sarà in
Europa: in ballottaggio
sono la Spagna e l'Olanda. A differenza delle altre
joint
venture già attive tra i due paesi, Venirogc opererà
fuori da
Iran e Venezuela. Talebi ha fatto l'esempio della
Bolivia, guidata
dal presidente amico di Chavez, Evo Morales. Ma ha
fatto
anche capire che potrebbe sfidare i colossi
occidentali in tutti
quei paesi dove stanno incontrando difficoltà.
Difficoltà che
l'Eni sta incontrando proprio in Venezuela, dove ha
subito l'esproprio
del giacimento di Dacion ed è in attesa di un
arbitrato
internazionale da 750 milioni di euro.
In Venezuela Petropars sta esplorando, insieme a
Pdvsa, il
giacimento di Ayacucho 7, nella regione di Faja
dell'Orinoco.
Secondo Talebi, la produzione dovrebbe cominciare nel
2011
e raggiungere i 200 mila barili al giorno, con
investimenti per
almeno 4 miliardi di dollari. Un secondo progetto
riguarda l'esplorazione
del giacimento di gas di Cardona, nel Golfo del
Venezuela. Agli iraniani dovrebbe essere assegnato il
blocco
2, mentre l'americana Chevron sta già operando nel
vicino
blocco 3. La cosa non scompone Talebi: «Non abbiamo
esitazioni
a parlare con loro», ha detto. «Siamo in rapporti
amichevoli,
ci parliamo e condividiamo informazioni».
Se dal punto di vista politico la joint venture ha
un'indubbia
rilevanza, si può dire altrettanto dal punto di vista
economicofinanziario?
Secondo un autorevole esperto del settore petrolifero,
l'accordo fra Chavez e Ahmadinejad ha una portata
molto
inferiore a quanto potrebbe apparire a prima vista.
Nonostante
entrambi i paesi facciano parte dell'Opec,
l'organizzazione che
raggruppa i paesi esportatori di petrolio, la capacità
di esportazione
di entrambi oggi è fortemente limitata. Chavez, con la
sua politica dichiaratamente ostile alle
multinazionali del petrolio,
ha finito per limitare sensibilmente la capacità
estrattiva del
Venezuela, che attualmente appare ridotta di circa il
40% rispetto
all'inizio della sua presidenza. L'Iran, dal canto
suo,
produce il 90% della sua energia elettrica con olio
combustibile.
La conclusione è che i due paesi rappresentano non più
del
5-6% della produzione mondiale di petrolio. Vogliono,
insomma,
farsi passare per i giganti che non sono.
Di certo l'intervista di Talebi non ha avuto nessuna
influenza
sui prezzi del petrolio. L'ennesimo record assoluto,
toccato ieri
a 89,56 dollari al barile, è stato determinato
principalmente
all'indebolimento del biglietto verde, che ha portato
l'euro al
nuovo massimo di tutti i tempi a 1,4310 dollari. A
trainare l'euro
verso l'alto sono stati i conti di Bank of America, la
seconda
banca Usa, che nel terzo trimestre ha registrato un
calo del
32% degli utili, nettamente maggiore delle attese
degli analisti.
Il dato ha rafforzato i timori sulla crisi del sistema
bancario statunitense,
legata alla crisi dei mutui, rendendo ancora più
probabili
nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve,
proprio
mentre le dichiarazioni di vari esponenti della Bce
lasciano
intendere che l'istituto presieduto da Jean-Claude
Trichet sta
aspettando il momento buono per riprendere a rialzare
i tassi e
contrastare così l'inflazione. Ed Eisuke Sakakibara,
soprannominato
Mister Yen per la sua capacità di influenzare i
mercati
valutari tra il 1997 e il 1999, durante il suo
incarico al ministero
delle finanze giapponese, ha previsto un vero e
proprio
crollo del dollaro se la crescita economica Usa
scenderà sotto
l'1% a causa della crisi immobiliare. Sui prezzi
dell'oro nero
continua poi a pesare la possibile azione militare
turca nel nord
dell'Iraq per attaccare le basi dei ribelli curdi.
«L'operazione
non sembra imminente», ha detto Peter Beutel,
presidente di
Cameron Hanover, una società di consulenza per il
settore
energetico, «ma lo scenario è diventato più
instabile».
MF - Primo Piano
Numero 208, pag. 2 del 19/10/2007
Autore: Marcello Bussi

domenica 21 ottobre 2007

Il nucleare di Israele? “Colpisce i bambini”

Il nucleare di Israele? "Colpisce i bambini"
di Michele Giorgio - 21/10/2007

Fonte: Il Manifesto


Commissione di medici internazionali denuncia: rare
forme di tumore nei bambini che vivono vicino alle
centrali. L'esperto palestinese Mahmud Saada: c'è
tanto cesio 137 come vicino a Cernobyl

18 ottobre 2007

Gerusalemme - Oggi Ehud Olmert sarà a Mosca per un
incontro a sorpresa con Vladimir Putin che avviene,
certo non a caso, dopo la visita del presidente russo
a Teheran. Il premier israeliano, riferivano ieri dal
suo ufficio, intende discutere con il presidente russo
una serie di questioni regionali di grande rilievo, a
cominciare ovviamente dal programma nucleare iraniano.
Tuttavia Olmert, oltre a puntare l'indice contro
Teheran, farebbe bene a prendere in considerazione
anche le conseguenze del proprio programma atomico,
coperto da decenni da un velo impenetrabile di
segretezza, alla luce delle nuove denunce sui rischi
delle scorie atomiche per la salute degli abitanti nei
Territori occupati.

Il professor Mahmud Saada, esperto palestinese e
membro di una commissione internazionale di medici
incaricati della "salvaguardia dalle guerre nucleari e
dalle radiazioni", in una intervista pubblicata ieri
dal quotidiano arabo al-Hayat ha denunciato che le
radiazioni emanate dal reattore nucleare israeliano di
Dimona e le scorie nucleari di tre depositi
sotterranei adiacenti sarebbero la causa di rari casi
di cancro che hanno colpito bambini palestinesi nel
distretto di Dahariyeh, a sud di Hebron
(Cisgiordania).

Saada ha riferito del caso di bambini palestinesi
affetti da "rarissime forme di tumori agli occhi e
cervello" e di analisi di laboratorio che
affermerebbero che "le radiazioni e le scorie nucleari
sotterrate in tre zone limitrofe all'area di
Daheriyeh" sono "la principale causa dei casi di
cancro, aumentati negli ultimi tempi del 60 per
cento". A ovest di Daheriyeh, ha aggiunto l'esperto
palestinese, sono state registrate percentuali di
cesio 137 simili a quelle che si riscontrano a trenta
chilometri di distanza dal reattore di Chernobyl.
Saada ha chiesto che gli enti internazionali facciano
i passi necessari per obbligare Israele a "fermare lo
stoccaggio sotterraneo di scorie nelle zone abitate",
a "installare un impianto per monitorare le radiazioni
nucleari" e a "costruire un ospedale per curare le
malattie dovute alle radiazioni". Da parte sua Al
Hayat ha denunciato "la negligenza delle autorità
israeliane" che, secondo il quotidiano, "non avrebbe
preso alcun provvedimento per esaminare la presenza di
radiazioni della zona interessata".

Già due anni fa un gruppo di medici palestinesi aveva
denunciato l'aumento di cancri e aborti spontanei in
cinque villaggi a sud di Hebron, trovando sostegno nel
loro collega ed esperto israeliano Michael Shapira che
non aveva escluso, come causa delle malattie, proprio
la presenza dei depositi di scorie nucleari.
Affermazioni che meriterebbero una verifica che le
agenzie internazionali competenti, però, non sembrano
voler effettuare. In passato tuttavia il Programma per
la protezione dell'ambiente delle Nazioni unite (Unep)
ha in più occasioni messo in rilievo che il programma
atomico e di deposito delle scorie nucleari portato
avanti da decenni da Israele continua a svolgersi
senza alcun controllo. Non è insignificante peraltro
che qualche anno fa le autorità israeliane abbiano
distribuito farmaci per contenere il rischio delle
radiazioni in alcuni centri abitati del Neghev vicini
alla centrale di Dimona, dove Israele - secondo le
rivelazioni fatte nel 1986 dall'ex tecnico nucleare
Mordechai Vanunu e gli studi di esperti internazionali
- ha prodotto il plutonio per costruire tra i cento e
i duecento ordigni atomici che costituirebbero il suo
arsenale.

Le denunce sulle conseguenze delle radiazioni tuttavia
non inducono Israele a un ripensamento, anzi lo stato
ebraico intenderebbe dotarsi della prima centrale
nucleare civile (quella di Dimona ufficialmente è solo
un "centro di ricerche avanzate"). Indiscrezioni
riferite nelle scorse settimane dalla stampa locale e
internazionale parlano della scelta imminente del
governo israeliano di realizzare una centrale
elettrica atomica al fine di soddisfare, almeno
parzialmente, la crescente domanda nazionale di
elettricità. Dimona nel frattempo continuerà a
produrre bombe e tumori?


:: Article nr. s7475 sent on 19-oct-2007 17:28 ECT


www.uruknet.info?p=s7475

Link:
www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5124

La guerra aerea segreta degli USA distrugge l'Afghanistan e l'Iraq

La guerra aerea segreta degli USA distrugge
l'Afghanistan e l'Iraq
di Conn Hallinan - 21/10/2007

Fonte: uruknet

17 ottobre 2007

Fonte: http://www.zmag.org - 16 settembre 2007

Secondo le testimonianze dei residenti di Datta Khel,
una città del Waziristan settentrionale pakistano, tre
missili sono stati lanciati dalla provincia afgana
Pakitka e gettati su una Madrassa, o scuola islamica,
lo scorso giugno. Quando il fumo si è dissolto erano
morte 30 persone, come riporta l'Asia Times.

I killer erano robot, General Atomics MQ-1 Predator. I
missili AGM-114 Hellfire usati nell'attacco erano
diretti da una base collocata nel deserto meridionale
del Nevada.

Non è la prima volta che i Predator colpiscono. L'anno
scorso un Predator della CIA ha tirato all'uomo numero
due di al-Qaeda, Ayaman al-Zawahiri, ma l'ha mancato.
Il missile però ha ucciso 18 persone. Secondo il
rapporto dell'Asia Times, almeno un altro sospettato
d'essere membro di al-Qaeda è stato assassinato da un
Predator nell'area di frontiera con il Pakistan
settentrionale, e nel 2002 un Predator ha ucciso altri
6 sospettati nello Yemen.

Questi assalti sono parte di quel che è meglio tenere
segreto dei conflitti in Iraq e Afghanistan: l'enorme
intensificazione dei bombardamenti statunitensi in
questi e altri paesi dell'area, il crescente numero di
vittime civili accidentali che tale strategia
coinvolge, e il crescente ruolo dei killer privi di
piloti umani nel conflitto.

Secondo l' Associated Press, il numero di bombe
lanciate in Iraq negli ultimi 6 mesi del 2007 è
quintuplicato rispetto allo stesso periodo nell'anno
precedente. Più di 30 tonnellate delle quali armi a
grappolo, che hanno un impatto distruttivo maggiore
sui civili.

La marina statunitense ha aggiunto una portaerei alle
forze sul golfo Persico e l'Air Force ha portato gli
F-16 nella base aerea Balad, a nord di Baghdad.

Balad, che attualmente gestisce 10.000 operazioni
aeree a settimana, rinforza le piste per gestire
l'aumento dell'attività aerea. Il colonnello David
Reynolds ha detto ad AP "vogliamo realizzare un campo
come Langley" il campo Langley, in Virginia è uno dei
più grandi e sofisticati campi d'aviazione dell'Air
Force, che indubbiamente appare prepararsi per una
guerra lunga. "finché potremo determinare che gli
iracheni abbiano una forza militare aerea di una
qualche significativa capacità" ha detto il
luogotenente generale Gary North, il comandante
regionale delle forze aeree, "penso che la coalizione
sarà qui a sostenere lo sforzo".

La forza aerea irachena è virtualmente inesistente.
Non ha aerei da combattimento, e solo una manciata di
aerei da trasporto.
Migliorare le piste ha dato la possibilità all'Air
Force di portare i bombardieri B1-B da Diego Garcia
nell'Oceano Indiano a Balad, dove i grandi aerei hanno
effettuato attacchi quotidiani. Un B1-B può portare 24
tonnellate di bombe.
La scelta di rafforzare gli attacchi aerei è parte di
una riflessione di quanto abbattute e sovrautilizzate
siano le truppe di terra statunitensi. Mentre le unità
dell'esercito hanno turni di 15 mesi, quelli dell'Air
Force sono solo di 4, e talvolta della metà del tempo.
E gli insorti in Iraq e Afghanistan non hanno
possibilità di interferire sul volo di aerei che si
muovono a 20000 piedi e usano laser e armi
satellitari, in contrasto ai seri danni che hanno
potuto infliggere alle truppe di terra statunitensi.
Oltre a far crescere gli attacchi aerei degli F-16,
dei B1-B e degli A-10, le ore di volo dei Predator su
entrambi i paesi sono raddoppiate dal 2005. "il
Predator si sta dimostrando un'arma seria e non solo
una di riconoscimento della piattaforma", vanta il
maggiore Jon Dagley, comandante del 46° Expeditionary
Reconnaissance Squadron.
L'Air Force sta inoltre impiegando una versione più
grande, veloce e forte del Predator, l'MQ-9, il
"Reaper" (mietitore) - piuttosto macabro - un robot
capace di portare quattro missili Hellfire, oltre le
500 libre di bombe.

I Predator e i Reaper hanno diverse caratteristiche
vantaggiose, la più ovvia delle quali è che non
necessitano dei piloti. "Con più Reaper posso mandare
i veicoli pilotati da esseri umani a casa" afferma
North.

Al costo di 8,5 milioni di dollari ad aereo -il più
piccolo Predator costava 4,5 milioni di dollari al
pezzo - sono anche considerevolmente economici
rispetto agli F-16 (19 milioni di dollari), dei B1-B
(200 miliioni di dollari) e persino degli A-10 (9,8
milioni di dollari).

Secondo i piani dell'Air Force saranno approntati 170
Predator e 70 Reaper nei prossimi tre anni. "È
possibile che nel corso della nostra vita saremo in
grado di combattere una guerra senza lasciare gli USA"
afferma il luogotenente colonnello David Branham,
intervistato dal New York Times. Il risultato
dell'accresciuta guerra aerea, secondo
l'organizzazione Iraq Body Count, che ha sede a
Londra, è un aumento delle vittime civili. Uno studio
Lancet delle "morti in eccesso", causate dalla guerra
contro l'Iraq ha stabilito che gli attacchi aerei
siano stati responsabili del 13% delle morti - 76000
al giugno del 2006 - e del 50% delle morti dei bambini
al di sotto dei 15 anni.
Il numero dei civili morti in Afghanistan a causa
degli attacchi aerei ha determinato una riduzione
delle forze tra il North Atlantic Treaty Organization
e gli Stati Uniti. " Un comandante britannico" secondo
il New York Times, ha pressato le Special Forces (SF)
statunitensi a lasciare l'Afghanistan meridionale
perché il loro uso della potenza aerea stava alienando
la popolazione locale. Le SF lavorano in piccoli
gruppi e dipendono dalla forza aerea. Le stesse hanno
effettuato un attacco nello scorso Novembre che ha
ucciso 32 nomadi, vicino a Kandahar. In Aprile, un
simile attacco nell'Afghanistan occidentale ha ucciso
57 abitanti di un villaggio, la metà dei quali
composta da donne e bambini. Le forze di coalizione
stanno uccidendo più civili che talebani in
Afghanistan. La crescita delle vittime ha portato il
governo di Hamid Karzai alla crisi e i governi della
NATO al turbamento. "Dobbiamo capire che prevenire le
morti dei civili è di cruciale importanza nel sostegno
alla popolazione," afferma Des Browne, il ministro
della difesa britannico al Financial Times.

Gli alleati sono anche stati esposti all'accusa di
crimini di guerra. In un recente attacco aereo nel sud
dell'Afghanistan sono stati uccisi 25 civili e il
portavoce della NATO, il luogotenente colonnello Mike
Smith ha detto che i talebani fossero i responsabili
di queste morti, perché nascosti tra la popolazione
civile.
Ma l'articolo 48 della convenzione di Ginevra afferma
chiaramente: "le parti in conflitto devono distinguere
in qualsiasi momento tra la popolazione civile e i
combattenti". L'articolo 50 impone che "la presenza di
individui, tra la popolazione civile, che non possano
essere definiti civili, non muta la definizione della
stessa."
La crescita della guerra aerea in entrambi i paesi ha
meno a che fare con una decisione strategica militare
che il fatto reale che le occupazioni si stanno
rivelando fragili.
Tutti gli intenti e i propositi dell'esercito
statunitense in Iraq sono falliti, le vittime dei
turni, le forze inadeguate e il tipo di guerra che si
è rivelato l'attacco all'Iraq: un conflitto di ombre,
di bombe a tecnologia insufficiente ma con un alto
impatto collaterale, in cui la popolazione è ostile
all'occupazione o almeno simpatizza per la resistenza.

La situazione è simile in Afghanistan. Lord Inge, l'ex
capo dello staff britannico, ha detto recentemente:
"La situazione in Afghanistan è decisamente peggiore
di quanto molti vogliano riconoscere.. è molto più
seria di quanto si voglia riconoscere". Una fonte
militare di alto grado ha rivelato all'Observer "Se si
parla ufficiosamente ai generali si scopre che sono
molto preoccupati". Dovendo affrontare la sconfitta o
sanguinosi punti di stallo, gli alleati si sono
rivolti alle forze aeree, come principalmente gli USA
in Vietnam. Ma, come in Vietnam, il terribile prezzo
inflitto ai civili dalle bombe non garantisce nulla se
non il fallimento sul lungo termine.
"Lungi dall'alleggerire l'opposizione" ha detto
all'Asia Times Phillip Gordon, del Brookings
Institute, "i bombardamenti tendono a far radunare la
gente dietro i propri leader e causano il loro
barricarsi contro gli stranieri, che, qualsiasi sia la
giustificazione del proprio agire, distruggono il loro
paese".
Note:

Traduzione a cura di Irene Barbera per
www.peacelink.it Il testo e' liberamente utilizzabile
a scopi non commerciali citando la fonte, l'autore e
il traduttore.

Link al testo originale in inglese:
http://www.zmag.org/content/print_article.cfm?itemID=13790&s
ectionID=15