"NO TAV: IN 1400 ACQUISTANO TERRENO PER BLOCCARE TRACCIATO"
lunedì 31 marzo 2008
NO TAV: IN 1400 ACQUISTANO TERRENO PER BLOCCARE TRACCIATO
"NO TAV: IN 1400 ACQUISTANO TERRENO PER BLOCCARE TRACCIATO"
Federazione Pagana: La TV Pagana via web
Da martedì mattina, sul canale televisivo via web:
http://www.mogulus.com/paganesimo
Andrà in onda in continuo la conferenza illustrativa del Giudizio di Necessità che fu tenuta nel 2006 in sala dibattiti di Radio Gamma 5 in via Belzoni 9 Cadoneghe – Padova.
Il Giudizio di Necessità è il tredicesimo elemento del Crogiolo dello Stregone. E’ uno delle cinque pratiche di Stregoneria attuate nel Sistema Sociale, nelle relazioni sociali, nei rapporti con le persone.
La consapevolezza che siamo circondati da un immenso infinito e che il nostro giudizio, comunque, articola una frazione minima di quell’infinito, se da un lato ci rende consapevoli della relatività del nostro giudizio, dall’altro lato non ci esime dall’emettere giudizi. Non ci esime dal prendere delle decisioni, non ci esime dall’agire nella società.
Ma come lo Stregone agisce nella società?
Cosa tiene presente?
E su cosa e in base a cosa, chi pratica Stregoneria costruisce il suo giudizio?
La conferenza risponde a questo.
Il filmato è di 1 ora e 47 minuti circa ed è la prima volta e solo grazie a questo servizio, che questo filmato può essere reso pubblico.
La pratica della Stregoneria è, spesso, avvolta nel mistero e anche se io ho tentato di spiegarla, le persone hanno difficoltà a comprendere che fare un’azione o farne un’altra, non è la stessa cosa. Ogni volta che prendiamo una decisione o facciamo un’azione noi ci modifichiamo in quella e solo in quella direzione cancellando tutte le possibilità che altre decisioni o altre azioni avrebbero permesso.
Martedì mattina, fra le nove e le dieci, sul canale di “Paganesimo e Stregoneria”, all’indirizzo:
http://www.mogulus.com/paganesimo
Andrà in onda la Conferenza sul Giudizio di Necessità. Da mercoledì mattina riprenderà l’attuale programmazione con l’inserimento, per ora, della conferenza.
Solo su questo servizio possiamo fare questo, su You Tube non potevamo.
E’ la nuova TV via Web che, come tutti i servizi, per aver successo devono dare spazio alle persone che hanno delle passioni. Poi, un giorno, arriveranno i grandi operatori e ci sbatteranno fuori.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
domenica 30 marzo 2008
Raglio Day: Successo dei Tabari a Spinea
(PF)Il gruppo bi-folk El Fio' col Tabaro ha dato sfoggio delle sue qualità già ben note agli amici di Gamma 5.
L'occasione è stata il Raglio Day di domenica 30/3 al Parco Nuove Gemme di Spinea. Una splendida giornata di sole ravvivata da una sfilata di asini, dimostrazioni di falconeria, animazioni per bambini con la prodigiosa Marzia, specialità gastronomiche e per finire la rumorosa presenza folk-musicale dei cosiddetti Tabari con la loro affezionata Krelia (vedi foto), l'asinella che il portavoce Neno ama chiamare affettuosamente "Krelia! Vien qua, to mare vaca!".
Sono vestiti da contadini e circondati da oggetti di una volta, cantano e suonano senza essere dei professionisti ma con tanta simpatia tra una battuta di spirito e un canto da osteria. Curiosità e applausi arrivavano da tutti i presenti che hanno passato il pomeriggio della domenica alla scoperta di tanta tradizione e filosofia. Un motto: "ridi 'na olta al dì. Se no te se de chi, ridi de ti!"
sabato 29 marzo 2008
"Le stagioni dei NOTAV"
"Le stagioni dei NOTAV"
dal sito: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=6311
a cura di Ezio Bertok e Maurizio Piccione Prologo |
Negli ultimi due anni sono cambiate molte cose ma per chi non vive il problema TAV nella sua quotidianità può essere difficile cogliere ciò che è cambiato e quanto è rimasto come allora. I grandi media interessati propongono con sempre maggiore insistenza l'immagine di una valle rassegnata che ha cambiato idea, disposta ad accettare l'idea che il TAV “si può fare”. Non è così. Ma anche l'immagine di un modello intatto di democrazia partecipata è un'immagine distorta che non rende giustizia alla verità. La verità è più complessa e può essere utile un riassunto di questi ultimi due anni per chi, in altre parti del paese, si spende per la difesa del proprio territorio e dei beni comuni guardando con speranza e partecipazione alla resistenza NOTAV.
Il 30 Marzo segnerà l'avvio di una nuova fase della nostra lotta. Una forma inedita di resistenza, nata ben prima dell'autunno 2005, che fa politica mettendo al centro le persone, che nella lotta al TAV scopre tutti gli inganni di un modello di (non)sviluppo che uccide anche le speranze di futuro, che pratica nuovi stili di vita capaci di distinguere tra bisogni reali e una domanda di consumi indotta da un mercato che a tutto guarda fuori che alla qualità della vita.
Una resistenza che si è diffusa nel paese creando presidi e presidiando la democrazia, una resistenza che vuole stringersi nell'abbraccio di tante altre resistenze. E' il Patto di Mutuo Soccorso.
Il big-bang
Era l'autunno del 2005, il problema TAV Torino-Lione varcava i confini della Val di Susa ed assumeva un rilievo nazionale, la resistenza della Val di Susa conquistava le prime pagine dei giornali e Venaus diventava un simbolo.
Era l'8 Dicembre e un nuovo presidio nasceva di fronte al cantiere aperto solo due giorni prima con i blindati e i manganelli della polizia: la perforazione della montagna avrebbe dovuto iniziare da lì, ma l'8 dicembre tutto si ferma, nei mesi successivi il cantiere rimane deserto e il presidio di fronte si anima sempre più.
Nove giorni dopo erano oltre 50.000 in piazza a Torino, giunti da tutte le regioni d'Italia: non era solo una manifestazione di solidarietà, c'era in ognuno dei presenti la condivisione profonda delle ragioni che animavano la lotta NOTAV. Era ormai chiaro che l'opposizione del valsusini al progetto non derivasse soltanto dai rischi per la loro salute e dalla certezza delle devastazioni ambientali: l'inutilità di quest'opera folle, il suo costo astronomico e la consapevolezza che sarebbe stato a carico di tutti i contribuenti, l'enorme business legato all'apertura dei cantieri, gli intrecci tra politica e criminalità organizzata. Tutto questo era ormai patrimonio comune e in molti comprendevano ora cosa intendessero i NOTAV quando parlavano di “partito trasversale degli affari”. Altri ancora lo avrebbero compreso nei mesi successivi quando si materializzò quel Patto di Mutuo Soccorso che oggi riunisce tanti piccoli cortili impegnati a difendere i beni comuni contro le devastazioni delle grandi opere e certo non affetti da sindrome nimby.
Quel laboratorio di democrazia nato in Val di Susa creava nuove speranze, suscitava grandi aspettative; quella gente che dialogava e lottava, che ritrovava il gusto della partecipazione e la voglia di difendere i propri diritti e il proprio futuro, quella gente che guardando alla propria valle indicava l'intero paese, quella gente era ora l'esempio da seguire. E quei sindaci schierati in prima fila con le loro fasce tricolori, insieme ai cittadini che li avevano eletti sulla base di programmi elettorali chiaramente targati NOTAV? Tutti si compiacevano nel misurare la differenza tra un impegno mantenuto ed una promessa elettorale. Che un altro modo di fare politica fosse possibile?
Cominciano le grandi manovre…
Anche il partito trasversale degli affari comincia a farsi domande, e sceglie subito di cambiare strategia. Il governo di allora, all'indomani della riconquista dei NOTAV di Venaus, decide di mettere da parte i manganelli e apparecchia un tavolo, anzi due: uno “politico” ed un “tecnico”. Al primo parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni locali guidati dal presidente della comunità montana Antonio Ferrentino; a quello tecnico, detto anche Osservatorio, siederanno anche tecnici nominati dalla comunità montana stessa: dovrà presentare al tavolo politico un quadro dettagliato della situazione trasportistica in valle, misurare la capacità dell'attuale linea ferroviaria, valutare gli scenari di traffico. Non dovrà invece considerare ipotesi di tracciati di una nuova linea ma dovrà limitarsi a fornire al tavolo politico gli elementi per rispondere alla domanda: “Di una nuova linea c'è bisogno oppure no?”. Queste sono le intese.
I sindaci della valle salutano la novità come un riconoscimento delle autonomie locali e confidano in una reale disponibilità al dialogo da parte del governo. Il presidente Ferrentino, che per molti era diventato un simbolo della protesta NOTAV, si dice convinto che l'Osservatorio dimostrerà, dati alla mano, che la linea ferroviaria esistente basta e avanza e questo taglierà la testa al toro.
I comitati NOTAV non nascondono perplessità, hanno sì fiducia nei due tecnici che faranno parte dell'Osservatorio, non dubitano che riusciranno a dimostrare questa tesi ma… mettono in guardia: “Il potere politico non accetterà mai un esito contrario alle sue aspettative, porterà comunque avanti i suoi disegni e cercherà di usare il tavolo tecnico contro di noi… potrebbe essere un cavallo di troia… non dobbiamo cascarci…”.
Le riserve crescono quando viene nominato presidente dell'Osservatorio tecnico Mario Virano: il governo in carica è ancora quello dei manganelli a Venaus ma Virano è più che mai gradito anche a quello che verrà, quello che dichiarerà un giorno sì e l'altro anche che intende operare con “il consenso delle popolazioni interessate”. L'architetto Virano, ha ricoperto vari incarichi che giustificano non pochi dubbi sulla sua imparzialità ma l'essere (ancora oggi) commissario governativo per la Torino-Lione sembra troppo: come potrà essere imparziale nella sua veste di presidente super partes dell'Osservatorio indossando anche la giacca di sponsor del TAV?
Le cose però vanno avanti e la comunità montana accetta i rischi. Inizia una nuova fase.
Uno sgabello a tre gambe
Che il rapporto tra Comitati NOTAV e parte istituzionale della valle non sia sempre stato facile è un dato di fatto; spesso i sindaci sono stati “portati” a schierarsi apertamente anche quando avrebbero preferito farne a meno, si sa come vanno le cose: che la maggior parte della popolazione in valle sia contraria al TAV non ci piove, ma un'amministrazione ha anche altro cui pensare... Comunque, anche se sull'Osservatorio le posizioni divergono, il dialogo continua, tutti sono consapevoli che i risultati fino ad ora conseguiti sono il frutto dell'equilibrio di quello che viene definito uno “sgabello con tre gambe”: la popolazione e i comitati, i numerosi tecnici del movimento che fin dai primi anni 90 avevano denunciato i rischi del progetto, i sindaci e gli amministratori dei comuni e della comunità montana. Ognuno ha fatto al momento giusto la sua parte, non è il caso di guardare chi spinge e chi frena: salvaguardare questo equilibrio è l'obiettivo che tutti si danno, consapevoli che nel momento in cui una gamba dello sgabello dovesse cedere sarebbero guai per tutti.
Cambia il governo, arriva quello “amico” e… cominciano nuovi guai. Che non tiri una buona aria lo si capisce presto, e Vicenza ce lo confermerà; il giorno dopo la manifestazione del 17 Febbraio 2007 (anche 2000 NOTAV in piazza…il Patto di Mutuo Soccorso funziona…) esce il dodecalogo di Prodi: il TAV è al terzo posto, la sinistra “radicale” ingoia tutto e non si scompone. Ma come? Non eravate contrari? Si, ma, però…
Inverno - primavera
Intanto anche in quel “laboratorio di democrazia” della val di Susa qualcosa sta cambiando: sarà il tempo, sarà l'effetto del governo amico… Certo, già un anno prima talvolta era stata usata qualche enfasi di troppo parlando di “democrazia partecipata”. Intendiamoci, la sostanza nei fatti era quella, “NOTAV senza SE e senza MA” era il sentire comune di cui anche i sindaci si facevano interpreti, lo sgabello stava in piedi e guai se qualcuno provava a dare una pedata per farlo traballare. Si tenevano riunioni periodiche tra sindaci, comunità montana e comitati: venivano chiamate “comitati istituzionali”, non erano sedi decisionali (il presidente Ferrentino ci teneva a sottolinearlo sempre) ma insomma, alla fine le posizioni espresse in qualche modo poi pesavano. Molti continuavano a guardare alla Valsusa come a un modello da imitare. Nell'immagine che ne veniva data c'era molto di vero e qualche enfasi di troppo: se serve a dare più coraggio questo non guasta, a patto di non creare false illusioni; suscitare nuovi entusiasmi va bene, ma occorre pur sempre stare con i piedi per terra, e guai a non accorgersi se qualcosa sta cambiando.
Il tempo passa e il dialogo spesso si interrompe, nascono diffidenze, c'è chi accusa e chi si chiude in difesa, i toni talvolta salgono un po' sopra le righe. Quei comitati istituzionali non sono più convocati, il clima si deteriora. Non si parla di tradimenti, sia ben chiaro, ma la fiducia è un'altra cosa e crescono le incomprensioni. Ma perché la conferenza dei sindaci è fatta a porte chiuse? Dove è finita la trasparenza? Perché Ferrentino non accetta il confronto prima di presentarsi al tavolo politico romano? Perché non si sforza di convincere al suo rientro da Roma? Perché in valle si nega e altrove continua a presentarsi come leader di un movimento quando le sue scelte oggi sono sempre meno condivise? Dubbi che chiamano altre domande, domande che avanzano nuovi dubbi.
Estate
In questo clima escono intanto i primi documenti dell'Osservatorio tecnico, e vengono chiamati “quaderni” quasi fossimo a scuola. E parlano chiaro: i dati confermano che l'attuale ferrovia basta e avanza, basta per oggi e di sicuro fino al 2030, dopo non ha senso fare previsioni. Risultati sottoscritti da tutti, nero su bianco, compresi gli sponsor del TAV. I nostri tecnici spiegano che va tutto bene, Ferrentino conferma. Che abbia avuto ragione lui? Abbiate fiducia, devono essere “loro” a gettare la spugna, continua a ripetere.
In realtà il governo amico ha un'altra idea e non fa nulla per nasconderla. L'Osservatorio tecnico messo in piedi da Lunardi e Berlusconi è talmente apprezzato da Di Pietro e Prodi che questi pensano bene di utilizzarlo nel presentare all'Unione Europea una richiesta di finanziamento per la nuova linea: dicono che il confronto con le popolazioni locali ha portato buoni frutti e le resistenze sono ormai ridotte a marginali sacche di irriducibili.
Confronto? Quale confronto? Vuoi vedere che…. No, non può essere, anche nei documenti ufficiali dell'Osservatorio (i cosiddetti “quaderni”) sta scritto che il traffico sull'attuale linea ferroviaria è ben al di sotto delle sue potenzialità (6 milioni di tonnellate/anno a fronte di 20-30 milioni), che il traffico è in diminuzione e che non è ipotizzabile una saturazione per decenni! E soprattutto da dove salta fuori questa nuova disponibilità delle popolazioni?
Lo ha spiegato il commissario della UE Barrot, quando i NOTAV gli hanno consegnato 32.000 firme che dimostrano esattamente il contrario: “Me lo ha detto il ministro Di Pietro, e ha parlato di un Osservatorio nel quale è attivo da mesi un proficuo confronto con le amministrazioni locali…”.
Un commissario europeo può dar credito a qualche migliaio di firme e dare del bugiardo ad un ministro di uno stato membro? No, non può, anche se il ministro mente. Detto fatto: l'Europa promette il finanziamento che le regole vorrebbero fosse subordinato al consenso delle popolazioni interessate dal progetto. Prodi e Di Pietro ringraziano pubblicamente l'Europa, poi ringraziano Virano in privato. I grandi media fanno il lavoro sporco, si scatenano e parlano di una valle rassegnata che ha cambiato idea. Niente di più falso.
Ma allora quel cavallo di Troia di cui si parlava? Se prima potevano esserci dubbi…
Autunno - inverno
Tra sindaci e amministratori già da tempo crescono i malumori, e prendono corpo distinguo e prese di distanza dal presidente della comunità montana che non si sposta di un centimetro dalla sua posizione: avanti tutta, abbiamo la situazione in pugno, non è successo niente. Come niente? E' pur vero che la cifra promessa dall'Europa è solo una briciola rispetto al costo dell'opera, ma non è di grande significato sul piano politico? E il tavolo politico che dopo lo stanziamento dei fondi europei ha deciso che l'Osservatorio ora si occuperà di definire i tracciati della nuova linea? Non è successo niente? Ma fino a ieri non si era detto che nell'Osservatorio si deve parlare solo di “SE TAV” e non di “COME TAV” e il presidente Ferrentino aveva assicurato che se il mandato fosse cambiato avrebbe lasciato il tavolo?
Per farla breve: 87 amministratori, e tra essi alcuni sindaci, prendono carta e penna e scrivono che così non va, che l'esperienza dell'Osservatorio va considerata chiusa. E' una scelta coraggiosa e giusta, che riceve ampi consensi. Gli schieramenti politici in questa presa di posizione c'entrano ben poco: semmai il numero dei sindaci e degli amministratori dissidenti non è più elevato a causa delle enormi pressioni dei partiti. Ma le previsioni sono che le adesioni cresceranno, e i partiti alle prossime elezioni la pagheranno cara, a cominciare da quelli che sostenevano le ragioni NOTAV e un anno fa hanno digerito il dodecalogo di Prodi e neppure oggi si mostrano pentiti, anzi.
Una nuova primavera
La storia non è finita, è appena iniziato un nuovo capitolo. Sì perché se è vero che sono stati mesi difficili non sono passati invano e il movimento NOTAV è oggi più maturo di ieri. L'Osservatorio per fortuna non è tutto, quel che conta è che da qui non passeranno dicono i comitati NOTAV, anche quelli che in questi mesi si erano un po' arrugginiti e oggi si stanno riprendendo. Dicendo “da qui” non intendono solo Venaus e dintorni: vale anche per la val Sangone che secondo gli strateghi di Di Pietro & C. dovrebbe opporre minor resistenza, vale per Chiomonte dove gli stessi strateghi hanno previsto lo sbocco del grande buco sotto la montagna, quello che ci eviterebbe l'isolamento dall'Europa.
Riprendono slancio assemblee, serate informative e iniziative varie, il movimento precisa il primo obiettivo: smentire le voci (interessate) che parlano di una valle rassegnata e convinta che non può sempre dire soltanto NO. In questo caso si può e si deve, perché non ci sono altre strade. Altre strade porterebbero ad accettare qualcosa in cambio, vedrebbero il progetto concretizzarsi a poco a poco, diluito un po' più nel tempo: tanto tutti sanno che il “loro” obiettivo non è “utilizzare” una nuova infrastruttura ma “costruire” una nuova infrastruttura, e la differenza non è poca. Hanno in mente di cominciare da Torino dove il sindaco Chiamparino non vede l'ora di utilizzare il TAV anche come pretesto per dare il là ad una enorme speculazione edilizia che i progettisti hanno definito “la rivoluzione urbanistica del 21 secolo”. Un affare più grande dei nuovi grattacieli che cambieranno il volto di Torino, anzi la premessa per altri grattacieli. Non sono fantasie, il progetto di c.so Marche e della cintura ovest della città sta lì a dimostrarlo così come i progetti dell'Agenzia per la Mobilità Metropolitana che guardano lontano, verso la bassa valle di Susa. Un pezzo qua, un pezzo là, e questo è fatto: domani poi vogliamo lasciare le cose così e non unire i vari pezzi?
Un nuovo capitolo insomma si apre oggi per i NOTAV: sanno che lo sgabello a tre gambe oggi traballa un po', ma invece di piangersi addosso si danno da fare per renderlo di nuovo stabile, non canti vittoria chi lo vede già caduto. E se oggi alcuni sindaci non si espongono ancora beh, vedremo, non è detto…
Tanto per cominciare i NOTAV sanno di non essere soli. Da quell'8 dicembre di due anni fa ne hanno fatta di strada, hanno costruito nuove relazioni, hanno stretto nuove amicizie, hanno suscitato aspettative, hanno esportato ovunque un modello: i presidi stile Venaus, o Borgone o Bruzolo sono quasi un marchio di qualità… Continuano a promettere “Sarà Dura”.
Di nuovo la valle fa sentire oggi la sua voce, è una voce NOTAV, è ben diversa da quella che riportano i grandi media, e per cominciare invita tutti a prenotarsi un posto in prima fila per diventare protagonisti di questa avventura: ogni occasione deve essere buona per condurre una lotta pacifica, non violenta e determinata. L'idea è semplice.
Il governo appena sfiduciato ha promesso nuovi sondaggi, nuove opere preliminari; dal governo che verrà, quale che sarà, non ci sarà certo da aspettarsi che cambi idea da solo: deve essere aiutato. Bene, nei luoghi in cui sono previsti i prossimi sondaggi, quando si presenteranno per eseguire gli espropri dei terreni… si troveranno di fronte un migliaio di NOTAV, ognuno proprietario di un solo, piccolo, metro quadro di terreno su quale ognuno vorrà esercitare il proprio diritto. Il prossimo 30 Marzo ognuno comprerà un posto in prima fila, 15 euro, spese notarili comprese. Riusciranno a fermare il TAV con i cavilli burocratici ed il notaio? Nessuno si illude: ma intanto un altro granello di sabbia finirà negli ingranaggi, e poi… saranno (saremo) in tanti ad accoglierli quel giorno!
20 Marzo 2008
Ezio Bertok (Comitato NOTAV-Torino, postmaster@notavtorino.org )
Maurizio Piccione (Spintadalbass - Avigliana, postmaster@spintadalbass.org )
giovedì 27 marzo 2008
II FLOP DEL VACCINO ANTI AIDS «CHI LO PRENDE RISCHIA DI PIÙ»
II FLOP DEL VACCINO ANTI AIDS «CHI LO PRENDE RISCHIA DI PIÙ»
Ricerca L'immunologo Gallo: un disastro, come il Challenger per la Nasa
Due decenni di studi, spesi 500 milioni di dollari l'anno
Il genetista Desrosiers: oggi non abbiamo la minima idea- di come mettere a punto un vaccino efficace
Un flop da diversi milioni di dollari. Se si considera che solo quest'anno i fondi pubblici americani dedicati alla ricerca contro l’Aids sono stati. quasi 50o milioni (circa 350 milioni di euro). E sono quasi Zo anni che somme a sei zeri, via via, cresciute, sono state erogate dal governo federale.
«Un flop paragonabile al disastro dello shuttle Challenger per la Nasa», dice l'immunologo Robert Gallo, co-scopritore (insieme al francese Luc Montagnier) del virus dell'Aids, che guida l'Istituto di virologia umana di Baltimora.
Un flop con implicazioni non da poco per le future strategie mondiali (che poi sono quelle statunitensi) anti-Aids. Con implicazioni anche politiche, visto che George Bush ha investito anche di suo in questa sfida. Il flop riguarderebbe i risultati parziali, ma chiaramente negativi, delle prime due sperimentazioni di vaccini anti-Hiv. Test in fase conclusiva. Quasi vent'anni di ricerche che rischiano di andare in fumo. o, comunque, tali da allertare chi da anni studia questa malattia con «vantaggi» non indifferenti per i laboratori impegnati.
Due esperimenti che addirittura lasciano a bocca aperta gli scienziati: «E' accaduto il contrario di quanto previsto - dicono al quotidiano americano Washington Post i virologi dell'università di Harvard a Boston - chi è stato vaccinato rischia due volte di più di infettarsi di chi ha ricevuto il placebo».
I risultati sono stati presentati lo scorso settembre. E Step e Phambili (cosi si chiamano le due avventure vaccinali partite sull'uomo nel 1998) hanno ricevuto un secco stop. Così come altri sette trial parti-, ti in seguito e progettati con gli stessi crismi dei primi due. Entrambi dovevano arrivare a 3.000 volontari. Lo Step (prevalentemente destinato agli omosessuali) in Sud America, nei Caraibi e in Australia (si era appena arrivati a completare l’arruolamento); il Phambili (che in lingua Xhosa, uno degli idiomi sudafricani, significa «muoversi in avanti») in Sudafrica dove già era stato avviato su 8oi persone. Solo per questi due esperimenti fermati sarebbero stati bruciati 35-4o milioni di dollari, esclusa la ricerca. Degli altri sette test vaccinali nemmeno si parla.
L'ipotesi di questo tipo di vaccino, sviluppato dal colosso, farmaceutico Merck, è stata quella di agganciare su un ceppo del virus del raffreddore (l’adenovirus tipo 5) disattivato un antigene del virus dell'Aids. I vaccinati avrebbero dovuto sviluppare difese specifiche contro l'Hiv in modo da bloccarlo subito.
Che cosa sarebbe successo nella realtà? Per Ronald Desrosiers, genetista molecolare di Harvard, il vaccino avrebbe si stimolato le difese, aumentando quelle cellule deputate a distruggere i nemici. Peccato che «queste cellule sono anche il bersaglio ottimale per l'Hiv». Ecco allora che il «micidiale» virus avrebbe trovato, nei vaccinati, pane per i suoi denti. Cioè un «pascolo» addirittura più ricco. Quindi? Dice Desrosiers sconsolato: «A questo punto non sappiamo come preparare un vaccino efflcace».
Occorre vedere che cosa accadrà ora nei vaccinati. La stranezza è che i test sulle scimmie avevano funzionato: gli esperimenti però sono stati effettuati su pochi esemplari essendo i primati cavie molto costose. E, forse, l'Hiv scimmiesco non reagisce allo stesso modo di quello umano.
La prossima settimana un vertice di scienziati esaminerà il problema. E l’Nih (gli Istituti di salute pubblica americani) di Baltimora già parla di rivedere le strategie: i. 497 milioni di dollari previsti quest'anno per la ricerca sui vaccini potrebbero cambiare destinazione. Nel mondo si stanno portando avanti almeno altre 3o sperimentazioni con vaccini, uno italiano, alcuni impostati in modo diverso da quelli statunitensi. ..
Quanto accaduto, però, offre osservazioni interessanti. Questo è, per esempio, il parere dei ricercatori della Merck. Ed è anche il parere di Anthony Fauci, capo dell'Istituto per le malattie infettive dell'Nih: «Bisogna continuare nei test, facendo ovviamente tesoro di quanto emerso da Step e Phambili».
Mario Pappagallo
LA SCHEDA
I VACCINI Ci Sono due le sperimentazioni di vaccini anti-Aids arrivate alla cosiddetta fase 3, quella condotta su molti soggetti
GLI STUDI Quelli su vasta scala sono due: II primo in Thailandia (2.500 soggetti), il secondo in Usa, Canada, Portorico e Olanda (4.500)
Il SISTEMA Si basa sull'inoculazione di porzioni della proteina Gp120 nell'involucro del virus. Previste 7 iniezioni in 3 anni
I RISULTATI
Non sono buoni. In uno dei due esperimenti, chi é stato vaccinato rischia due volte di più di infettarsi di chi ha ricevuto il placebo
VAIOLO: LA MINACCIA È NEL FREEZER
VAIOLO: LA MINACCIA È NEL FREEZER
Dichiarato morto nel 1977, il vaiolo è conservato ufficialmente in due
laboratori
DI UMBERTO RAPETTO
Qualche anno fa Richard Preston pubblicò il libro «The Demon in the Freezer», il cui titolo denunciava l'ibernazione di uno scomparso eccellente: il vaiolo. Era il 2002 e il mondo del web era già forte da diffondere e perpetuare una simile informazione. Se qualcuno aveva pensato di regalare una pur inerte immortalità al ferale virus, qualcun altro ha simultaneamente ritenuto di cristallizzare un insieme di dati che rimarcassero la pericolosità di certi "giochi" con ordigni naturali come il "variola maior".
Scomparso ufficialmente nel 1977, "ucciso" dagli studi del dottor Donald Ainslie Henderson e del suo team di ricercatori, il vaiolo è destinato a rappresentare comunque una minaccia. La sua conservazione - motivata da esigenze scientifiche e proiettata alla salvaguardia di una entità altrimenti relegata nelle più dolorose pagine di storia-tiene il mondo con il fiato sospeso: la pietra tombale su cui si leggeva 27 ottobre 1977 (giorno in cui è stato registrato l'ultimo caso di infezione naturale in Somalia, vittima il signor Ali Maow Maalin) è pericolosamente scoperchiata. Quel micidiale virus è tenuto in vita nei laboratori chimici di Atlanta e Kolzovo, dove - oggetto di numerosi esperimenti -sarebbe addirittura stato potenziato artificialmente. La ragione di tali iniziative risiede, secondo tanti microbiologi, nell'esigenza di continuare a studiarlo in prospettiva di una sua eventuale ricomparsa: l'incubo del bioterrorismo incombe e non ci si può far trovare impreparati in caso di aggressione. Accanto a questo timore, a indirizzare a non distruggere tecnicamente il vaiolo, c'è che questo conserva nel proprio patrimonio genetico la chiave di una morbo mortale e, in futuro, potrebbe contribuire a sconfiggere altre malattie tra cui l’Aids.
Oltre a "tramandare" agenti patogeni, il mondo della ricerca scientifica e quello delle istituzioni preposte alla salvaguardia collettiva hanno predisposto piani di informazione estremamente dettagliati, con l'obiettivo di lasciare in eredità - costantemente fruibile -un patrimonio di conoscenze e di esperienze che non può e non deve andare perduto. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Center of Diseases Control and Preventioti (www.cdc.gov) e la Federal Emergency Management Agency (www.fema.gov) hanno creato imponenti archivi documentali, parte dei quali - almeno per la porzione divulgabile - sono addirittura consultabili via internet Senza andare poi tanto lontano, anche in Italia ci sono organizzazioni che studiano questi temi come a Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, istituito presso l'Istituto superiore di sanità (www.epicerltro.iss.it), che custodisce la memoria storica di certi fenomeni e conserva i risultati di ricerche e approfondimenti in materia.
Mentre i laboratori sono presidiati con tanto di vigilanza armata e sofisticate misure di sicurezza,c'è chi teme che non siano altrettanto blindati i sistemi informatici in cui sono stoccate informazioni segrete e qualcun altro ha paura che internet possa consentire terribili sperimentazioni "fai-da-te". Nel 2006 il quotidiano britannico «The guardiarv> ha dimostrato con un'inchiesta giornalistica la possibilità di ordinare via web le sequenze di Dna di affezioni mortali: 33 sterline, 7 di spese di recapito, un nominativo fasullo, un indirizzo di comodo sono bastati per entrare in possesso di una ricetta letale tramite la VH Bio Ltd. Quel pacco portato a domicilio dalla Royal Mail e quella minuscola fiala di gel bianco hanno dimostrato la fragilità del sistema. La lezione si spera sia servita. In caso diverso il problema di eternare qualcosa potrebbe non sussistere per mancanza di eredi...
umberto@rapetto.it
QUANDO GLI ANIMALI ANTICIPANO IL MEDICO
QUANDO GLI ANIMALI ANTICIPANO IL MEDICO
Una scoperta in Africa potrebbe aiutare la creazione di un farmaco per combattere la terribile malattia
Così gli scimpanzé curano la malaria
Sono molte le specie in grado di curarsi utilizzando elementi naturali. C'è chi ingurgita intere piante e chi, come una particolare scimmia brasiliana, riesce a regolare le nascite mangiando foglie e frutti particolari
Che gli animali sappiano cavarsela da soli in fatto di medicinali è un fatto oramai assodato. L'etologa Cindy Engel ha raccolto qualche anno fa nel libro «Wild-Health» le testimonianze e le osservazioni sue e di diversi altri scienziati, sulla capacità della fauna di auto curarsi.
COLOBO ROSSO - A Zanzibar, in Tanzania, l'antropologo Thomas Struhsaker ha studiato per sei anni la singolare alimentazione del colobo rosso. Particolare oggetto del desiderio delle dieta di questa scimmia è il carbone nelle sue varie forme: tronchi o rami bruciati o sottratto anche dalle cucine dei locali.
Analisi di laboratorio hanno spiegato il perché di questa predilezione alimentare. Le foglie di piante di mango e di mandorlo indiano, di cui sono particolarmente ghiotti questi primati, sono però particolarmente ricche di fenoli, sostanze che interferiscono con la digestione degli animali. II carbone annulla così l'effetto indesiderato di queste molecole, permettendo invece l'assorbimento delle preziose proteine delle foglie da parte dell'organismo.
BONOBO E GORILLA - In Africa sono circa 30 le piante utilizzate da bonobo, gorilla e scimpanzé, per liberarsi dei fastidiosi parassiti intestinali. Quelle del genere Aspilia vengono ingerite intere; una volta nell'intestino agiscono probabilmente come un velcro, strappando quindi con un'azione meccanica i parassiti, indeboliti dalla tiarubrina A, una molecola contenuta nel vegetale.
L'aspetto curioso è che le popolazioni locali fanno ricorso alle stesse piante, utilizzate dai gorilla e dai loro cugini, per trattare altre diverse patologie come la dissenteria, ulcere, febbri. I gorilla di montagna, che vivono in Uganda sulla catena dei monti Virunga, mangiano la cenere vulcanica per procurarsi i minerali, come il calcio e il potassio, indispensabili per mantenersi in salute.
ELEFANTI - Le caverne alle pendici del monte Elgon, in Kenia, sono frequentate invece da bufali e elefanti, che si procurano così preziosi sali minerali contenuti nelle rocce per integrare la loro dieta, povera di queste sostanze.
Gli animali ricorrono alle piante anche per questioni "ginecologiche". Le femmine di muriqui, una scimmia che vive in Brasile, si nutre delle foglie di Apuleia leiocarpa e di Platypodium elegans che contengono isoflanoidi, per evitare sgradite gravidanze e, all'opposto, dei frutti di Enterlobium contortiliquim per rimanere incinte. Alcune piante della famiglia delle Boraginaceae faciliterebbero invece il parto degli elefanti.
CEBI CAPPUCCINI - Lo storno costruisce il proprio nido inserendo parti di alcune piante, come la carota selvatica (Dauscus carota) che contiene il B-sitosterolo, uno steroide che agisce come repellente e protegge quindi i piccoli dalla sgradita presenza di acari e di altri parassiti. In Costa Rica i cebi cappuccini impastano con la saliva steli, foglie e semi di piante appartenenti ai generi Citrus, Clematis e Iiper. Il prodotto così ottenuto viene spalmato poi sul pelo per trattare le irritazione della pelle o per tenere a bada gli insetti. Non tutti gli animali, poi, scelgono e mangiano certe piante per stare in salute: l'orso labiato mastica i fiori fermentati delle saponacee per provare un piacevole stato di ebbrezza. R.F.
ORSO LABIATO
Mastica i fiori fermentati delle saponacee per provare uno stato di ebbrezza.
Usano allucinogeni anche renne, scimmie ed elefanti.
BUFALO
Va in cerca di caverne per procurarsi (leccando) sali minerali contenuti nelle rocce per integrare la sua dieta, povera di queste sostanze.
STORNO
Lo storno costruisce il proprio nido inserendo parti di alcune piante, come la carota selvatica che protegge piccoli dai parassiti
LA TRICHILIA RUBESCENS è una pianta tropicale delle proprietà antimalariche ma cura altre patologie: dai problemi polmonari, ' alle malattie veneree `
Cabaret a Note Dementi
Dopo l'intervista dei Jalisse e l'amichevole visita di Elisa, a Note Dementi torna di scena la comicità con Angelo Da Re!
Barzellettiere radiofonico di Bella e Monella-Birikina-Sorriso, imitatore e animatore di feste e karaoke di piazza, nonché autore e interprete di alcuni dei nostri spot radiofonici, Angelo torna da noi accompagnato dal giovanissimo ed eclettico aiutante Matthew, provetto batterista.
Angelo - un uomo, mille voci - leggerà l'oroscopo "al contrario" ai nostri ascoltatori, cioè verificandolo a fine giornata. Informiamo gli ascoltatori d'oltreoceano che tra le molteplici situazioni, Angelo si è trovato a collaborare anche con l'Associazione "Trevisani nel Mondo".
Noi siamo lieti di averlo avuto come ospite di passaggio alla Cena Demente 2007 mentre tornava da un impegno televisivo.
Buon divertimento, dunque, venerdì 28 marzo 2008 dalle 20 alle 22.
mercoledì 26 marzo 2008
Morti due soldati e altri 17 ricoverati L’infezione presenta sintomi simili alla Sars
Morti due soldati e altri 17 ricoverati L’infezione presenta sintomi simili alla Sars
Washington Una strana malattia simile alla Sars sta creando allarme fra le file dei soldati americani in Iraq. Sinora sono stati registrati 19 casi, due con esito letale. Tutti i militari colpiti dalla malattia, che presenta alcuni sintomi simili a quelli della polmonite atipica, sono stati trasferiti all’ospedale Landstuhl, nella grande base aerea di Ramstein, in Germania. Il generale James Peake, comandante del servizio sanità delle forze armate statunitensi, ha disposto che vengano effettuate accurate indagini per ricostruire i movimenti dei militari dal primo momento del loro arrivo in Iraq.
Uno dei due soldati uccisi dalla malattia era originario della zona del Lago degli Ozarks, in Missouri. Si chiavama Josh Neusche, aveva 20 anni e, a quanto riferisce il quotidiano locale “Lake Sun”, è morto il 12 luglio nell’ospedale Landstuhl. Secondo il giornale aveva contratto la malattia, che inizialmente si pensava fosse la Sars, mentre era impegnato in operazioni di bonifica a Baghad con il 203° Battaglione del Genio. Oltre a lui si sarebbero ammalati altri 3-4 militari dello stesso reparto. I genitori del soldato morto, Cindi e Mark Neusche, sarebbero arrivati in Germania il 9 luglio, quando il figlio era ormai in condizioni critiche (la malattia aveva devastato i muscoli, il fegato e i reni del figlio). Il ragazzo si è spento mentre era in un’ambulanza per essere trasferito al reparto per la dialisi. Il giornale del Missouri parla di due morti provocati dalla misteriosa malattia ma non dice chi sia la seconda vittima.
I 19 soldati americani colpiti dal male misteriorso mentre prestavano servizio in Iraq sono stati ricoverati all’ospedale della base Usa di Ramstein. Dei 120 mila soldati americani stazionati in Europa, oltre 70 mila sono dislocati in Germania: 38 mila, compreso il personale civile, fanno parte della base militare di Ramstein, la più importante di quelle al di fuori dei confini degli Stati Uniti, a pochi chilometri da Francoforte, nel Land della Renania-Palatinato. A 5 chilometri dalla base di Ramstein si trova l’ospedale militare americano di Landstuhl, punto di arrivo di tutti i militari americani rimasti feriti nella prima guerra del Golfo e in quella che nell’aprile scorso ha portato alla caduta di Saddam Hussein. In tempo di pace l’ospedale dispone di 150 letti, portati a 300 prima che iniziassero le passate operazioni militari contro l’Iraq. Il personale dell’ospedale comprende 1.800 persone, delle quali 120 sono medici e 400 infermiere.
Nell’ospedale di Landstuhl, che dispone di attrezzature medico-chirurgiche sofisticatissime, vengono eseguite operazioni di ogni tipo, ma una delle specializzazioni principali consiste nel trattamento delle ustioni di ogni genere, in particolare di quelle prodotte in caso di guerra. È in questo ospedale che sono stati curati anche i feriti americani e alleati in Afghanistan: fra le più illustri, la soldatessa Jessica Lynch, 19 anni, che fu liberata grazie all’intervento di un iracheno che la consegnò ai commilitoni dopo che era stata fatta prigioniera dalle truppe di Saddam.
L’unico dato certo sul male misterioso che ha colpito i 19 militari Usa è che non si tratta della sindrome del Golfo che dopo la prima guerra contro Saddam colpì americani e, soprattutto, inglesi mandati al fronte senza poter disporre di particolari protezioni. Nelle famiglie dei reduci sono state registrate anche nascite di bambini con gravi malformazioni.
L'UNIONE SARDA DEL 01/08/2003
L'ombra delle armi chimiche
L'ombra delle armi chimiche
Mattarella: "Sulle morti dei reduci di Bosnia,indagini a 360 gradi"
di GIOVANNA CASADIO
ROMA - Non è solo l'uranio il killer dei militari italiani utilizzati in missione di pace nell'ex Jugoslavia. I diecimila proiettili radioattivi usati dalla Nato in Bosnia nel '95, i 31 mila sparati in Kosovo nel '99 non sono gli unici responsabili. Il ministro della Difesa italiano, Sergio Mattarella, ha ammesso ieri che "non si trascura alcuna ipotesi sulle ragioni che potrebbero aver portato la presenza di malattie tra i militari che si sono recati nell'area balcanica".
Se è la "sindrome dei Balcani" a uccidere decine di reduci in tutta Europa, evidenti sono le analogie con i "casi" verificatisi dopo la guerra del Golfo nel '91 e ugualmente non è da escludere che a determinare gli effetti devastanti possa essere stato l'uso di armi chimiche. Per i Balcani insomma la stessa ipotesi che si fa già da anni per l' Iraq?
Per il ministro della Difesa italiano è una fine d'anno senza tregua, dopo l'annuncio che un altro carabiniere - il quinto reduce italiano dalla Bosnia - è morto di cancro, e mentre la Procura militare allarga a altri dieci casi l'inchiesta sulla "sindrome dei Balcani": il dossier del pm Antonino Intelisano conterrebbe ora trenta nomi. Si limita ad affermare Mattarella che l'indagine sarà svolta a 360 gradi. E in una nota ricorda la commissione sanitaria da lui insediata due settimane fa, "guidata da uno scienziato di alto profilo come l'ematologo Franco Mandelli alla quale è stato dato mandato pieno per qualunque pista di indagine e di accertamento al fine di appurare la verità e garantire la sicurezza dei militari in Italia e all'estero". Nulla sarà tralasciato. Prima di tutto di individuare se esiste o meno un collegamento tra i vari casi e, in caso affermativo, con la presenza sul terreno di contaminazioni radioattive.
Nè esclude il ministro la possibilità di uno screening tra i militari inviati nei Balcani, una volta che la commissione Mandelli abbia espresso il proprio parere entro la metà di gennaio. Screening già avviato in Portogallo e in Germania. La "sindrome dei Balcani" è diventata infatti un caso politico europeo.
La Nato dichiara che mancano prove di un nesso tra morti e missioni nei Balcani, ma ambienti militari assicurano che in un dossier top-secret si vanno raccogliendo prove sull'uso di armi chimiche in quell'area.
Dal ministro della Difesa belga, Andrè Flahaut, in una lettera inviata al collega svedese Bjorn von Sydow, paese che da domani assume la presidenza di turno della Ue, è partita la proposta di analizzare il delicato problema a livello europeo. Finora nessuna risposta ufficiale. Un portavoce della Commissione Ue ieri non ha voluto commentare l'iniziativa, e il ministero della Difesa svedese si riserva di pronunciarsi dopo aver letto la lettera. Dall'Italia una sostanziale adesione: "Sarà certamente utile la possibilità di confrontare i risultati delle indagini svolte dagli altri paesi in cui ci sono stati casi simili", commenta Matterella.
Intanto cresce l'allarme anche in Italia per la "sindrome dei Balcani". Ieri è arrivata la precisazione del comando dei carabinieri di Varese che nega ci sia un nesso certo tra la morte del carabiniere Rinaldo Colombo e la sua missione in Bosnia. Colombo, 31 anni, due spedizioni di pace nei Balcani è morto per un melanoma, precisano i suoi superiori. "Nessun allarmismo, ma massimo allerta", è l'invito del Cocer dei carabinieri. Però "Unarma", l'associazione che ha diffuso la notizia della morte di Colombo, dichiara che altri quattro carabinieri (tra cui un ufficiale) tornati di recente dai Balcani, potrebbero essere stati contaminati dall'uranio impoverito. Sarebbero almeno venti i militari dell'Arma sottoposti a controlli, anche se la metà a puro titolo precauzionale. Il numero dei casi sospetti continua a crescere.
Alla ripresa dell'attività parlamentare, martedì 9 gennaio, è stato subito convocato l'ufficio di presidenza della commissione Difesa della Camera sulla "sindrome Balcani". Il presidente, Valdo Spini rivendica il ruolo ispetivo del Parlamento e annuncia un'indagine conoscitiva per stabilire a) cosa si sa sulle conseguenze della presenza di uranio impoverito nella guerra del Golfo del 1991; b) chi sapeva dei proiettili a uranio impoverito in Bosnia nel 1995 (i militari sapevano e i politici no?); c) quali precauzioni sono state prese per la spedizione in Kosovo del 1999; d) vanno acquisiti i risultati della commissione Mandelli. Inoltre, il sottosegratario all'Ambiente Valerio Calzolaio partecipa alla task force Unep (l'organizzazione delle Nazioni Unite per l' ambiente) sulla contaminazione radioattiva del Kosovo.