giovedì 27 marzo 2008

VAIOLO: LA MINACCIA È NEL FREEZER

Il Sole24Ore 20 mar. ’08

VAIOLO: LA MINACCIA È NEL FREEZER

Dichiarato morto nel 1977, il vaiolo è conservato ufficialmente in due
laboratori
DI UMBERTO RAPETTO
Qualche anno fa Richard Preston pubblicò il libro «The Demon in the Freezer», il cui titolo denunciava l'ibernazione di uno scomparso eccellente: il vaiolo. Era il 2002 e il mondo del web era già forte da diffondere e perpetuare una simile informazione. Se qualcuno aveva pensato di regalare una pur inerte immortalità al ferale virus, qualcun altro ha simultaneamente ritenuto di cristallizzare un insieme di dati che rimarcassero la pericolosità di certi "giochi" con ordigni naturali come il "variola maior".
Scomparso ufficialmente nel 1977, "ucciso" dagli studi del dottor Donald Ainslie Henderson e del suo team di ricercatori, il vaiolo è destinato a rappresentare comunque una minaccia. La sua conservazione - motivata da esigenze scientifiche e proiettata alla salvaguardia di una entità altrimenti relegata nelle più dolorose pagine di storia-tiene il mondo con il fiato sospeso: la pietra tombale su cui si leggeva 27 ottobre 1977 (giorno in cui è stato registrato l'ultimo caso di infezione naturale in Somalia, vittima il signor Ali Maow Maalin) è pericolosamente scoperchiata. Quel micidiale virus è tenuto in vita nei laboratori chimici di Atlanta e Kolzovo, dove - oggetto di numerosi esperimenti -sarebbe addirittura stato potenziato artificialmente. La ragione di tali iniziative risiede, secondo tanti microbiologi, nell'esigenza di continuare a studiarlo in prospettiva di una sua eventuale ricomparsa: l'incubo del bioterrorismo incombe e non ci si può far trovare impreparati in caso di aggressione. Accanto a questo timore, a indirizzare a non distruggere tecnicamente il vaiolo, c'è che questo conserva nel proprio patrimonio genetico la chiave di una morbo mortale e, in futuro, potrebbe contribuire a sconfiggere altre malattie tra cui l’Aids.
Oltre a "tramandare" agenti patogeni, il mondo della ricerca scientifica e quello delle istituzioni preposte alla salvaguardia collettiva hanno predisposto piani di informazione estremamente dettagliati, con l'obiettivo di lasciare in eredità - costantemente fruibile -un patrimonio di conoscenze e di esperienze che non può e non deve andare perduto. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Center of Diseases Control and Preventioti (www.cdc.gov) e la Federal Emergency Management Agency (www.fema.gov) hanno creato imponenti archivi documentali, parte dei quali - almeno per la porzione divulgabile - sono addirittura consultabili via internet Senza andare poi tanto lontano, anche in Italia ci sono organizzazioni che studiano questi temi come a Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, istituito presso l'Istituto superiore di sanità (www.epicerltro.iss.it), che custodisce la memoria storica di certi fenomeni e conserva i risultati di ricerche e approfondimenti in materia.
Mentre i laboratori sono presidiati con tanto di vigilanza armata e sofisticate misure di sicurezza,c'è chi teme che non siano altrettanto blindati i sistemi informatici in cui sono stoccate informazioni segrete e qualcun altro ha paura che internet possa consentire terribili sperimentazioni "fai-da-te". Nel 2006 il quotidiano britannico «The guardiarv> ha dimostrato con un'inchiesta giornalistica la possibilità di ordinare via web le sequenze di Dna di affezioni mortali: 33 sterline, 7 di spese di recapito, un nominativo fasullo, un indirizzo di comodo sono bastati per entrare in possesso di una ricetta letale tramite la VH Bio Ltd. Quel pacco portato a domicilio dalla Royal Mail e quella minuscola fiala di gel bianco hanno dimostrato la fragilità del sistema. La lezione si spera sia servita. In caso diverso il problema di eternare qualcosa potrebbe non sussistere per mancanza di eredi...
umberto@rapetto.it

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