mercoledì 3 settembre 2008

Cittadella (pd) - Domenica 7 settembre 2008 - con Reitia

Cittadella (pd) - Domenica 7 settembre 2008 - con Reitia

Cittadella (pd)
Domenica 7 settembre
Con la dea Reitia

Anche quest'anno, per la precisione questa è la quinta sfilata, i pagani e wiccan veneti sfileranno intorno alle mura di Cittadella con gli stendardi della dea Reitia.
Tutti vi posso partecipare, è una festa pubblica.
I pagani e wiccan veneti saranno presenti per tutta la giornata con i loro gazebo in piazza. Durante questa edizione della "Festa dei Veneti", organizzata da "Raixe Venete", vi sarà anche la nostra mostra sui veneti antichi.
"I veneti antichi, alla scoperta della nostra storia antica" e' il tema dell'edizione di quest'anno della festa.
La "Festa dei Veneti" con il passare degli anni si è sempre più affermata, nelle ultime edizioni ha raggiunto le 30.000 presenze. Decine e decine sono i gli espositori.
Per chi vuole partecipare solo alla sfilata, l'orario di partenza degli stendardi è fissato verso le ore 15.00.
Su Youtube si possono trovare i video delle sfilate precedenti.
ciao
francesco scanatta
cell. 349 7554994


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domenica 13 aprile 2008

Non rimane che dare sepultura alla salma di Radio Gamma5

Radio Gamma 5 non esiste più.
Oggi è venuto a mancare anche il più lontano ricordo di quello che la Radio è stata.
La Radio è morta il primo giugno 2007, informatevi e capirete perchè .
Per lunghi mesi abbiamo vegliato la sua salma.
Anzi possiamo dire che la veglia si poteva considerare solo la triste attesa della morte del suo fondatore: Franco Carraro.
All'inizio di quest'anno Carraro ci ha lasciato.
Oggi le frequenze della Radio erano mute, sembrava quasi uno segno del fatto che ormai la Radio non è più una voce libera, e che le idee di libertà sostenute da Franco Carrano non abbiano più il loro spazio.
L'assemblea straordinaria dei soci è stata penosa. In merito esiste anche una registrazione video , quasi completa, del suo andamento.
Tra tutti i tristi avvenimenti di questo evento voglio evidenziare solo quello che mi riguarda. Il presidente della Radio, sarebbe meglio definirlo dominatore, con una votazione illegale sotto tutti i punti di vista, ha deciso la mia radiazione da socio della cooperativa.
Per mesi ho curato questo blog, ho deciso di abbandonarlo e di tramutarlo in un monumento funebre che ricordi quello che è stata Radio Gamma 5.
Francesco Scanagatta

venerdì 11 aprile 2008

Per salvare il culo alle banche e al modello economico Usa il Fondo si scopre statalista

Per salvare il culo alle banche e al modello economico Usa il Fondo si scopre statalista

di Sabina Morandi

Liberazione del 09/04/2008

Senza interventi governativi non si esce dalla crisi del credito che rischia di penalizzare la crescita globale. A dirlo è il capo del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn che aggiunge: «la necessità di un intervento pubblico sta diventando sempre più evidente». In occasione degli incontri di primavera, le due istituzioni che più hanno fatto per diffondere il neo-liberismo rampante - Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale - hanno perso la fede nelle capacità taumaturgiche del mercato e consigliano una terza linea difensiva da aggiungere a quella monetaria e a quella fiscale perchè, come dice Strauss-Kahn, se la liquidità delle banche «non può essere ripristinata abbastanza rapidamente dal settore privato, bisogna considerare l'impiego dei soldi pubblici». E, tanto per mostrare che fa sul serio, il Fondo mette sul mercato le sue riserve di oro il cui valore si aggira sui 6 miliardi di dollari.
La doppia morale del libero mercato non è una novità: se i soldi pubblici servono per salvare le banche non c'è niente di male, ma se a qualcuno viene in mente di utilizzarli per dare un tetto ai cittadini vittime dei mutui o per finanziare la sanità pubblica, finisce immediatamente all'indice per sospette nostalgie stataliste. Del resto, anche il ruolo che il Fondo recita per conto del Tesoro americano non è affatto nuovo, anche se stavolta le sue stime di crescita, chiaramente confezionate per arginare la fuga dei capitali verso l'eurozona, sono state apertamente criticate da esponenti di rilievo dell'establishment europeo come il ministro tedesco Junker, il commissario europeo Almunia e il governatore di Bankitalia Draghi. Quello che non si era mai visto, però, è un'inversione di tendenza così netta da parte di un'istituzione che ha mostrato un'intransigenza criminale nel difendere la purezza del suo assunto ideologico anche di fronte a crisi ben più devastanti di quella di oggi.
Nel corso di tutti gli anni Novanta, com'è noto, l'ideologia del mercato über alles ha indotto buona parte dei paesi a rinunciare a ogni controllo sugli investimenti esteri, aprendo così la strada alle scorribande del capitale speculativo e alle annesse crisi ricorrenti. Una delle più gravi, la crisi asiatica del 1997, fu il prodotto di una manovra speculativa alimentata dal panico che, in pochi mesi, mise in fuga tutti i capitali dalla regione malgrado le economie delle Tigri fossero più che solide. Il risultato, come scrisse l'Economist, fu «una distruzione di risparmi di proporzioni generalmente associate a una guerra totale». Per invertire la tendenza e calmare il panico finanziario sarebbe bastato un prestito rapido e deciso come fece il Tesoro statunitense per salvare il Messico nel '94, tanto per dimostrare al mercato che le istituzioni internazionali consideravano quelle economie solide. Nel '97, invece, la parola d'ordine era lasciar fare al mercato e anzi approfittare della crisi per finire di smantellare «i residui di un sistema fortemente condizionato da investimenti gestiti dal governo» come dichiarò Alan Greenspan.
Mentre l'Asia veniva sconquassata da un'epidemia di suicidi, assalti ai negozi e bancarotte, l'allora capo del Fondo Monetario, Michel Camdessus, si adeguò al verbo di Wall Street: dopo mesi di criminale inattività - durante i quali si sarebbero potuti autorizzare dei prestiti tampone per arginare il panico - il Fondo preparò dei pacchetti di aiuti da discutere con i paesi in crisi. Le discussioni, che si protrassero per parecchi preziosi mesi, erano necessarie perché gli aiuti, in realtà dei prestiti, erano condizionati alla disponibilità di smantellare l'odioso "intervento governativo" nell'economia. In sostanza, a paesi rovinati proprio per avere rinunciato a ogni controllo sui movimenti di capitali, vennero "consigliate" ulteriori deregulation.
La Malesia, che non ritenne ragionevole «distruggere la propria economia per farla migliorare» - come dichiarò il primo ministro di allora - rifiutò gli aiuti del Fondo e per questo finì all'indice ma si salvò. Gli altri, Indonesia, Thailandia, Filippine e Corea del Sud, dovettero aprire ogni settore alle corporation e, soprattutto, s'impegnarono a non interferire in alcun modo con la falce darwiniana del mercato. Mentre le imprese fallivano una dietro l'altra, ai governi di quei paesi venne tassativamente vietato di finanziare cuscinetti sociali per salvare le masse immiserite e anzi venne imposto loro di abbandonare anche i normali strumenti di controllo, come per esempio calmierare i prezzi dei generi di prima necessità. A differenza di oggi, allora il Fondo Monetario non ritenne necessario «valutare l'impiego di soldi pubblici» per dar da mangiare a un esercito di disoccupati anche se, secondo dati raccolti dalla Banca mondiale, in seguito alla crisi asiatica almeno 20 milioni di persone precipitarono sotto la soglia della povertà. Fu quell'intransigenza a spingere molti paesi - soprattutto quelli latino-americani - a sganciarsi dal sistema dei prestiti provocando quella crisi di liquidità che adesso costringe il Fondo a mettere in vendita le sue riserve auree per trovare i soldi con cui salvare le banche statunitensi.

Franco Carraro, Gamma 5 e lo spiritismo del Cerchio Firenze 77 e del Cerchio Ifior di Genova.

Franco Carraro, Gamma 5 e lo spiritismo del Cerchio Firenze 77 e del Cerchio Ifior di Genova.
Frugando fra i vecchi documenti nel computer, prima ancora che fosse in uso internet (almeno per me) ho rinvenuto un file contenente tre lettere che feci a Franco Carraro in risposta ad alcuni suoi concetti. Allora Franco Carraro era uno spiritista legato al Cerchio Firenze 77 e al Cerchio Ifior di Genova.
Ne ho fatto quattro pagine che ho caricato in web:

Una pagina di presentazione:

“Franco Carraro, Radio Gamma 5 e lo spiritismo del Cerchio di Firenze 77 e Ifior di Genova”
Che trovate all’indirizzo:
http://www.stregoneriapagana.it/francocarrarogamma5.html

E tre pagine degli argomenti trattati:

1) Piano fisico; Piano mentale; Piano astrale!
2) A proposito del concetto di Assoluto!
3) Questioni inerenti alle sedute spiritiche di qualunque tipo e in qualsiasi modo si svolgano!


Che trovate agli indirizzi:

http://www.stregoneriapagana.it/corpoastrale.html
http://www.stregoneriapagana.it/assoluto.html
http://www.stregoneriapagana.it/spiritiifior.html


Si tratta di tre argomenti che chi ha ascoltato Franco Carraro erano centrali nelle sue esternazioni. Il concetto di assoluto, il concetto degli spiriti o maestri astrali, e la questione del piano fisico, piano mentale e piano astrale.
Queste pagine sentono il tempo e risentono, nel linguaggio, anche la mediazione che ero costretto a fare per tentare di entrare in sintonia con Franco tuttavia esprimono tutta una serie di principi propri del Paganesimo Politeista. Solo la pagina dell’assoluto, quella che parla di Terminius, è già stata utilizzata in rete in quanto era già stata scritta come pagina e adattata al dibattito con Francesco Carraro (detto Franco).
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 10 aprile 2008

Moria di api, il pesticida finisce sotto accusa

Brescia Oggi, Giovedì 10 Aprile 2008
IL CASO. La piaga - denunciano gli allevatori - si è manifestata con virulenza in Franciacorta, ma il fenomeno si sta estendendo al Sebino, Garda e Bassa
Moria di api, il pesticida finisce sotto accusa
L’ Asl ha incaricato l’Istituto zooprofilattico di eseguire tutte le analisi Gli apicoltori preoccupati

Centinaia di migliaia di api stanno morendo nella nostra provincia, presumibilmente a causa di un pesticida. Il grido d’allarme giunge dalla Franciacorta, ma si tratterebbe di un fenomeno esteso a tutta la provincia: finora sono una decina i casi registrati in Garda, Bassa e Sebino. Floriano Mazzoldi, apicoltore di Paderno, in pochi giorni ha perso 50 arnie su 55: «tutta colpa di un pesticida utilizzato durante la semina del mais che ha un effetto letale sulle api anche a distanza di diversi chilometri» afferma. Se si dovesse proseguire su questa strada «il 95 per cento delle api bresciane rischia di morire - prosegue Mazzoldi - con gravi conseguenze per tutto l’ambiente». Oltre a produrre miele, le api sono un fondamentale indicatore del livello di benessere ambientale, fungono in sostanza da termometro per testare la vivibilità delle aree in cui vivono. La moria di api si era già verificata proprio in Franciacorta nel corso dell’estate 2005. Allora la colpa ricadde sulla «cicalina» impiegata nel trattamento dei vitigni. Oggi, la responsabilità dell’«eccidio» sarebbe da attribuire ai neonicotinoidi, una classe di insetticidi che agisce a livello del sistema nervoso bloccando il passaggio degli impulsi e causando la morte degli insetti. L’uso di queste sostanze sarebbe sconsigliato vicino ai corsi d'acqua e nel periodo della fioritura per l’effetto letale che hanno proprio sulle api. Gli apicoltori bresciani temono un crack della produzione di miele, mentre l’Asl ha incaricato l’ istituto zooprofilattico di Brescia di esaminare i «cadaveri» delle api intossicate per avere un quadro più preciso sulla moria.F.AP.

martedì 8 aprile 2008

Veneto Pagan Moot giovedi' 10 aprile 2008

Incontro Wicca e Pagano -
Pagan Moot Veneto 10 aprile 2008
salve,
giovedi' 10 aprile 2008
Montegrotto Terme ore 20,45.
al Pub Imbolc,
Via Aureliana 11 Montegrotto Terme (PD)
si terra' l'incontro mensile dei pagani e wiccan
veneti. L'incontro è aperto a tutti.

Incontro periodico mensile ogni secondo giovedì del
mese.
Il primo Pagan Moot Veneto è avvenuto nel dicembre
2005.

" Durante il pellegrinaggio della vita, il politeista
si reca da un tempio all'altro, pratica differenti
rituali, differenti modi di vita, differenti metodi di
sviluppo interiore. Resta costantemente cosciente
della coesistenza di una moltitudine di vie che
portano al divino… il monoteista non può vedere in
modo chiaro, fianco a fianco, i diversi stadi del suo
sviluppo passato e futuro, illustrati da diversi
simboli, diversi Dèi, diversi culti, diversi
comportamenti religiosi, ogni suo tentativo per
superare i limiti dei dogmi e delle leggi del sistema
in cui si trova immerso tende a fargli perdere
l'equilibrio. ", uso le parole Alain Danielou per
cercare di far capire lo spirito che anima molti dei
partecipanti al moot.


Cos'è un moot?
"Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un
locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad
intervalli fissi in cui le persone si possono
incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e
quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre
con la stessa periodicità facilita l' organizzazione
per tutti, visto che non si deve cercare di contattare
tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le
persone hanno la possibilità di organizzare i propri
impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre
tutte le persone nuove nella comunità possono andare
ad un Moot".
saluti.

Questi incontri diventano sempre più importanti,
perchè rappresentano la possibilità di contrastare la
follia del monoteismo in tutte le sue varianti.
Proprio in questi giorni un "anonimo" esorcista ha
dato la dimostrazione di come ogni religione derivante
dal monoteismo sia pericolosa, infatti ha dichirato:
"Ma possono essere in balia del maligno anche governi
(«quando fanno scelte scellerate») o chi professa
altre religioni («in quelle pagane il diavolo è
insito»).", il diavolo è divinità solo per i
cristiani. il diavolo appartiene solo alla follia
delle religioni rivelate. Quello che un simile
ragionamento lascia traparire è la volontà di
"demonizzare" tutte le religioni diverse dal
monoteismo, e la speranza di tramutare l'Italia in una
teocrazia, per poter disporre di leggi che consentano
agli inquisitori cattolici di riaccendere i roghi.

francesco scanagatta

cell 349 7554994.

domenica 6 aprile 2008

20.000 euro di multa non certo a causa Simeoni e Scanagatta

Vi ricordate l'assemblea dei conduttori di Radio Gamma5 del 28 marzo 2008?
Avete notato l'assurdo rifiuto di farmi leggere il verbale con cui l'Autority dava una multa di 20.000 euro alla nostra radio?
Mi sono chiesto il perchè di questo comportamento; grazie ad un socio della Radio, sono venuto in possesso di una copia di questo atto. E ho capito tutto. Il verbale e la conseguente multa si si riferisono solo ad una specifica situazione, cioè a quella in cui la Radio di si è dichiarata, tramite la lettera presentata all'autority, responsabile di mancato controllo. Vi riporto la parte dell'articolo della legge che giustifica la multa: "... per le trasmissioni ad accesso condizionato che comunque impongano l'adozione di un sistema di controllo specifico e selettivo". Leggetevi il verbale e scoprirete che l'autority scrive che la radio sui motivi del primo verbale non ha giustificato niente.
Claudio Simeoni ha fatto ricorso. Io come socio, per tutelare la radio, ho fatto ricorso. Quasi tutti gli elementi presenti nel primo verbale NON sono stati sanzionati. L'Autority, visti i ricorsi di Simeoni e mio, si è pronunciata solo sugli elementi di competenza esclusiva dell'amministrazione della Radio.
Aavevo offerto tutta la mia disponibilità nel predisporre un ricorso a nome della radio: è stato rifiutato. Contro questo secondo verbale si poteva presentare ricorso, ma qualcuno ha lasciato passare il tempo utile (volutamente?) per presentare ricorso al Tar.
Francesco Scanagatta
Read this doc on Scribd: Radio Gamma 5 verbale

mercoledì 2 aprile 2008

Radio Gamma 5 in attesa del 13 aprile

Chi segue la radio sicuramente ha capito che non mi riferisco alle elezioni politiche.
Il 13 aprile rappresenta una data "storica" per il futuro della Radio. A meno di sorprese questa data rappresentera un punto di svolta per il tipo di Radio che diventerà (o rimarrà la nostra Gamma5)?.
Inutile dire che in questo momento si stanno scontrando due visioni della radio che non hanno niente in comune fra loro. Radio Gamma 5 sarà quella fondata da Franco Carraro o proseguirà la sua trasformazione in sacrestia?
Nell'ultima assemblea i due fronti che si sono scontrati davano la dimostrazione di questo.
Si è battagliato sull'affermazione fatta dai componenti della "dittuatura bianca" circa l'affermazione dell'esistenza del bene e del male. Chi si riconosceva nelle idee di Franco non condivideva questa posizione. Chi ha ascoltato Franco si ricorderà sicuramente la sua posizione sul tema. Apro una parentesi personale, Io e Franco Carraro abbiamo sempre avuto scontri sulle idee, penso che tutti si ricordino il nostro "scontro" sul caos, ma su questo tema concordavamo perfettamente.
Gli aspiranti "dittatori bianchi" su questo tema hanno sorvolato, hanno preferito attribuire scopi occulti ed di interessi personali ai loro oppositori.
Certo uno spettacolo veramente "indecoroso", voglio essere buono nel definire determinati comportamenti a cui ho assistito.
Tante altre accadimenti dovrebbero essere criticati e fatti conoscere. Una vicenda personale: Venerdì mi è stato impedito di poter esercitare i miei diritti di socio, nella prossima assemblea non sono dispoto ad accettare il ripetersi di una simile situazione. Tutelerò il mio diritto con tutti i mezzi legali che mi sono consentiti. Dico questo non per garantirmi il diritto di ritornare ai microfoni della radio, ma solo per rispettare l'intesa che sempre c'è stata tra me e Franco, di agire affinchè la radio sia sempre un luogo di libertà ove tutti possano esprimere la loro idea.
Se questo non dovesse essere è meglio che la radio...
Francesco Scanagatta

Dal Molin: «Coop rosse, via al boicottaggio»


«Coop rosse, via al boicottaggio»

di Orsola Casagrande

Il Manifesto del 30/03/2008

Dopo l'assegnazione dell'appalto per la base Usa, i no Dal Molin preparano la risposta

Sarà l'assemblea di martedì sera al presidio permanente a decidere le iniziative future dopo l'assegnazione dell'appalto per la costruzione della nuova base militare Usa al Cmc e alla Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna. Venerdì sera davanti alla prefettura dove il presidio aveva organizzato una manifestazione si è discusso molto di questa decisione di affidare alle cooperative rosse l'appalto. «E' una decisione molto grave - dice Marco del presidio - anche se naturalmente ce l'aspettavamo. E' una decisione che svela molte cose». Non va giù ai vicentini il fatto che il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni per esempio, nella sua visita alla città del Palladio, abbia voluto ribadire che la base al Dal Molin si farà. «Certo - dicono al presidio - è il premio per le cooperative rosse. E il premio soprattutto per il Cmc che non ha potuto fare l'alta velocità in val Susa». E proprio con i valsusini da ieri sono costanti i rapporti. Perché i no Tav conoscono molto bene il consorzio di Ravenna e hanno subito dato il loro sostegno ai vicentini per le iniziative future. La prima cosa che è venuta in mente a tutti e che da venerdì circola insistentemente è l'idea di un boicottaggio delle cooperative, magari una giornata nazionale in modo da coinvolgere i cittadini che a Vicenza hanno più volte espresso la loro solidarietà partecipando, per esempio, alle manifestazioni nazionali dei mesi scorsi.
«Discuteremo in assemblea - dice Olol Jackson - delle iniziative e delle proteste da prendere. Certo è che non staremo a guardare». Per Marco «non ci mancheranno le occasioni per farci sentire, visto che i lavori dovrebbero durare almeno quattro anni secondo quanto indicato dagli stessi americani». Al presidio ritengono anche che l'annuncio del vincitore dell'appalto abbia molto a che fare con la campagna elettorale in corso. «Ci è sembrato francamente - dice sempre Marco - un atto di propaganda. Soprattutto l'affermazione che i lavori cominceranno in estate. Non ci pare realistico visto che praticamente i lavori di bonifica, che dovevano essere preliminari a qualunque altro lavoro, sono sostanzialmente fermi. E se non lo sono - aggiunge Marco - visto che ci hanno detto che c'erano centinaia di ordigni da eliminare, ci piacerebbe sapere che fine hanno fatto».
I lavori di bonifica erano stati fermati nei mesi scorsi dalle azioni pacifiche ma determinate dei cittadini. E da una serie di azioni di presidio e boicottaggio delle imprese coinvolte in questi lavori anche fuori da Vicenza, per esempio a Firenze, sede di una delle imprese incaricate. «E' chiaro che il boicottaggio - dice ancora Marco - ci pare una delle forme di lotta più appropriate e efficaci. Vedremo in assemblea in che modo e in che forma attuarlo». Il Cmc è noto in val Susa per la mancata realizzazione del tunnel di Venaus. «Ci ricordiamo - dice Marco - le affermazioni del presidente del Cmc anche rispetto a Vicenza e alla base militare Usa. Per lui - aggiunge - non c'era alcuna contraddizione nel fatto che una cooperativa rossa potesse accettare di costruire una base di guerra. E' evidente che a queste cooperative non interessa nulla delle comunità, né dei territori. Le nostre istanze, come quelle dei valsusini non vengono ascoltate da chi ha in testa solo il profitto».
La vicenda Dal Molin ha registrato negli ultimi giorni una serie di accadimenti importanti e per certi versi anche inquietanti. Dalle perquisizioni di giovedì a casa di alcuni giovani legati al presidio all'assegnazione dell'appalto. Venerdì sera i no Dal Molin volevano consegnare al prefetto le firme (oltre seimila) raccolte tra i cittadini in solidarietà con i destinatari degli avvisi di garanzia per l'occupazione della prefettura. Il prefetto non c'era. Così non ha ricevuto nemmeno le ampolle di acqua al cherosene raccolta nei pressi dell'oleodotto militare dove nelle scorse settimane ci è stato un pesante incidente. I no Dal Molin continuano la loro campagna elettorale originale. I candidati della lista Vicenza Libera saranno impegnati oggi in una biciclettata nei quartieri periferici della città. «Perché vogliamo dire ai cittadini - dice Marco - che il comune non deve essere solo il luogo dove inviare lamentele. Dobbiamo essere noi i protagonisti, dobbiamo riappropriarci della politica, senza delegare a nessuno». Così oggi i ciclisti andranno a perlustrare le strade delle periferie per raccogliere la denuncia dei cittadini rispetto alle buche, strade dissestate, punti pericolosi. L'esperimento della lista Vicenza Libera è anche questo, riprendere in mano la gestione della cosa pubblica coinvolgendo e non imponendo ai cittadini delle scelte calate dall'alto.

A. a. a. Val Susa. Si vendono pezzi di terra garantiti Notav per fermare il supertreno


A. a. a. Val Susa. Si vendono pezzi di terra garantiti Notav per fermare il supertreno

di Maurizio Pagliassotti

Liberazione del 30/03/2008

Non costa nulla diventare padroni del futuro in Val Susa. La lotta contro il supertreno segna un nuovo punto a favore di chi l'opera strategica per eccellenza proprio non la digerisce. Oggi sui prati di Chiomonte, dove un progetto vorrebbe far uscire il tunnel di base del cosiddetto «studio alternativo», un notaio si siederà dalle nove del mattino fino alle dieci di sera e certificherà l'atto di acquisto di circa 1500 persone che hanno deciso di comprarsi quello che chiamano «un posto in prima fila»: un metro quadro circa di terreno che poi, in caso di apertura dei cantieri, dovrà essere espropriato con relativi deliri di carte bollate, notifiche etc. Insomma, una sorta di guerriglia preventiva.
Se mai verrà il giorno dell'apertura dei cantieri, le procedure burocratiche necessarie per riconoscere i proprietari ed espropriarli (è indispensabile farlo sul posto) richiederanno mesi.
L'idea è venuta in mente ad Alberto Perino un paio di mesi fa, e la speranza al tempo era di coinvolgere mille persone. Ne sono arrivate cinquecento in più e infatti ora si sta pensando di fare shopping Notav un po' in tutti i luoghi strategici della Val Susa.
Se il movimento ha risposto con entusiasmo, i sindaci di valle hanno dimostrato molto meno calore.
Basta poco per comprarsi un pezzo di terra Notav, si possono scaricare i moduli dal sito www.notav.it , oppure si va ai vari presidi di valle o a Torino presso la sede dell'Associazione Pro Natura. Pochi fogli da compilare, meno di quindici euro da investire e l'opzione di acquisto è completata. Bastano la carta di identità, il codice fiscale e cinque minuti contati. Il problema all'inizio era per chi non era proprietario di beni immobili. Domande varie: si paga l'Ici su un metro quadro di terra? Bisogna inserirlo nella dichiarazione dei redditi? Su tutto questo fronte le risposte sono rassicuranti. Dato che si tratta di appezzamenti minuscoli di prati sperduti tra le montagne che non danno reddito, non sarà necessario dichiarare nulla né verrà richiesto il pagamento Ici.
Attualmente lo shopping è sospeso, ma si conta di riaprirlo al più presto per altre località a rischio, Venaus e Villarfocchiardo prima di tutte. L'obbiettivo è di raggiungere oltre trentamila lotti sparsi per la valle. A macchia di leopardo.
Dato che in val Susa ormai nessuno si fida più della politica, l'operazione «compra un posto in prima fila» è riservata alle persone fisiche e non a quelle giuridiche. Niente partiti, associazioni o altro come acquirenti quindi, ma solo singoli cittadini.
Oggi però ci sarà da sudare perché sotto il caldo sole della primavera bisognerà fare un bel po' di coda prima di mettere la firma davanti al notaio. Prima i valligiani, poi i forestieri. I torinesi sono previsti per la tarda serata. Si inizierà alle otto del mattino e la fine è prevista per le ventidue. Poco male, ci sarà una mega grigliata, colombe e uova pasquali, danze, concerti... la solita baldoria Notav.
Mario Virano, responsabile dell'Osservatorio Tecnico (un "coso" ormai agonizzante perché disconosciuto da tutti) irride l'idea Notav sostenendo che «non serve a nulla, il tunnel potrebbe passare cinquecento metri più in alto più in basso..», reazione scomposta dettata dal nervosismo crescente. Un tunnel di base lungo cinquanta km, non si può spostare come un pacchetto di patatine, qualsiasi studente di ingegneria riderebbe di un'affermazione simile.
Conclude poi Virano: «Per le Olimpiadi di Torino abbiamo espropriato tre milioni di lotti senza problemi... Facciano quello che vogliono in val Susa, non servirà a bloccare i lavori». Esempio infelice perché lo scempio dell'abbandono post olimpico delle mega opere costruite per il 2006 è sotto gli occhi di tutti. Si veda la cattedrale nel deserto della pista da bob di Cesana Torinese.
In realtà tutti sono consci che non sarà solo «la guerriglia burocratica» a fermare chi vuole la mega opera, ma è un altro granello di sabbia messo dentro l'ingranaggio Tav. Inoltre è un segnale forte per chi vedeva il movimento diviso e bloccato, in parte addirittura pentito riguardo il passato. Solo poche settimane fa il sindaco di Torino Chiamparino ha lanciato l'idea di una manifestazione Sitav in val Susa, subito decaduta e frettolosamente ribattezzata come «provocazione».
In realtà le affermazioni di Virano e Chiamparino sono indice di un'armata brancaleone che ogni giorno cambia idea, a destra come a sinistra. Di questi tempi la novità di un terzo tracciato pensato dagli ingegneri fai da te Martinat, ex sottosegretario alle infrastrutture (An), e Napoli, piccolo politico locale (Forza Italia). Secondo costoro il nuovo tracciato dovrebbe fare tappa a Susa con una mega stazione internazionale «per il turismo». Un'ipotesi, in parte sposata anche da Mercedes Bresso, che demolisce l'idea che il Tav sia per le merci e non per i passeggeri, dato che tra i due diversi tipi di trasporto esiste una differenza di velocità pari a 120 km/h. In poche parole si intaserebbe tutto, oppure si dovrebbero fare delle bretelle aggiuntive dentro la montgna. Altra novità secondo i due è la creazione di una nuova piattaforma logistica sostitutiva di quella di Orbassano. Fino a ieri tutti avevano sempre giurato che che l'interporto di Orbassano era insostituibile, strategico... Ma questo gli ingegneri fai da te non lo ricordano.

"Non ci arrenderemo mai"

«Perquisizioni e coop, ma non ci fermiamo»

di Orsola Casagrande

su Il Manifesto del 01/04/2008

La leader dei no dal Molin, Cinzia Bottene: «La procura ha voluto intervenire prima delle elezioni. Adesso chiuda in fretta le indagini». E sull'appalto per raddoppiare la base Usa di Vicenza: «Ce lo aspettavamo, per loro è un lavoro come un altro»

Tutto procede con estrema serenità. Cinzia Bottene è uno dei volti del presidio permanente e della battaglia contro la nuova base militare che gli Usa, complice il governo Prodi, vorrebbe costruire nel cuore di Vicenza. Sorridente, affabile, disponibile come sempre Cinzia Bottene è anche la candidata sindaco della lista che il presidio ha messo in piedi in occasione delle elezioni comunali. «Sono serena - dice - e questa serenità mi deriva dal fatto che non ho brame di potere». Mettersi a disposizione di una causa, prima di tutto perché in quella causa si crede. E' questo che sta alla base della decisione di candidarsi alle elezioni.

Partiamo da qui, dalla campagna elettorale. Come sta andando?

Come ho detto noi siamo estremamente sereni. Nessuno dei candidati e nessuno dei partiti ha la nostra serenità, mi sento di poterlo dire senza timore di smentite. Perché noi non abbiamo ambizioni di potere. Per noi queste elezioni sono una tappa di una battaglia che dura da due anni. Le elezioni non sono il capolinea e questo ci è molto chiaro. La battaglia è ancora soltanto all'inizio e lo sappiamo bene. Le elezioni andranno come andranno, noi continueremo a stare in pista. Se andrà male il nostro percorso non si esaurirà. Se andrà bene (ride, ndr) forse i risvolti negativi ci saranno per me nel senso che dovrò modificare la mia vita, inevitabilmente.

Come ti accoglie la gente?

Direi bene. Mi fermano persone insospettabili, e non solo perché sconosciute. Mi fermano le persone più diverse, per età, estrazione sociale. In generale i commenti sono tutti positivi. La gente ci chiede di continuare e esprime la loro solidarietà. Chiede di essere coinvolta. Penso che i vicentini abbiano compreso il messaggio che abbiamo cercato di comunicare: noi non aspiriamo a entrare in consiglio comunale per interesse personale. Vogliamo metterci a disposizione della città, o per meglio dire vogliamo essere uno strumento in più per i vicentini. Che potranno avere voce in comune e dire la loro su quali siano le scelte migliori per la città.

In questa ultima settimana ci sono stati due episodi diversi tra loro ma entrambi piuttosto inquietanti, come li avete definiti. Partiamo dalle perquisizioni nelle abitazioni di alcuni esponenti del presidio.

Ho denunciato e continuerò a farlo che si è agito con poca cautela, mettiamola così. I tempi erano sbagliati. Questa sull'attentato all'oleodotto è un'indagine che va avanti da dieci mesi. Allora due settimane in più per ordinare le perquisizioni non avrebbero fatto alcuna differenza. Invece si è scelto di farle prima delle elezioni. Io ho chiesto e lo ribadisco che, vista l'urgenza con cui si è proceduto alle perquisizioni, si proceda altrettanto rapidamente alla chiusura delle indagini. Vogliamo che prima delle elezioni vengano resi pubblici i risultati delle indagini, delle analisi dei computer e dell'altro materiale sequestrato. Noi non abbiamo timori perché le nostre azioni sono tutte alla luce del sole. Quanto poi alle dichiarazioni del procuratore sul fatto che sia stato il presidio a rendere pubbliche le perquisizioni noi ripetiamo che non abbiamo nulla da nascondere. A parte il fatto che sarebbe stato assai difficile tenere nascoste perquisizioni condotte in abitazioni private da dieci agenti. E poi davvero, noi non abbiamo paura di rendere pubbliche le notizie che ci riguardano proprio perché non abbiamo nulla da nascondere.

L'altra cosa che è accaduta in questa settimana è stata la comunicazione da parte degli americani del vincitore del contratto per la costruzione della nuova base.

Per noi si è trattato di una conferma, non di una notizia. Che l'appalto sia stato affidato a cooperative rosse non ci stupisce, del resto le dichiarazioni del presidente del Cmc di Ravenna non potevano lasciare dubbi sul fatto che il profitto viene prima di qualunque altra cosa. Il denaro evidentemente non puzza e per realizzare denaro qualcuno è disposto a fare qualunque cosa. Il presidente del Cmc ha detto che per lui la costruzione della base americana al Dal Molin è soltanto un altro appalto, che lui ha cinquemilacinquecento dipendenti da mantenere. Io non penso che sia così. Non penso che si possa accettare tutto, sempre.

Cosa bolle in pentola per i prossimi giorni?

L'assemblea del presidio deciderà che forme di protesta attuare nei confronti delle cooperative rosse, pensiamo al boicottaggio. Vedremo in questi giorni. E poi il 7 aprile in piazza delle poste ci sarà una grande serata di spettacolo e parole con Dario Fo e don Gallo.

George secondo Stone: alcol, Dio e l'ossessione per Saddam

Corriere della Sera 02.04.2008
Il film Le anticipazioni della Abc sul controverso «W»: in una scena il futuro presidente, ubriaco, insulta il padre
George secondo Stone: alcol, Dio e l'ossessione per Saddam
di Ennio Caretto

Oliver Stone lo definisce una «biopic», un film biografico su George W. Bush, politico e umano al tempo stesso. Ma dalle anticipazioni della tv Abc, il suo film sul presidente, intitolato semplicemente «W», potrebbe essere devastante, come lo fu quello fu Richard Nixon. Il controverso regista traccia un ritratto polemico di Bush, prima di un alcolizzato in continua competizione con il padre, poi di un leader deciso a distruggere il nemico che aveva tentato di assassinarglielo, Saddam Hussein. E pur evidenziandone il tormento interiore e la religiosità, gli attribuisce un linguaggio scurrile. In uno dei momenti più drammatici della vigilia della guerra dello Iraq, quando il presidente francese Jacques Chirac chiede una proroga di un mese per gli ispettori dell'Onu, Bush non ci vede più: «Trenta giorni! — urla nel film —. Mi piacerebbe infilare un intero piatto di patatine della libertà in gola a quel viscido pezzo di m...!». Patatine della libertà fu il nome dato da Bush alle «french fries», le patatine fritte, in spregio a Chirac.
«W» ripercorre la vita del presidente, dal fermo di polizia all'università di Yale per avere abbattuto un palo della porta del campo di football alle ubriacature continue a base di vodka e succo d'arancia coi compagni. In uno degli episodi familiari più avvilenti, Bush padre richiama il figlio ormai adulto, che ebbro al volante ha investito un deposito di rifiuti: «Rivolgiti all'Anonima alcolici!». Bush Jr. lo insulta, lo sfida a fare pugni: «Tu, mister perfezione! Tu mister eroe di guerra! Tu mister va a ....!».
Per Oliver Stone, che ha scritto il copione assieme a Stanley Wieser, il fantasma paterno è la chiave di lettura di Bush figlio, che non si sente alla sua altezza, non vi si sentirà neppure dopo che il predicatore Billy Graham lo avrà liberato dall'alcool e reso un «cristiano rinato» in presunto contatto diretto con Dio. Persino la madre Barbara continuerà a dubitare di lui, gli chiederà di rinviare la sua candidatura a governatore del Texas: «Sei una linguaccia e hai scatti d'ira incontrollabili, non ti eleggeranno».
Nel film, la guerra dell'Iraq è un regolamento di conti di «W» con Saddam Hussein. Il ministro della difesa Donald Rumsfeld obbietta che «la scimmia ammaestrata che ci ha portato l'inferno è Bin Laden, non Saddam», e il presidente s'infuria: «Tu non attenti alla vita di un Bush e poi te ne vanti. Hai capito?». Secondo Stone, il presidente è convinto che il padre sia stato sconfitto alle elezioni del '92 da Bill Clinton perché non ha eliminato il raìs: «Se tu lo avessi fatto, saresti stato rieletto », dice a Bush sr. Quando l'Onu tergiversa, si rivolge al premier inglese Blair: «Mettiamo le insegne dell'Onu su un caccia, e uccidiamo Saddam».
Ma quando annuncia la guerra al principe saudita Bandar, s'interrompe per guardare una partita di football in tv, e quasi soffoca ingoiando una ciambella. Nel corso del conflitto la sua condotta si fa bizzarra. Confida al vicepresidente Cheney di correre più in fretta facendo jogging «per dare un contributo personale alla vittoria». Ari Fleischer, l'ex portavoce di Bush, ha protestato che «è tutto inventato, non ho mai sentito il presidente dire volgarità, e il suo rapporto col padre è molto stretto». «W», che sarà interpretato dall'attore Josh Brolin e da Elizabeth Banks nella parte della first lady Laura, si chiude con Bush che sogna di giocare a baseball con i Rangers: impugna il bastone, guarda al cielo, ma non c'è la palla. Forse è una metafora per una presidenza andata a male, «per il buio che mi segue» come disse a Billy Graham. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain può solo augurarsi che Stone non distribuisca il film prima delle elezioni di novembre.

martedì 1 aprile 2008

In cosa vogliono trasformare Radio Gamma 5?

Ci sarebbe da scrivere un libro su quanto è successo nell'assemblea di venerdì scorso.
Molti non hanno compreso gli accadimenti di quell'evento. Il linguaggio utilizzato nel corso della trasmissione odierna dai nostri Pamio e Girotto era abbastanza "cifrato", solo chi era presente all'assemblea ha potuto capire a cosa i due si riferivano.
La loro capacità di accettare le discussioni e le critiche si è manifestata con il comportamento tenuto nei miei confronti: mi hanno sbatutto il telefono in faccia.
Trasmetto su Radio Gamma 5 da 12 (dodici) anni. Sono arrivate in radio su invito personale dell'amico Franco Carraro. Fu lui a telefonarmi e chiedermi se volevo fare una trasmissione "una tantum" o una trasmissione fissa.
Molte cose saranno dette nell'assemblea dei soci del 13 aprile, invito tutti i soci a parteciparvi. Invito anche i soci a sfiduciare l'attuale consiglio di amministrazione.
Per il momento voglio solo intervenire sul fatto che ha fatto che da detonatore all'attuale situziazione, cioè la votazione per l'allontamento delle trasmissioni di Massimo "l'infermiere". Vorrei ricordare che un conduttore è stato allontanato con procedimento analogo. Qualcuno si ricorda di "Mario da Rovigo"? Io votai contro la sua espulsione. I favorevoli al suo allontamento vinsero per uno o due voti di vantaggio. "Mario da Rovigo" aveva il sostegno di Franco Carraro. Franco accettò la scelta dell'assemblea, non intervenne per annullare quel voto. Il nostro presidente, speriamo ancora per poco, non ha avuto lo stesso "stile". D'imperio ha annullato il voto dell'assemblea. Non penso che un simile comportamento possa essere ricondotto allo stile di "Radio Gamma5".
Per quanto concerne la "multa" giunta alla radio per la trasmissione "magia, stregoneria, paganesimo", c'è solo da aggiungere che il consiglio di amministrazione non ha presentato ricorso contro il verbale di contestazione. Il nuovo verbale che erogava la multa, stando alle loro dichiarazioni, è giunto in radio due giorni dopo dell'assemblea dei conduttori di febbraio, hanno comunicato la notizia della sanzione durante l'assemblea del 28 marzo.
Cosa gli costava informarmi? Potevo fare ricorso contro la sanzione. Ricordo che il precedente verbale dava alla radio 15 giorni di tempo per il ricorso. Perchè hanno lasciato trascorrere tutto questo tempo senza informarmi? Hanno voluto evitare di fare ricorso o di impedirmi di presentare un nuovo ricorso?
Penso che gli amici della radio potranno farsi un'idea della situazione quando pubblicherò quanto la radio ha scritto all'autority per il primo verbale.
Questoè tutto per il momento.
Francesco Scanagatta

Gamma 5: cosa ne facciamo?


Trasmissione speciale oggi alle 15 con Marcello Pamio e la partecipazione di Paolo Girotto.
I confronti diretti della scorsa assemblea conduttori preludono a serie riflessioni sul futuro dell'emittente. Cosa è stato fatto, cosa faremo? Errori, proteste, ravvedimenti, impegno personale, sforzi collettivi e risultati, passato, presente e futuro di una realtà radiofonica libera che continua ad esistere fin che c'è chi si impegna per questo.
Chi ha perso la trasmissione può aggiornarsi ascoltando la replica notturna.

lunedì 31 marzo 2008

NO TAV: IN 1400 ACQUISTANO TERRENO PER BLOCCARE TRACCIATO

La Repubblica.it » Cronaca » News:
"NO TAV: IN 1400 ACQUISTANO TERRENO PER BLOCCARE TRACCIATO"

Torino, 19:45

NO TAV: IN 1400 ACQUISTANO TERRENO PER BLOCCARE TRACCIATO

Sono stati piu' di 1400 gli acquirenti No Tav di una parte del lotto di 1251 metri quadri a Chiomonte dove dovrebbe sbucare uno di tracciati ipotizzati per la Torino-Lione. E' questo l'esito dell'acquisto collettivo di terreni organizzato dai No Tav della Valusa quest'oggi. Si erano prenotati in piu' di 1500 ma non tutti hanno poi sottoscritto l'acquisto presso il museo archeologico La Maddalena. "Il dato preciso ce lo fornira' il notaio Roberto Martino domani, comunque alla manifestazione hanno partecipato piu' di 2500 persone - ha spiegato Alberto Perino, uno dei leader del movimento di contestazione all'alta velocita' tra Italia e Francia -. Ora aspettiamo i prossimi progetti che proporranno, e noi reagiremo portando avanti altre iniziative simili, che servono a darci il diritto di essere in prima fila al momento degli espropri. Il 9 giugno di sicuro acquisiremo con le medesime modalita' altri due terreni qui a Chiomonte e altri due a Venaus, altro luogo che tornera' d'attualita' nella nostra battaglia, e dove un nostro presidio e' sempre stato presente".

Federazione Pagana: La TV Pagana via web

Federazione Pagana: La TV Pagana via web

Da martedì mattina, sul canale televisivo via web:

http://www.mogulus.com/paganesimo

Andrà in onda in continuo la conferenza illustrativa del Giudizio di Necessità che fu tenuta nel 2006 in sala dibattiti di Radio Gamma 5 in via Belzoni 9 Cadoneghe – Padova.

Il Giudizio di Necessità è il tredicesimo elemento del Crogiolo dello Stregone. E’ uno delle cinque pratiche di Stregoneria attuate nel Sistema Sociale, nelle relazioni sociali, nei rapporti con le persone.

La consapevolezza che siamo circondati da un immenso infinito e che il nostro giudizio, comunque, articola una frazione minima di quell’infinito, se da un lato ci rende consapevoli della relatività del nostro giudizio, dall’altro lato non ci esime dall’emettere giudizi. Non ci esime dal prendere delle decisioni, non ci esime dall’agire nella società.
Ma come lo Stregone agisce nella società?
Cosa tiene presente?
E su cosa e in base a cosa, chi pratica Stregoneria costruisce il suo giudizio?
La conferenza risponde a questo.
Il filmato è di 1 ora e 47 minuti circa ed è la prima volta e solo grazie a questo servizio, che questo filmato può essere reso pubblico.

La pratica della Stregoneria è, spesso, avvolta nel mistero e anche se io ho tentato di spiegarla, le persone hanno difficoltà a comprendere che fare un’azione o farne un’altra, non è la stessa cosa. Ogni volta che prendiamo una decisione o facciamo un’azione noi ci modifichiamo in quella e solo in quella direzione cancellando tutte le possibilità che altre decisioni o altre azioni avrebbero permesso.
Martedì mattina, fra le nove e le dieci, sul canale di “Paganesimo e Stregoneria”, all’indirizzo:

http://www.mogulus.com/paganesimo

Andrà in onda la Conferenza sul Giudizio di Necessità. Da mercoledì mattina riprenderà l’attuale programmazione con l’inserimento, per ora, della conferenza.
Solo su questo servizio possiamo fare questo, su You Tube non potevamo.

E’ la nuova TV via Web che, come tutti i servizi, per aver successo devono dare spazio alle persone che hanno delle passioni. Poi, un giorno, arriveranno i grandi operatori e ci sbatteranno fuori.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 30 marzo 2008

Raglio Day: Successo dei Tabari a Spinea



(PF)Il gruppo bi-folk El Fio' col Tabaro ha dato sfoggio delle sue qualità già ben note agli amici di Gamma 5.

L'occasione è stata il Raglio Day di domenica 30/3 al Parco Nuove Gemme di Spinea. Una splendida giornata di sole ravvivata da una sfilata di asini, dimostrazioni di falconeria, animazioni per bambini con la prodigiosa Marzia, specialità gastronomiche e per finire la rumorosa presenza folk-musicale dei cosiddetti Tabari con la loro affezionata Krelia (vedi foto), l'asinella che il portavoce Neno ama chiamare affettuosamente "Krelia! Vien qua, to mare vaca!".

Sono vestiti da contadini e circondati da oggetti di una volta, cantano e suonano senza essere dei professionisti ma con tanta simpatia tra una battuta di spirito e un canto da osteria. Curiosità e applausi arrivavano da tutti i presenti che hanno passato il pomeriggio della domenica alla scoperta di tanta tradizione e filosofia. Un motto: "ridi 'na olta al dì. Se no te se de chi, ridi de ti!"

sabato 29 marzo 2008

"Le stagioni dei NOTAV"

Megachip - Democrazia nella comunicazione:
"Le stagioni dei NOTAV"
dal sito: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=6311


a cura di Ezio Bertok e Maurizio Piccione

Prologo
Domenica 30 Marzo 2008 a Chiomonte, pochi chilometri da Venaus, 1400 NOTAV si ritroveranno davanti ad un notaio per garantirsi un posto in prima fila qualora il partito trasversale degli affari tentasse di bucare la montagna. Un altro granello di sabbia in quel grande ingranaggio che si era inceppato nell'autunno del 2005 salvo rimettersi in moto all'indomani.

Negli ultimi due anni sono cambiate molte cose ma per chi non vive il problema TAV nella sua quotidianità può essere difficile cogliere ciò che è cambiato e quanto è rimasto come allora. I grandi media interessati propongono con sempre maggiore insistenza l'immagine di una valle rassegnata che ha cambiato idea, disposta ad accettare l'idea che il TAV “si può fare”. Non è così. Ma anche l'immagine di un modello intatto di democrazia partecipata è un'immagine distorta che non rende giustizia alla verità. La verità è più complessa e può essere utile un riassunto di questi ultimi due anni per chi, in altre parti del paese, si spende per la difesa del proprio territorio e dei beni comuni guardando con speranza e partecipazione alla resistenza NOTAV.

Il 30 Marzo segnerà l'avvio di una nuova fase della nostra lotta. Una forma inedita di resistenza, nata ben prima dell'autunno 2005, che fa politica mettendo al centro le persone, che nella lotta al TAV scopre tutti gli inganni di un modello di (non)sviluppo che uccide anche le speranze di futuro, che pratica nuovi stili di vita capaci di distinguere tra bisogni reali e una domanda di consumi indotta da un mercato che a tutto guarda fuori che alla qualità della vita.

Una resistenza che si è diffusa nel paese creando presidi e presidiando la democrazia, una resistenza che vuole stringersi nell'abbraccio di tante altre resistenze. E' il Patto di Mutuo Soccorso.

Il big-bang

Era l'autunno del 2005, il problema TAV Torino-Lione varcava i confini della Val di Susa ed assumeva un rilievo nazionale, la resistenza della Val di Susa conquistava le prime pagine dei giornali e Venaus diventava un simbolo.

Era l'8 Dicembre e un nuovo presidio nasceva di fronte al cantiere aperto solo due giorni prima con i blindati e i manganelli della polizia: la perforazione della montagna avrebbe dovuto iniziare da lì, ma l'8 dicembre tutto si ferma, nei mesi successivi il cantiere rimane deserto e il presidio di fronte si anima sempre più.

Nove giorni dopo erano oltre 50.000 in piazza a Torino, giunti da tutte le regioni d'Italia: non era solo una manifestazione di solidarietà, c'era in ognuno dei presenti la condivisione profonda delle ragioni che animavano la lotta NOTAV. Era ormai chiaro che l'opposizione del valsusini al progetto non derivasse soltanto dai rischi per la loro salute e dalla certezza delle devastazioni ambientali: l'inutilità di quest'opera folle, il suo costo astronomico e la consapevolezza che sarebbe stato a carico di tutti i contribuenti, l'enorme business legato all'apertura dei cantieri, gli intrecci tra politica e criminalità organizzata. Tutto questo era ormai patrimonio comune e in molti comprendevano ora cosa intendessero i NOTAV quando parlavano di “partito trasversale degli affari”. Altri ancora lo avrebbero compreso nei mesi successivi quando si materializzò quel Patto di Mutuo Soccorso che oggi riunisce tanti piccoli cortili impegnati a difendere i beni comuni contro le devastazioni delle grandi opere e certo non affetti da sindrome nimby.

Quel laboratorio di democrazia nato in Val di Susa creava nuove speranze, suscitava grandi aspettative; quella gente che dialogava e lottava, che ritrovava il gusto della partecipazione e la voglia di difendere i propri diritti e il proprio futuro, quella gente che guardando alla propria valle indicava l'intero paese, quella gente era ora l'esempio da seguire. E quei sindaci schierati in prima fila con le loro fasce tricolori, insieme ai cittadini che li avevano eletti sulla base di programmi elettorali chiaramente targati NOTAV? Tutti si compiacevano nel misurare la differenza tra un impegno mantenuto ed una promessa elettorale. Che un altro modo di fare politica fosse possibile?

Cominciano le grandi manovre…

Anche il partito trasversale degli affari comincia a farsi domande, e sceglie subito di cambiare strategia. Il governo di allora, all'indomani della riconquista dei NOTAV di Venaus, decide di mettere da parte i manganelli e apparecchia un tavolo, anzi due: uno “politico” ed un “tecnico”. Al primo parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni locali guidati dal presidente della comunità montana Antonio Ferrentino; a quello tecnico, detto anche Osservatorio, siederanno anche tecnici nominati dalla comunità montana stessa: dovrà presentare al tavolo politico un quadro dettagliato della situazione trasportistica in valle, misurare la capacità dell'attuale linea ferroviaria, valutare gli scenari di traffico. Non dovrà invece considerare ipotesi di tracciati di una nuova linea ma dovrà limitarsi a fornire al tavolo politico gli elementi per rispondere alla domanda: “Di una nuova linea c'è bisogno oppure no?”. Queste sono le intese.

I sindaci della valle salutano la novità come un riconoscimento delle autonomie locali e confidano in una reale disponibilità al dialogo da parte del governo. Il presidente Ferrentino, che per molti era diventato un simbolo della protesta NOTAV, si dice convinto che l'Osservatorio dimostrerà, dati alla mano, che la linea ferroviaria esistente basta e avanza e questo taglierà la testa al toro.

I comitati NOTAV non nascondono perplessità, hanno sì fiducia nei due tecnici che faranno parte dell'Osservatorio, non dubitano che riusciranno a dimostrare questa tesi ma… mettono in guardia: “Il potere politico non accetterà mai un esito contrario alle sue aspettative, porterà comunque avanti i suoi disegni e cercherà di usare il tavolo tecnico contro di noi… potrebbe essere un cavallo di troia… non dobbiamo cascarci…”.

Le riserve crescono quando viene nominato presidente dell'Osservatorio tecnico Mario Virano: il governo in carica è ancora quello dei manganelli a Venaus ma Virano è più che mai gradito anche a quello che verrà, quello che dichiarerà un giorno sì e l'altro anche che intende operare con “il consenso delle popolazioni interessate”. L'architetto Virano, ha ricoperto vari incarichi che giustificano non pochi dubbi sulla sua imparzialità ma l'essere (ancora oggi) commissario governativo per la Torino-Lione sembra troppo: come potrà essere imparziale nella sua veste di presidente super partes dell'Osservatorio indossando anche la giacca di sponsor del TAV?

Le cose però vanno avanti e la comunità montana accetta i rischi. Inizia una nuova fase.

Uno sgabello a tre gambe

Che il rapporto tra Comitati NOTAV e parte istituzionale della valle non sia sempre stato facile è un dato di fatto; spesso i sindaci sono stati “portati” a schierarsi apertamente anche quando avrebbero preferito farne a meno, si sa come vanno le cose: che la maggior parte della popolazione in valle sia contraria al TAV non ci piove, ma un'amministrazione ha anche altro cui pensare... Comunque, anche se sull'Osservatorio le posizioni divergono, il dialogo continua, tutti sono consapevoli che i risultati fino ad ora conseguiti sono il frutto dell'equilibrio di quello che viene definito uno “sgabello con tre gambe”: la popolazione e i comitati, i numerosi tecnici del movimento che fin dai primi anni 90 avevano denunciato i rischi del progetto, i sindaci e gli amministratori dei comuni e della comunità montana. Ognuno ha fatto al momento giusto la sua parte, non è il caso di guardare chi spinge e chi frena: salvaguardare questo equilibrio è l'obiettivo che tutti si danno, consapevoli che nel momento in cui una gamba dello sgabello dovesse cedere sarebbero guai per tutti.

Cambia il governo, arriva quello “amico” e… cominciano nuovi guai. Che non tiri una buona aria lo si capisce presto, e Vicenza ce lo confermerà; il giorno dopo la manifestazione del 17 Febbraio 2007 (anche 2000 NOTAV in piazza…il Patto di Mutuo Soccorso funziona…) esce il dodecalogo di Prodi: il TAV è al terzo posto, la sinistra “radicale” ingoia tutto e non si scompone. Ma come? Non eravate contrari? Si, ma, però…

Inverno - primavera

Intanto anche in quel “laboratorio di democrazia” della val di Susa qualcosa sta cambiando: sarà il tempo, sarà l'effetto del governo amico… Certo, già un anno prima talvolta era stata usata qualche enfasi di troppo parlando di “democrazia partecipata”. Intendiamoci, la sostanza nei fatti era quella, “NOTAV senza SE e senza MA” era il sentire comune di cui anche i sindaci si facevano interpreti, lo sgabello stava in piedi e guai se qualcuno provava a dare una pedata per farlo traballare. Si tenevano riunioni periodiche tra sindaci, comunità montana e comitati: venivano chiamate “comitati istituzionali”, non erano sedi decisionali (il presidente Ferrentino ci teneva a sottolinearlo sempre) ma insomma, alla fine le posizioni espresse in qualche modo poi pesavano. Molti continuavano a guardare alla Valsusa come a un modello da imitare. Nell'immagine che ne veniva data c'era molto di vero e qualche enfasi di troppo: se serve a dare più coraggio questo non guasta, a patto di non creare false illusioni; suscitare nuovi entusiasmi va bene, ma occorre pur sempre stare con i piedi per terra, e guai a non accorgersi se qualcosa sta cambiando.

Il tempo passa e il dialogo spesso si interrompe, nascono diffidenze, c'è chi accusa e chi si chiude in difesa, i toni talvolta salgono un po' sopra le righe. Quei comitati istituzionali non sono più convocati, il clima si deteriora. Non si parla di tradimenti, sia ben chiaro, ma la fiducia è un'altra cosa e crescono le incomprensioni. Ma perché la conferenza dei sindaci è fatta a porte chiuse? Dove è finita la trasparenza? Perché Ferrentino non accetta il confronto prima di presentarsi al tavolo politico romano? Perché non si sforza di convincere al suo rientro da Roma? Perché in valle si nega e altrove continua a presentarsi come leader di un movimento quando le sue scelte oggi sono sempre meno condivise? Dubbi che chiamano altre domande, domande che avanzano nuovi dubbi.

Estate

In questo clima escono intanto i primi documenti dell'Osservatorio tecnico, e vengono chiamati “quaderni” quasi fossimo a scuola. E parlano chiaro: i dati confermano che l'attuale ferrovia basta e avanza, basta per oggi e di sicuro fino al 2030, dopo non ha senso fare previsioni. Risultati sottoscritti da tutti, nero su bianco, compresi gli sponsor del TAV. I nostri tecnici spiegano che va tutto bene, Ferrentino conferma. Che abbia avuto ragione lui? Abbiate fiducia, devono essere “loro” a gettare la spugna, continua a ripetere.

In realtà il governo amico ha un'altra idea e non fa nulla per nasconderla. L'Osservatorio tecnico messo in piedi da Lunardi e Berlusconi è talmente apprezzato da Di Pietro e Prodi che questi pensano bene di utilizzarlo nel presentare all'Unione Europea una richiesta di finanziamento per la nuova linea: dicono che il confronto con le popolazioni locali ha portato buoni frutti e le resistenze sono ormai ridotte a marginali sacche di irriducibili.

Confronto? Quale confronto? Vuoi vedere che…. No, non può essere, anche nei documenti ufficiali dell'Osservatorio (i cosiddetti “quaderni”) sta scritto che il traffico sull'attuale linea ferroviaria è ben al di sotto delle sue potenzialità (6 milioni di tonnellate/anno a fronte di 20-30 milioni), che il traffico è in diminuzione e che non è ipotizzabile una saturazione per decenni! E soprattutto da dove salta fuori questa nuova disponibilità delle popolazioni?

Lo ha spiegato il commissario della UE Barrot, quando i NOTAV gli hanno consegnato 32.000 firme che dimostrano esattamente il contrario: “Me lo ha detto il ministro Di Pietro, e ha parlato di un Osservatorio nel quale è attivo da mesi un proficuo confronto con le amministrazioni locali…”.

Un commissario europeo può dar credito a qualche migliaio di firme e dare del bugiardo ad un ministro di uno stato membro? No, non può, anche se il ministro mente. Detto fatto: l'Europa promette il finanziamento che le regole vorrebbero fosse subordinato al consenso delle popolazioni interessate dal progetto. Prodi e Di Pietro ringraziano pubblicamente l'Europa, poi ringraziano Virano in privato. I grandi media fanno il lavoro sporco, si scatenano e parlano di una valle rassegnata che ha cambiato idea. Niente di più falso.

Ma allora quel cavallo di Troia di cui si parlava? Se prima potevano esserci dubbi…

Autunno - inverno

Tra sindaci e amministratori già da tempo crescono i malumori, e prendono corpo distinguo e prese di distanza dal presidente della comunità montana che non si sposta di un centimetro dalla sua posizione: avanti tutta, abbiamo la situazione in pugno, non è successo niente. Come niente? E' pur vero che la cifra promessa dall'Europa è solo una briciola rispetto al costo dell'opera, ma non è di grande significato sul piano politico? E il tavolo politico che dopo lo stanziamento dei fondi europei ha deciso che l'Osservatorio ora si occuperà di definire i tracciati della nuova linea? Non è successo niente? Ma fino a ieri non si era detto che nell'Osservatorio si deve parlare solo di “SE TAV” e non di “COME TAV” e il presidente Ferrentino aveva assicurato che se il mandato fosse cambiato avrebbe lasciato il tavolo?

Per farla breve: 87 amministratori, e tra essi alcuni sindaci, prendono carta e penna e scrivono che così non va, che l'esperienza dell'Osservatorio va considerata chiusa. E' una scelta coraggiosa e giusta, che riceve ampi consensi. Gli schieramenti politici in questa presa di posizione c'entrano ben poco: semmai il numero dei sindaci e degli amministratori dissidenti non è più elevato a causa delle enormi pressioni dei partiti. Ma le previsioni sono che le adesioni cresceranno, e i partiti alle prossime elezioni la pagheranno cara, a cominciare da quelli che sostenevano le ragioni NOTAV e un anno fa hanno digerito il dodecalogo di Prodi e neppure oggi si mostrano pentiti, anzi.

Una nuova primavera

La storia non è finita, è appena iniziato un nuovo capitolo. Sì perché se è vero che sono stati mesi difficili non sono passati invano e il movimento NOTAV è oggi più maturo di ieri. L'Osservatorio per fortuna non è tutto, quel che conta è che da qui non passeranno dicono i comitati NOTAV, anche quelli che in questi mesi si erano un po' arrugginiti e oggi si stanno riprendendo. Dicendo “da qui” non intendono solo Venaus e dintorni: vale anche per la val Sangone che secondo gli strateghi di Di Pietro & C. dovrebbe opporre minor resistenza, vale per Chiomonte dove gli stessi strateghi hanno previsto lo sbocco del grande buco sotto la montagna, quello che ci eviterebbe l'isolamento dall'Europa.

Riprendono slancio assemblee, serate informative e iniziative varie, il movimento precisa il primo obiettivo: smentire le voci (interessate) che parlano di una valle rassegnata e convinta che non può sempre dire soltanto NO. In questo caso si può e si deve, perché non ci sono altre strade. Altre strade porterebbero ad accettare qualcosa in cambio, vedrebbero il progetto concretizzarsi a poco a poco, diluito un po' più nel tempo: tanto tutti sanno che il “loro” obiettivo non è “utilizzare” una nuova infrastruttura ma “costruire” una nuova infrastruttura, e la differenza non è poca. Hanno in mente di cominciare da Torino dove il sindaco Chiamparino non vede l'ora di utilizzare il TAV anche come pretesto per dare il là ad una enorme speculazione edilizia che i progettisti hanno definito “la rivoluzione urbanistica del 21 secolo”. Un affare più grande dei nuovi grattacieli che cambieranno il volto di Torino, anzi la premessa per altri grattacieli. Non sono fantasie, il progetto di c.so Marche e della cintura ovest della città sta lì a dimostrarlo così come i progetti dell'Agenzia per la Mobilità Metropolitana che guardano lontano, verso la bassa valle di Susa. Un pezzo qua, un pezzo là, e questo è fatto: domani poi vogliamo lasciare le cose così e non unire i vari pezzi?

Un nuovo capitolo insomma si apre oggi per i NOTAV: sanno che lo sgabello a tre gambe oggi traballa un po', ma invece di piangersi addosso si danno da fare per renderlo di nuovo stabile, non canti vittoria chi lo vede già caduto. E se oggi alcuni sindaci non si espongono ancora beh, vedremo, non è detto…

Tanto per cominciare i NOTAV sanno di non essere soli. Da quell'8 dicembre di due anni fa ne hanno fatta di strada, hanno costruito nuove relazioni, hanno stretto nuove amicizie, hanno suscitato aspettative, hanno esportato ovunque un modello: i presidi stile Venaus, o Borgone o Bruzolo sono quasi un marchio di qualità… Continuano a promettere “Sarà Dura”.

Di nuovo la valle fa sentire oggi la sua voce, è una voce NOTAV, è ben diversa da quella che riportano i grandi media, e per cominciare invita tutti a prenotarsi un posto in prima fila per diventare protagonisti di questa avventura: ogni occasione deve essere buona per condurre una lotta pacifica, non violenta e determinata. L'idea è semplice.

Il governo appena sfiduciato ha promesso nuovi sondaggi, nuove opere preliminari; dal governo che verrà, quale che sarà, non ci sarà certo da aspettarsi che cambi idea da solo: deve essere aiutato. Bene, nei luoghi in cui sono previsti i prossimi sondaggi, quando si presenteranno per eseguire gli espropri dei terreni… si troveranno di fronte un migliaio di NOTAV, ognuno proprietario di un solo, piccolo, metro quadro di terreno su quale ognuno vorrà esercitare il proprio diritto. Il prossimo 30 Marzo ognuno comprerà un posto in prima fila, 15 euro, spese notarili comprese. Riusciranno a fermare il TAV con i cavilli burocratici ed il notaio? Nessuno si illude: ma intanto un altro granello di sabbia finirà negli ingranaggi, e poi… saranno (saremo) in tanti ad accoglierli quel giorno!

20 Marzo 2008

Ezio Bertok (Comitato NOTAV-Torino, postmaster@notavtorino.org )

Maurizio Piccione (Spintadalbass - Avigliana, postmaster@spintadalbass.org )

giovedì 27 marzo 2008

II FLOP DEL VACCINO ANTI AIDS «CHI LO PRENDE RISCHIA DI PIÙ»

CORRIERE DELLA SERA 22 mar. ’08

II FLOP DEL VACCINO ANTI AIDS «CHI LO PRENDE RISCHIA DI PIÙ»

Ricerca L'immunologo Gallo: un disastro, come il Challenger per la Nasa
Due decenni di studi, spesi 500 milioni di dollari l'anno
Il genetista Desrosiers: oggi non abbiamo la minima idea- di come mettere a punto un vaccino efficace
Un flop da diversi milioni di dollari. Se si considera che solo quest'anno i fondi pubblici americani dedicati alla ricerca contro l’Aids sono stati. quasi 50o milioni (circa 350 milioni di euro). E sono quasi Zo anni che somme a sei zeri, via via, cresciute, sono state erogate dal governo federale.
«Un flop paragonabile al disastro dello shuttle Challenger per la Nasa», dice l'immunologo Robert Gallo, co-scopritore (insieme al francese Luc Montagnier) del virus dell'Aids, che guida l'Istituto di virologia umana di Baltimora.
Un flop con implicazioni non da poco per le future strategie mondiali (che poi sono quelle statunitensi) anti-Aids. Con implicazioni anche politiche, visto che George Bush ha investito anche di suo in questa sfida. Il flop riguarderebbe i risultati parziali, ma chiaramente negativi, delle prime due sperimentazioni di vaccini anti-Hiv. Test in fase conclusiva. Quasi vent'anni di ricerche che rischiano di andare in fumo. o, comunque, tali da allertare chi da anni studia questa malattia con «vantaggi» non indifferenti per i laboratori impegnati.
Due esperimenti che addirittura lasciano a bocca aperta gli scienziati: «E' accaduto il contrario di quanto previsto - dicono al quotidiano americano Washington Post i virologi dell'università di Harvard a Boston - chi è stato vaccinato rischia due volte di più di infettarsi di chi ha ricevuto il placebo».
I risultati sono stati presentati lo scorso settembre. E Step e Phambili (cosi si chiamano le due avventure vaccinali partite sull'uomo nel 1998) hanno ricevuto un secco stop. Così come altri sette trial parti-, ti in seguito e progettati con gli stessi crismi dei primi due. Entrambi dovevano arrivare a 3.000 volontari. Lo Step (prevalentemente destinato agli omosessuali) in Sud America, nei Caraibi e in Australia (si era appena arrivati a completare l’arruolamento); il Phambili (che in lingua Xhosa, uno degli idiomi sudafricani, significa «muoversi in avanti») in Sudafrica dove già era stato avviato su 8oi persone. Solo per questi due esperimenti fermati sarebbero stati bruciati 35-4o milioni di dollari, esclusa la ricerca. Degli altri sette test vaccinali nemmeno si parla.
L'ipotesi di questo tipo di vaccino, sviluppato dal colosso, farmaceutico Merck, è stata quella di agganciare su un ceppo del virus del raffreddore (l’adenovirus tipo 5) disattivato un antigene del virus dell'Aids. I vaccinati avrebbero dovuto sviluppare difese specifiche contro l'Hiv in modo da bloccarlo subito.
Che cosa sarebbe successo nella realtà? Per Ronald Desrosiers, genetista molecolare di Harvard, il vaccino avrebbe si stimolato le difese, aumentando quelle cellule deputate a distruggere i nemici. Peccato che «queste cellule sono anche il bersaglio ottimale per l'Hiv». Ecco allora che il «micidiale» virus avrebbe trovato, nei vaccinati, pane per i suoi denti. Cioè un «pascolo» addirittura più ricco. Quindi? Dice Desrosiers sconsolato: «A questo punto non sappiamo come preparare un vaccino efflcace».
Occorre vedere che cosa accadrà ora nei vaccinati. La stranezza è che i test sulle scimmie avevano funzionato: gli esperimenti però sono stati effettuati su pochi esemplari essendo i primati cavie molto costose. E, forse, l'Hiv scimmiesco non reagisce allo stesso modo di quello umano.
La prossima settimana un vertice di scienziati esaminerà il problema. E l’Nih (gli Istituti di salute pubblica americani) di Baltimora già parla di rivedere le strategie: i. 497 milioni di dollari previsti quest'anno per la ricerca sui vaccini potrebbero cambiare destinazione. Nel mondo si stanno portando avanti almeno altre 3o sperimentazioni con vaccini, uno italiano, alcuni impostati in modo diverso da quelli statunitensi. ..
Quanto accaduto, però, offre osservazioni interessanti. Questo è, per esempio, il parere dei ricercatori della Merck. Ed è anche il parere di Anthony Fauci, capo dell'Istituto per le malattie infettive dell'Nih: «Bisogna continuare nei test, facendo ovviamente tesoro di quanto emerso da Step e Phambili».
Mario Pappagallo
LA SCHEDA
I VACCINI Ci Sono due le sperimentazioni di vaccini anti-Aids arrivate alla cosiddetta fase 3, quella condotta su molti soggetti
GLI STUDI Quelli su vasta scala sono due: II primo in Thailandia (2.500 soggetti), il secondo in Usa, Canada, Portorico e Olanda (4.500)
Il SISTEMA Si basa sull'inoculazione di porzioni della proteina Gp120 nell'involucro del virus. Previste 7 iniezioni in 3 anni
I RISULTATI
Non sono buoni. In uno dei due esperimenti, chi é stato vaccinato rischia due volte di più di infettarsi di chi ha ricevuto il placebo

VAIOLO: LA MINACCIA È NEL FREEZER

Il Sole24Ore 20 mar. ’08

VAIOLO: LA MINACCIA È NEL FREEZER

Dichiarato morto nel 1977, il vaiolo è conservato ufficialmente in due
laboratori
DI UMBERTO RAPETTO
Qualche anno fa Richard Preston pubblicò il libro «The Demon in the Freezer», il cui titolo denunciava l'ibernazione di uno scomparso eccellente: il vaiolo. Era il 2002 e il mondo del web era già forte da diffondere e perpetuare una simile informazione. Se qualcuno aveva pensato di regalare una pur inerte immortalità al ferale virus, qualcun altro ha simultaneamente ritenuto di cristallizzare un insieme di dati che rimarcassero la pericolosità di certi "giochi" con ordigni naturali come il "variola maior".
Scomparso ufficialmente nel 1977, "ucciso" dagli studi del dottor Donald Ainslie Henderson e del suo team di ricercatori, il vaiolo è destinato a rappresentare comunque una minaccia. La sua conservazione - motivata da esigenze scientifiche e proiettata alla salvaguardia di una entità altrimenti relegata nelle più dolorose pagine di storia-tiene il mondo con il fiato sospeso: la pietra tombale su cui si leggeva 27 ottobre 1977 (giorno in cui è stato registrato l'ultimo caso di infezione naturale in Somalia, vittima il signor Ali Maow Maalin) è pericolosamente scoperchiata. Quel micidiale virus è tenuto in vita nei laboratori chimici di Atlanta e Kolzovo, dove - oggetto di numerosi esperimenti -sarebbe addirittura stato potenziato artificialmente. La ragione di tali iniziative risiede, secondo tanti microbiologi, nell'esigenza di continuare a studiarlo in prospettiva di una sua eventuale ricomparsa: l'incubo del bioterrorismo incombe e non ci si può far trovare impreparati in caso di aggressione. Accanto a questo timore, a indirizzare a non distruggere tecnicamente il vaiolo, c'è che questo conserva nel proprio patrimonio genetico la chiave di una morbo mortale e, in futuro, potrebbe contribuire a sconfiggere altre malattie tra cui l’Aids.
Oltre a "tramandare" agenti patogeni, il mondo della ricerca scientifica e quello delle istituzioni preposte alla salvaguardia collettiva hanno predisposto piani di informazione estremamente dettagliati, con l'obiettivo di lasciare in eredità - costantemente fruibile -un patrimonio di conoscenze e di esperienze che non può e non deve andare perduto. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Center of Diseases Control and Preventioti (www.cdc.gov) e la Federal Emergency Management Agency (www.fema.gov) hanno creato imponenti archivi documentali, parte dei quali - almeno per la porzione divulgabile - sono addirittura consultabili via internet Senza andare poi tanto lontano, anche in Italia ci sono organizzazioni che studiano questi temi come a Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, istituito presso l'Istituto superiore di sanità (www.epicerltro.iss.it), che custodisce la memoria storica di certi fenomeni e conserva i risultati di ricerche e approfondimenti in materia.
Mentre i laboratori sono presidiati con tanto di vigilanza armata e sofisticate misure di sicurezza,c'è chi teme che non siano altrettanto blindati i sistemi informatici in cui sono stoccate informazioni segrete e qualcun altro ha paura che internet possa consentire terribili sperimentazioni "fai-da-te". Nel 2006 il quotidiano britannico «The guardiarv> ha dimostrato con un'inchiesta giornalistica la possibilità di ordinare via web le sequenze di Dna di affezioni mortali: 33 sterline, 7 di spese di recapito, un nominativo fasullo, un indirizzo di comodo sono bastati per entrare in possesso di una ricetta letale tramite la VH Bio Ltd. Quel pacco portato a domicilio dalla Royal Mail e quella minuscola fiala di gel bianco hanno dimostrato la fragilità del sistema. La lezione si spera sia servita. In caso diverso il problema di eternare qualcosa potrebbe non sussistere per mancanza di eredi...
umberto@rapetto.it

QUANDO GLI ANIMALI ANTICIPANO IL MEDICO

CORRIERE DELLA SERA 15 mar. ’08

QUANDO GLI ANIMALI ANTICIPANO IL MEDICO

Una scoperta in Africa potrebbe aiutare la creazione di un farmaco per combattere la terribile malattia
Così gli scimpanzé curano la malaria
Sono molte le specie in grado di curarsi utilizzando elementi naturali. C'è chi ingurgita intere piante e chi, come una particolare scimmia brasiliana, riesce a regolare le nascite mangiando foglie e frutti particolari
Che gli animali sappiano cavarsela da soli in fatto di medicinali è un fatto oramai assodato. L'etologa Cindy Engel ha raccolto qualche anno fa nel libro «Wild-Health» le testimonianze e le osservazioni sue e di diversi altri scienziati, sulla capacità della fauna di auto curarsi.
COLOBO ROSSO - A Zanzibar, in Tanzania, l'antropologo Thomas Struhsaker ha studiato per sei anni la singolare alimentazione del colobo rosso. Particolare oggetto del desiderio delle dieta di questa scimmia è il carbone nelle sue varie forme: tronchi o rami bruciati o sottratto anche dalle cucine dei locali.
Analisi di laboratorio hanno spiegato il perché di questa predilezione alimentare. Le foglie di piante di mango e di mandorlo indiano, di cui sono particolarmente ghiotti questi primati, sono però particolarmente ricche di fenoli, sostanze che interferiscono con la digestione degli animali. II carbone annulla così l'effetto indesiderato di queste molecole, permettendo invece l'assorbimento delle preziose proteine delle foglie da parte dell'organismo.
BONOBO E GORILLA - In Africa sono circa 30 le piante utilizzate da bonobo, gorilla e scimpanzé, per liberarsi dei fastidiosi parassiti intestinali. Quelle del genere Aspilia vengono ingerite intere; una volta nell'intestino agiscono probabilmente come un velcro, strappando quindi con un'azione meccanica i parassiti, indeboliti dalla tiarubrina A, una molecola contenuta nel vegetale.
L'aspetto curioso è che le popolazioni locali fanno ricorso alle stesse piante, utilizzate dai gorilla e dai loro cugini, per trattare altre diverse patologie come la dissenteria, ulcere, febbri. I gorilla di montagna, che vivono in Uganda sulla catena dei monti Virunga, mangiano la cenere vulcanica per procurarsi i minerali, come il calcio e il potassio, indispensabili per mantenersi in salute.
ELEFANTI - Le caverne alle pendici del monte Elgon, in Kenia, sono frequentate invece da bufali e elefanti, che si procurano così preziosi sali minerali contenuti nelle rocce per integrare la loro dieta, povera di queste sostanze.
Gli animali ricorrono alle piante anche per questioni "ginecologiche". Le femmine di muriqui, una scimmia che vive in Brasile, si nutre delle foglie di Apuleia leiocarpa e di Platypodium elegans che contengono isoflanoidi, per evitare sgradite gravidanze e, all'opposto, dei frutti di Enterlobium contortiliquim per rimanere incinte. Alcune piante della famiglia delle Boraginaceae faciliterebbero invece il parto degli elefanti.
CEBI CAPPUCCINI - Lo storno costruisce il proprio nido inserendo parti di alcune piante, come la carota selvatica (Dauscus carota) che contiene il B-sitosterolo, uno steroide che agisce come repellente e protegge quindi i piccoli dalla sgradita presenza di acari e di altri parassiti. In Costa Rica i cebi cappuccini impastano con la saliva steli, foglie e semi di piante appartenenti ai generi Citrus, Clematis e Iiper. Il prodotto così ottenuto viene spalmato poi sul pelo per trattare le irritazione della pelle o per tenere a bada gli insetti. Non tutti gli animali, poi, scelgono e mangiano certe piante per stare in salute: l'orso labiato mastica i fiori fermentati delle saponacee per provare un piacevole stato di ebbrezza. R.F.

ORSO LABIATO
Mastica i fiori fermentati delle saponacee per provare uno stato di ebbrezza.
Usano allucinogeni anche renne, scimmie ed elefanti.
BUFALO
Va in cerca di caverne per procurarsi (leccando) sali minerali contenuti nelle rocce per integrare la sua dieta, povera di queste sostanze.
STORNO
Lo storno costruisce il proprio nido inserendo parti di alcune piante, come la carota selvatica che protegge piccoli dai parassiti
LA TRICHILIA RUBESCENS è una pianta tropicale delle proprietà antimalariche ma cura altre patologie: dai problemi polmonari, ' alle malattie veneree `

Cabaret a Note Dementi


Dopo l'intervista dei Jalisse e l'amichevole visita di Elisa, a Note Dementi torna di scena la comicità con Angelo Da Re!
Barzellettiere radiofonico di Bella e Monella-Birikina-Sorriso, imitatore e animatore di feste e karaoke di piazza, nonché autore e interprete di alcuni dei nostri spot radiofonici, Angelo torna da noi accompagnato dal giovanissimo ed eclettico aiutante Matthew, provetto batterista.

Angelo - un uomo, mille voci - leggerà l'oroscopo "al contrario" ai nostri ascoltatori, cioè verificandolo a fine giornata. Informiamo gli ascoltatori d'oltreoceano che tra le molteplici situazioni, Angelo si è trovato a collaborare anche con l'Associazione "Trevisani nel Mondo".

Noi siamo lieti di averlo avuto come ospite di passaggio alla Cena Demente 2007 mentre tornava da un impegno televisivo.

Buon divertimento, dunque, venerdì 28 marzo 2008 dalle 20 alle 22.

mercoledì 26 marzo 2008

Morti due soldati e altri 17 ricoverati L’infezione presenta sintomi simili alla Sars

L'UNIONE SARDA DEL 01/08/2003

Morti due soldati e altri 17 ricoverati L’infezione presenta sintomi simili alla Sars

Washington Una strana malattia simile alla Sars sta creando allarme fra le file dei soldati americani in Iraq. Sinora sono stati registrati 19 casi, due con esito letale. Tutti i militari colpiti dalla malattia, che presenta alcuni sintomi simili a quelli della polmonite atipica, sono stati trasferiti all’ospedale Landstuhl, nella grande base aerea di Ramstein, in Germania. Il generale James Peake, comandante del servizio sanità delle forze armate statunitensi, ha disposto che vengano effettuate accurate indagini per ricostruire i movimenti dei militari dal primo momento del loro arrivo in Iraq.

Uno dei due soldati uccisi dalla malattia era originario della zona del Lago degli Ozarks, in Missouri. Si chiavama Josh Neusche, aveva 20 anni e, a quanto riferisce il quotidiano locale “Lake Sun”, è morto il 12 luglio nell’ospedale Landstuhl. Secondo il giornale aveva contratto la malattia, che inizialmente si pensava fosse la Sars, mentre era impegnato in operazioni di bonifica a Baghad con il 203° Battaglione del Genio. Oltre a lui si sarebbero ammalati altri 3-4 militari dello stesso reparto. I genitori del soldato morto, Cindi e Mark Neusche, sarebbero arrivati in Germania il 9 luglio, quando il figlio era ormai in condizioni critiche (la malattia aveva devastato i muscoli, il fegato e i reni del figlio). Il ragazzo si è spento mentre era in un’ambulanza per essere trasferito al reparto per la dialisi. Il giornale del Missouri parla di due morti provocati dalla misteriosa malattia ma non dice chi sia la seconda vittima.
I 19 soldati americani colpiti dal male misteriorso mentre prestavano servizio in Iraq sono stati ricoverati all’ospedale della base Usa di Ramstein. Dei 120 mila soldati americani stazionati in Europa, oltre 70 mila sono dislocati in Germania: 38 mila, compreso il personale civile, fanno parte della base militare di Ramstein, la più importante di quelle al di fuori dei confini degli Stati Uniti, a pochi chilometri da Francoforte, nel Land della Renania-Palatinato. A 5 chilometri dalla base di Ramstein si trova l’ospedale militare americano di Landstuhl, punto di arrivo di tutti i militari americani rimasti feriti nella prima guerra del Golfo e in quella che nell’aprile scorso ha portato alla caduta di Saddam Hussein. In tempo di pace l’ospedale dispone di 150 letti, portati a 300 prima che iniziassero le passate operazioni militari contro l’Iraq. Il personale dell’ospedale comprende 1.800 persone, delle quali 120 sono medici e 400 infermiere.

Nell’ospedale di Landstuhl, che dispone di attrezzature medico-chirurgiche sofisticatissime, vengono eseguite operazioni di ogni tipo, ma una delle specializzazioni principali consiste nel trattamento delle ustioni di ogni genere, in particolare di quelle prodotte in caso di guerra. È in questo ospedale che sono stati curati anche i feriti americani e alleati in Afghanistan: fra le più illustri, la soldatessa Jessica Lynch, 19 anni, che fu liberata grazie all’intervento di un iracheno che la consegnò ai commilitoni dopo che era stata fatta prigioniera dalle truppe di Saddam.

L’unico dato certo sul male misterioso che ha colpito i 19 militari Usa è che non si tratta della sindrome del Golfo che dopo la prima guerra contro Saddam colpì americani e, soprattutto, inglesi mandati al fronte senza poter disporre di particolari protezioni. Nelle famiglie dei reduci sono state registrate anche nascite di bambini con gravi malformazioni.



L'UNIONE SARDA DEL 01/08/2003

L'ombra delle armi chimiche

31/12/2000 - LA REPUBBLICA
L'ombra delle armi chimiche

Mattarella: "Sulle morti dei reduci di Bosnia,indagini a 360 gradi"

di GIOVANNA CASADIO

ROMA - Non è solo l'uranio il killer dei militari italiani utilizzati in missione di pace nell'ex Jugoslavia. I diecimila proiettili radioattivi usati dalla Nato in Bosnia nel '95, i 31 mila sparati in Kosovo nel '99 non sono gli unici responsabili. Il ministro della Difesa italiano, Sergio Mattarella, ha ammesso ieri che "non si trascura alcuna ipotesi sulle ragioni che potrebbero aver portato la presenza di malattie tra i militari che si sono recati nell'area balcanica".
Se è la "sindrome dei Balcani" a uccidere decine di reduci in tutta Europa, evidenti sono le analogie con i "casi" verificatisi dopo la guerra del Golfo nel '91 e ugualmente non è da escludere che a determinare gli effetti devastanti possa essere stato l'uso di armi chimiche. Per i Balcani insomma la stessa ipotesi che si fa già da anni per l' Iraq?
Per il ministro della Difesa italiano è una fine d'anno senza tregua, dopo l'annuncio che un altro carabiniere - il quinto reduce italiano dalla Bosnia - è morto di cancro, e mentre la Procura militare allarga a altri dieci casi l'inchiesta sulla "sindrome dei Balcani": il dossier del pm Antonino Intelisano conterrebbe ora trenta nomi. Si limita ad affermare Mattarella che l'indagine sarà svolta a 360 gradi. E in una nota ricorda la commissione sanitaria da lui insediata due settimane fa, "guidata da uno scienziato di alto profilo come l'ematologo Franco Mandelli alla quale è stato dato mandato pieno per qualunque pista di indagine e di accertamento al fine di appurare la verità e garantire la sicurezza dei militari in Italia e all'estero". Nulla sarà tralasciato. Prima di tutto di individuare se esiste o meno un collegamento tra i vari casi e, in caso affermativo, con la presenza sul terreno di contaminazioni radioattive.
Nè esclude il ministro la possibilità di uno screening tra i militari inviati nei Balcani, una volta che la commissione Mandelli abbia espresso il proprio parere entro la metà di gennaio. Screening già avviato in Portogallo e in Germania. La "sindrome dei Balcani" è diventata infatti un caso politico europeo.
La Nato dichiara che mancano prove di un nesso tra morti e missioni nei Balcani, ma ambienti militari assicurano che in un dossier top-secret si vanno raccogliendo prove sull'uso di armi chimiche in quell'area.
Dal ministro della Difesa belga, Andrè Flahaut, in una lettera inviata al collega svedese Bjorn von Sydow, paese che da domani assume la presidenza di turno della Ue, è partita la proposta di analizzare il delicato problema a livello europeo. Finora nessuna risposta ufficiale. Un portavoce della Commissione Ue ieri non ha voluto commentare l'iniziativa, e il ministero della Difesa svedese si riserva di pronunciarsi dopo aver letto la lettera. Dall'Italia una sostanziale adesione: "Sarà certamente utile la possibilità di confrontare i risultati delle indagini svolte dagli altri paesi in cui ci sono stati casi simili", commenta Matterella.
Intanto cresce l'allarme anche in Italia per la "sindrome dei Balcani". Ieri è arrivata la precisazione del comando dei carabinieri di Varese che nega ci sia un nesso certo tra la morte del carabiniere Rinaldo Colombo e la sua missione in Bosnia. Colombo, 31 anni, due spedizioni di pace nei Balcani è morto per un melanoma, precisano i suoi superiori. "Nessun allarmismo, ma massimo allerta", è l'invito del Cocer dei carabinieri. Però "Unarma", l'associazione che ha diffuso la notizia della morte di Colombo, dichiara che altri quattro carabinieri (tra cui un ufficiale) tornati di recente dai Balcani, potrebbero essere stati contaminati dall'uranio impoverito. Sarebbero almeno venti i militari dell'Arma sottoposti a controlli, anche se la metà a puro titolo precauzionale. Il numero dei casi sospetti continua a crescere.
Alla ripresa dell'attività parlamentare, martedì 9 gennaio, è stato subito convocato l'ufficio di presidenza della commissione Difesa della Camera sulla "sindrome Balcani". Il presidente, Valdo Spini rivendica il ruolo ispetivo del Parlamento e annuncia un'indagine conoscitiva per stabilire a) cosa si sa sulle conseguenze della presenza di uranio impoverito nella guerra del Golfo del 1991; b) chi sapeva dei proiettili a uranio impoverito in Bosnia nel 1995 (i militari sapevano e i politici no?); c) quali precauzioni sono state prese per la spedizione in Kosovo del 1999; d) vanno acquisiti i risultati della commissione Mandelli. Inoltre, il sottosegratario all'Ambiente Valerio Calzolaio partecipa alla task force Unep (l'organizzazione delle Nazioni Unite per l' ambiente) sulla contaminazione radioattiva del Kosovo.

"Non avevamo le maschere ci hanno nascosto la verità"

31/12/2000 LA REPUBBLICA
"Non avevamo le maschere ci hanno nascosto la verità"

Un carabiniere amico di Rinaldo: "I proiettili all'uranio fondevano i carri armati"

dal nostro inviato ANNALISA CAMORANI

SAMARATE (Varese) - "Rinaldo in divisa, perfetto nel suo metro e novanta e Valentina in abito bianco davanti all'altare. Neanche due anni dopo, la bara portata a spalla dai militari. Nella stessa chiesa a San Macario di Samarate". Due immagini troppo vicine nel tempo che Valentino non riesce a togliersi dalla testa. L'uomo, suocero di Rinaldo Colombo, ripete come un automa: "L'8 novembre mi è morto un figlio". Ma quell'accostamento di immagini non se lo scorda neanche don Giancarlo, il parroco di Sant'Anna a Busto Arsizio (Varese) che per quindici anni è stato amico del militare. "Il 12 dicembre 1998 ho celebrato il matrimonio di Rinaldo. L'11 novembre 2000 il suo funerale". Il parroco, ricordando la malattia del giovane, non pronuncia mai la parola "uranio impoverito", ma alle missioni ci pensa: "Qualche dubbio l'ha avuto. Da malato se l'è chiesto se c'era un nesso tra il melanoma che lo divorava e la Bosnia".
Forse anche Rinaldo ha fatto le stesse considerazioni che oggi fa un altro carabiniere reduce delle missioni di pace e che preferisce l'anonimato: "Non avevamo maschere né guanti. Le uniche tute le ho viste addosso ai genieri dell'esercito perché c'erano le televisioni a filmare. C'erano i ponti bombardati con munizioni radioattive e noi lì davanti a fare la guardia. Ho visto gli effetti dei proiettili all'uranio impoverito sui carri armati colpiti: le carni fuse col metallo delle corazze. E noi lì davanti. Nessuno ci ha messo in guardia sui rischi di una contaminazione. Ci hanno presi in giro tutti, dai generali ai carabinieri semplici".
Il militare era stato in missione due volte, in Bosnia-Erzegovina dal dicembre '96 a marzo '97 e in Albania da aprile ad agosto '97. Quasi un anno dopo si era scoperto un'escrescenza sottocutanea al cuoio capelluto. Poi la biopsia e la scoperta della natura maligna. "La seconda operazione alla gola è stata quella che lo ha buttato veramente giù", ricorda il suocero. "Era un ragazzone alto un metro e novanta, lo abbiamo visto precipitare, un po' alla volta. Sono stati due anni di calvario". Rinaldo e Valentina vivevano a San Macario, frazione di Samarate nella stessa casa dei genitori di lei. Al dolore per la perdita, il padre della vedova somma la preoccupazione per la figlia. "Ha 27 anni - si sfoga l'uomo, gli occhi rossi - e ha bisogno di reagire, di trovare una forza che io, anziano come sono, non riesco a trasmetterle. Per Capodanno voleva stare in casa, da sola. Sono stato io a insistere perché partisse per un po' , ha bisogno di stare con gente giovane". E così Valentina si è rifugiata per qualche giorno da alcuni amici conosciuti nei ritrovi di Cl. Ma don Giancarlo è fiducioso: "Valentina è dolce, sembrerebbe fragile. Invece è una donna consistente, forte".
Anche il padre e la madre di Rinaldo non hanno parole: "E' morto l'8 novembre e per noi è ancora come se fosse qui. La ferita della sua scomparsa è ancora troppo recente. Più avanti forse parleremo, ma in questo momento siamo ancora sotto choc".

Uranio - "Attenti ad una nuova Ustica"

03/01/2001 La Repubblica
Uranio - "Attenti ad una nuova Ustica"

Nelle riunioni dei militari con Mattarella il timore di un caso incontrollabile

di VINCENZO NIGRO

ROMA - "Io credo che non possiamo più aspettare, siamo stati cauti, abbiamo riflettuto, abbiamo provato a lavorare secondo legge e secondo coscienza, ma le cose vanno più veloci della verità che stiamo cercando. Io questa storia l'ho già vista, si chiama Ustica... gli elementi ci sono tutti, per creare qualcosa come una nuova Ustica, un nuovo mistero che finirà fuori controllo, in cui nessuno riuscirà a capire più dove sia il giusto".
Sono le nove del mattino, i carabinieri di guardia a Palazzo Baracchini battono i piedi in terra dal freddo. Su, al primo piano, dietro tre dita di vetri blindati che difendono dal pericolo ma a volte separano dal paese, i capi della Difesa sono alla prima riunione di una giornata assai lunga.
Il capo di stato maggiore Mario Arpino, il generale che comanda tutta la Difesa, siede di fronte a Giampaolo Di Paola, l'ammiraglio che guida il Gabinetto del ministro Mattarella. Si preparano all' incontro che stanno per avere con Sergio Mattarella, il primo di una serie che terrà il ministro bloccato per ore alla sua scrivania. É Arpino che per primo lancia l'allarme sulla "sindrome Ustica": "Qualsiasi cosa facciamo, comunque lo facciamo rischia di ritorcersi contro di noi. Ma se non facciamo nulla, se aspettiamo soltanto i tempi della scienza e delle commissioni rischiamo di fare anora peggio". Già, ma cosa fare? "L'allarme uranio impoverito ormai è vicino a livello da psicosi collettiva, incontrollata e purtroppo incontrollabile", dice una fonti della Difesa che parla con Repubblica: "Forse solo Ciampi o Veronesi potrebbero raffreddare per un attimo la situazione. Ma per ora non lo fanno". Gianfranco Astori, ex deputato, consigliere di Mattarella, fa un altro esempio: "Rischia di essere un altro caso Di Bella, e forse come allora, come col caso Di Bella, dovremo attendere che i tecnici ci dicano la verità su cosa è malattia collegata all'uranio, cose è da far risalire al benzene e cosa invece non c'entra nulla con la Bosnia e il Kosovo".
Alle 10 del mattino Arpino e Di Paola si spostano nello studio di Mattarella, iniziano a discutere, pianificano la missione in Bosnia di domani e quella in Kosovo del sottosegretario Minniti. Mattarella ha una preoccupazione: quella di garantire, di rispettare serenità e serietà di lavoro per la Commissione Mandelli. I militari sono preoccupati per quello che accade alla Difesa italiana nella Nato ("da Bruxelles ancora non capiscono che questa per noi è una questione seria"), per gli effetti sui nostri soldati nei Balcani, per la credibilità del sistema-Difesa nel paese.
Mattarella concorda, dobbiamo muoverci. Ma fissa i suoi punti, e li ripete nel pomeriggio in un'intervista che rilascia al Corriere della Sera: nessuna interferenza col lavoro della Commissione Mandelli, nessuna pressione, nessuna interferenza. Il governo deve capire se le malattie che spuntano in questi giorni sono episodi singoli o collegati fra di loro, se sono riconducibili all'uranio impoverito oppure a vaccinazioni che possono aver indebolito il sistema immunologico di alcuni soldati. Mattarella ripete: Mandelli deve lavorare senza sentire addosso l'angoscia, la pressione dell'opinione pubblica. Come dire: evitare un nuovo effetto-Ustica rispettando i tempi di una commissione in stile Di Bella.