mercoledì 10 ottobre 2007

Usura: fondi Usa, si cominciano a contare i danni

Usura: fondi Usa, si cominciano a contare i danni
di Fulvia Novellino - 10/10/2007
da Rinascita

La crisi finanziaria non è ancora finita, perché dopo il panico da “liquidità” e da “stretta del credito” ricade sulle spalle di risparmiatori e imprese il conto da pagare. La Federal Reserve ha annunciato un taglio ai tassi di interesse per frenare l’eccessivo rialzo dei tassi interbancari, e la stessa BCE arresta la stretta monetaria al 4% al fine di stabilizzare i mercati finanziari eccessivamente instabili. Non si può, tuttavia, ignorare che all’interno del mercato interbancario i tassi di interesse sono aumentati, tale da creare dei fondati timori che l’accesso al credito sarà sempre più difficile, come dichiara la stessa BCE all’interno della sua ultima indagine. Infatti, le banche dell’Unione Europea ritengono che la crisi dei mutui subprime possa pesare sul mercato del credito nei prossimi tre mesi, con un’ulteriore riduzione nell’accesso al credito sia da parte delle stesse banche che dei consumatori. La contromossa delle Banche non è tardata ad arrivare, come ad esempio Banca Intesa, che ha imposto ad ogni soggetto che richiede un mutuo, la stipulazione di un’assicurazione denominata “Proteggimutuo“, oltre ad aver aumentato dello 0,40% le percentuali sui mutui a tasso variabile , arrivando ad un tasso medio del 5,96%, e di 1 punto sui mutui “Prestintesa maxi tasso fisso” che passano dal 7,25 all’8,25%. La motivazione alla base addotta da Banca Intesa ai suoi clienti è la crisi dei mutui sub-prime, che ha provocato “forti tensioni sulla liquidità circolante sui mercati”. Questa non è che la prima segnalazione, a cui ben presto si aggiungeranno le altre, in quanto la crisi di liquidità ha avuto un impatto proprio sul mercato interbancario e ora le Banche sono pronte a scaricare su imprese ed individui le perdite che hanno subito.Non dimentichiamo infatti che i mercati abbiamo visto due colossi finanziari crollare sotto i colpi della crisi subprime, come Ubs Bank e la Citigroup, che evidentemente avevano collezionato all’interno dei loro assets vagonate di titoli collaterali a garanzia della loro capitalizzazione che si sono tradotti in una montagna di carta straccia. E così Ubs ha avvertito che il terzo trimestre si concluderà con perdite lorde comprese tra 600 e 800 milioni di franchi svizzeri a causa la svalutazione di asset per un valore totale di 4 miliardi di franchi svizzeri; allo stesso modo Citigroup ha attuato una svalutazioni di asset per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari. Infatti, le obbligazioni dei mutui subprime ( ossia titoli collaterali denominati per milioni di dollari) sono confluiti soprattutto all’interno dei portafogli delle grandi Banche d’Affari, sulla base dei quali sono riuscite a mobilitare ingenti somme di denaro all’interno del mercato interbancario. Non c’è dubbio, dunque, che la crisi immobiliare e del credito ha consentito così di far crollare alcune delle pedine che tenevano in piedi la grande finzione del mercato finanziario, costringendo le Istituzioni ad intervenire prima del previsto per evitare il crollo dell’intero castello su cui si basa il nostro sistema economico-industriale. Giorno dopo giorno, dunque, la crisi dei “subprime” si insinua sempre più all’interno del mercato finanziario divenendo come un serpente che prosciuga liquidità . A farne le spese sono soprattutto le azioni, emesse da società solide e con elevati livelli di redditività, perché danno la possibilità di essere immediatamente liquidate: così i grandi fondi di investimento, per far fronte alla richiesta di liquidità, scelgono di liquidare il loro portafoglio di azioni. Attualmente, tuttavia, non è il “subprime” che costituisce il problema più grave, ma è piuttosto il rifinanziamento dei prestiti rinegoziati per far fronte alla crisi di liquidità, e la paralisi del mercato interbancario. I grandi speculatori hanno infatti studiato bene le loro mosse, mettendo in atto una strategia definita dagli americani “No income, no job and assets “, ossia il trasferimento parziale del rischio sui risparmiatori europei. Gli eventi di questi ultimi mesi ci hanno senz’altro costretto a guardare in faccia la vera natura dell’alta finanza, inducendo molti a dubitare della sicurezza e della trasparenza del mercato finanziario e a chiedere anche una veloce riforma delle regole della borsa valori.In tale atmosfera di sfiducia e di crisi si innesta la direttiva Mifid, che viene descritta da autorità, banche ed intermediari come la strategia di ricostruzione delle macerie della finanza. Si tratta della Markets in Financial Instruments Directive, la nuova disciplina dei mercati, servizi e strumenti finanziari, che sostanzialmente demolirà molte delle regole di contrattazione e intermediazione, per dar vita ad un sistema integrato di mercati finanziari. Abolisce l’obbligo di concentrazione nei mercati regolamentati, dando ai privati il potere di creare “una borsa valori di proprietà” in cui saranno negoziati ogni tipo di titolo. Le funzioni di controllo stesse sono demandate a dei meccanismi di “compliance”, ossia ad organi di vigilanza interni e agli intermediari stessi. Basti pensare che le autorità e gli intermediari dovranno adottare ogni misura ragionevole per identificare i conflitti d’interesse che possono nuocere ai clienti, e di renderli maggiormente visibili. Vi sarà un unico sistema per le contrattazioni negli Stati membri, all’insegna della cooperazione di vigilanza tra le autorità nazionali, che tuttavia perderanno quella posizione di controllo che deriva dalla sovranità nazionale, per essere sostituiti - non solo sostanzialmente, ma anche formalmente - da entità private. D’altro canto, potranno essere le “associazioni dei consumatori” ad agire per la tutela degli interessi collettivi degli investitori e dei risparmiatori, dando così vita a forme di associazionismo che sostituiranno di fatto le Authority e il Garante, che potranno promuovere persino delle class actions e vigilare sulla condotta degli intermediari.Principio ispiratore dell’intera direttiva è la cosiddetta “best execution”, ossia l’obbligo in capo agli intermediari ad eseguire l’ordine del cliente alle migliori condizioni anche a danno dei propri interessi, ponendo in essere le dovute valutazioni per misurare l’adeguatezza degli strumenti ai bisogni degli investitori, salvo che non ne abbia fatto esplicita richiesta il cliente stesso. In questo caso “l’intermediario non è tenuto ad effettuare le valutazioni, purchè ne abbia comunque informato il cliente” , onde responsabilizzare maggiormente l’investitore.Sulla base degli elementi base della normativa, possiamo ipotizzare che si andrà a costruire un mercato finanziario frazionato in tanti “centri di distribuzione” di titoli ed informazioni, che fanno capo ai differenti intermediari, per poi dare vita ad una rete finanziaria a livello europeo, più capillare ma sicuramente più facile da controllare mediante la correlazioni delle singole centrali rischio che queste avranno.Il concetto di “borsa valori” sarà sostituito dai “sistemi multilaterali di negoziazione” ( Mtf) , all’interno del quale sarà possibile negoziare valori mobiliari, strumenti di mercato monetario, quote di organismi di investimento collettivo, derivati, opzioni, indici, valute, futures, swaps, contratti finanziari con trasferimento di rischio di credito, contratti finanziari differenziali, contratti su variazione climatiche e molti altri.Ogni Mtf potrà essere adattato alle esigenze delle piccole e medie imprese, alle azioni, ai bond ad alto rendimento, ai titoli di speculazione, frazionando sempre più il mercato del risparmio e degli investimenti in modo da aumentare la raccolta di capitali e di mirare le proposte di finanziamento. Sarà possibile così accedere al microrisparmio e proiettare le piccole imprese all’interno del mercato finanziario, sia come destinatari di investimenti, che come investitori.Il mercato finanziario sarà un vero e proprio sistema di intermediari finanziari, che avranno più potere e allo stesso tempo saranno più invisibili. Molti operatori esteri potrebbero operare sul territorio italiano e viceversa, previa una semplice segnalazione all’Authority del paese di origine e l’autorizzazione di quello “ospitante”, e dunque persino operare online anche sul territorio italiano senza necessità di avere una società collegata residente nel territorio italiano. Si potrebbe creare, inoltre, lo strano paradosso che gli investitori stessi, come hedge funds, fondi di investimento e fondi pensioni, possano divenire degli intermediari diretti, anche per interposta persona o mediante le fiduciarie, su un Mtf di cui è anche azionista . Non vi è dubbio dunque, che la cd. direttiva Mifid, sebbene si presenti come la “medicina” delle patologie del mercato finanziario, creerà un sistema assolutamente virtuale che agisce a livello sovranazionale, in cui le grandi banche e i grandi investitori saranno gli azionisti, gli investitori e i controllori.Trionferà l’associazionismo, e vedremo per sempre la fine della “crisi di liquidità”, perché pian piano la liquidità come concetto scomparirà, mentre i crack a cui assisteremo saranno le falle di un grande sistema elettronico.

1 commento:

Jmus ha detto...

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