domenica 23 dicembre 2007

"Banche care e poco trasparenti"

"Banche care e poco trasparenti"

La Stampa.it del 6 febbraio 2007

di Paolo Baroni
Cari, molto più cari della media europea. Poco trasparenti e soprattutto impossibili da trasferire. L’Antitrust ha chiuso la sua prima indagine conoscitiva sui costi dei servizi bancari ed il responso è stato negativo. Su tutta la linea. Le banche, dopo le bacchettate ricevute la settimana scorsa dall’Antitrust europeo e dalla Banca d’Italia, cercano di gettare acqua sul fuoco («attenti a non fare confusione tra dati anche profondamente diversi») ma per bocca dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, si dicono pronte «al confronto a tutto campo» col governo e con le autorità di controllo. I consumatori invece alzano il tiro: Adusbef, Codacons e Confconsumatori chiedono che a pagare siano le banche ed invitano il governo ad usare il pugno di ferro.

I costi
L’indagine del Garante per la concorrenza, che ha interessato 72 banche ed il 68% degli oltre 31 mila sportelli attivi in Italia, conferma che nel nostro paese i costi dei conti correnti sono molto più alti della media europea. La spesa totale annua media, in base a quelle che le stesse banche interpellate hanno definito «le migliori condizioni applicabili», tocca quota 182 euro contro i 34 euro dell’Olanda, i 63-64 di Belgio e Gran Bretagna, 99 della Francia ed i 108 euro della Spagna. La forbice va da 76,3 a 208,8 euro, ma per assurdo per la stessa tipologia di conto si può pagare anche 10 volte di più, mentre in 9 casi su 10 i cosiddetti «conti a canone» sono più costosi di quelli «a consumo». Il risultato finale è che, anziché aiutare il cliente, queste formule ingrassano le banche e rendono ancora più complesso confrontare le offerte. Come se non bastasse l’Antitrust rivela un altro paradosso: ai conti meno convenienti spesso sono associati tassi attivi più contenuti e tassi passivi più elevati.

Clienti in ostaggio
Come difendersi? Cambiando banca, verrebbe da dire. Operazione tutt’altro che facile. La scarsa trasparenza, infatti, porta «gran parte» dei clienti a pagare prezzi molto più alti e «si traduce nell'assenza di incentivi da parte delle banche a cambiare il sistema». Basta vedere i fogli informativi: incompleti, di difficile lettura e inadatti ad agevolare raffronti: il 66,6% non indica le condizioni riguardanti i bonifici, il 31,9% le spese del bancomat, il 67,8% non riporta le spese del prelievo da Atm di banche diverse dalla propria, il 57% tace sulle carte di credito, il 46,3% sugli assegni ed il 32,4% non dice nulla sulle spese di domiciliazione delle utenze.

A tutto ciò vanno poi aggiunge vere e proprie politiche commerciali di «fidelizzazione forzosa del correntista», a cominciare da costi di uscita molto elevati: le spese di chiusura possono infatti arrivare fino a 150 euro, mentre per estinguere un conto titoli le banche chiedono anche 80 euro per ogni «codice titolo», ovvero il singolo blocco di azioni, quando a Monte titoli la banca versa appena 30 centesimi per blocco perché le azioni sono tutte dematerializzate e trasferirle non costa nulla. Il governo la scorsa estate ha deciso di abolire entrambe queste voci ma non tutte le banche si sarebbero adeguate per tempo. E poi, anche una volta azzerate queste spese, gli istituti continuano ad infierire chiedendo la cessazione immediata della domiciliazione delle utenze, la restituzione di Bancomat e carta di credito o creando problemi per i mutui, prestiti e polizze vita.

Rimedi urgenti
Per agevolare i consumatori «e innescare la necessaria pressione competitiva», l'Autorità insiste nel chiedere una maggior trasparenza, misure che agevolino la comparazione dei conti e la riduzione degli ostacoli alla mobilità. Sono 8 le modifiche «necessarie» da introdurre: vanno da fogli informativi con le voci di spesa indicate una per una alla garanzia di stabilità delle spese, dalla piena comparabilità dei costi a norme per rendere effettivo il trasferimento dei conti. Compresa la cancellazione definitiva dei vincoli contrattuali.

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