martedì 4 dicembre 2007

Acido muriatico nel vino

L'Arena
Martedì 4 Dicembre 2007


OPERAZIONE VENDEMMIA SICURA. Un vitivinicoltore di Veronella arrestato con l’accusa di sofisticazione alimentare con pericolo per la salute pubblica
Acido muriatico nel vino
Già coinvolto nello scandalo del metanolo, usava sostanze chimiche e zucchero per accelerare la maturazione
Daniela Andreis
Torna l’incubo del vino sosfisticato che negli anni Ottanta ha seminato panico nei consumatori. Allora era metanolo, oggi sono zucchero, acido cloridrico (acido muriatico), acido solforico e tartarico aggiunti al mosto per accelerare la maturazione del vino, alterandolo. Ieri mattina è scattatto l’arresto di un prodotture e commerciante di vini - Bruno Castagna, di Veronella - nell’ambito dell’operazione «Vendemmia sicura» condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dall’ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentare del Veneto.
Altre due denunce penali sono state spiccate a carico di un produttore di Ormelle, Treviso, che deteneva in cantina 20 quintali di acido tartarico, falsamente etichettato come «cremore di tartaro»; stessa sorte per un altro imprenditore di Trebaseleghe, Padova: a lui sono stati sequestrati 30 quintali di acido tartarico con l’etichetta di «cremore di tartaro» che vendeva illecitamente. Sanzioni amministrative, invece, sono state inflitte ad un altro produttore di Ormelle che aveva 400 ettolitri di vino destinato alla distillazione di cui non si conosce natura e provenienza e ad un titolare di una cantina che abusiva, con capacità di 900 ettolitri, a Monteforte d’Alpone.
Questi i primi risultati di un’indagine che sta coinvolgendo, però, anche altre cantine - a Gambellara per esempio - e sulle quali per ora la Forestale ha preso visione dei registri di carico e scarico e delle giacenze ma che potrebbe avere sviluppi nei prossimi giorni.
Le conseguenze più serie, per ora, sono per Castagna di Veronella che si è visto sequestrare vasche, attrezzi, capannone e per il quale il giudice per le indagini preliminari Rita Caccamo ha disposto gli arresti domiciliari per il reato di sofisticazione alimentare con pericolo per la salute pubblica. Secondo l’accusa ci sarebbe il sospetto che 860 ettolitri di vino bianco e 810 di rosso da tavola, siano stati alterati con zucchero e acidi cloridrico e solforico. Nella sua azienda di Giavone di Veronella sono stati trovati 60 chili di zucchero e 60 degli acidi. Nel vino analizzato chimicamente nei laboratori dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari di Conegliano, Treviso, e all’istituto agrario di San Michele all’Adige, Trento, sono stati rintracciati il 40 per cento di zucchero e il 50 di acqua e dei due acidi. Se la matematica non è un’opinione, solo il 10 per cento della «bevanda» analizzata poteva perciò dirsi vino.
Nel 1985 Castagna aveva già avuto problemi di questo tipo: tre mesi di carcere, otto di domiciliari, una condanna in primo grado per aver aggiunto il metanolo nel vino e poi, nel 1988, l’assoluzione in appello perché «il fatto non sussiste».
Per lui e per tutte le altre cantine controllate - con una scelta a campione - nell’ambito di «Vendemmia sicura» tutto è cominciato ai primi di settembre quando sono state visitate cantine ora in piena attività, perché siamo alle soglie della maturazione del vino e della sua commercializzazione.
Gli agenti della Forestale hanno eseguito prelievi e sopralluoghi accurati, per reprimere le frodi alimentari, fenomeno ampio e diffuso.
«Proprio per questo il Veneto», ha detto il vice questore Isidoro Furlan, responsabile dell’operazione, «dovrebbe comprendere che questi controlli servono più che a punire i sofisticatori a tutelare i produttori seri ed onesti».

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