venerdì 14 dicembre 2007

Caccia al tesoro sotto i ghiacci

Caccia al tesoro sotto i ghiacci

• da Il Sole 24 Ore del 10 dicembre 2007, pag. 15

di Paolo Migliavacca

Tra gli effetti dello sciogli­mento sempre più rapido dei ghiacci della calotta artica c'è quello imprevisto - ma certo non sgradito ai 5 Paesi (Usa, Russia, Norvegia, Danimarca e Canada) che si affacciano sul Mar Glaciale Artico - dell'accesso, molto più fa­cile di quanto ipotizzato fino a po­chi anni fa, alle risorse racchiuse in quella vasta regione, che si an­nunciano decisamente cospicue. Un segnale preciso di quest'ac­celerazione l'ha dato all'inizio dell'agosto scorso l'impresa dei due minisottomarini russi, che hanno deposto sul fondale del Po­lo Nord, a oltre 4.200 metri di pro­fondità, una bandiera russa quale concreto segno di rivendicazio­ne delle acque che separano la co­sta lungo il Mar Artico fino ap­punto al Polo, ben oltre il limite convenzionale delle 200 miglia entro cui si estende la Zona d'inte­resse economico esclusivo, riven­dicando un'ipotetica continuità con la cosiddetta "dorsale di Lomonosov" che parte dall'arcipela­go artico della Severnaja Zemlia. Aspirazione analoga (pur senza dispiegamento di vistose spedi­zioni sottomarine) avanza la Danimarca, sostenendo che la dorsale di Lomonosov termina (o na­sce...) di fronte alla Groenlandia.



La pretesa russa è nettamente respinta dagli altri Paesi riviera­schi, ma da tempo è in atto una se­rie di rivendicazioni (vedi sche­da in basso) che contrappone per­fino alleati della Nato, come Usa, Canada e Danimarca. Al di là del valore strategico (peraltro enor­me) del controllo di nuove rotte commerciali che ridurrebbero di 4mila km la rotta a Nord del conti­nente americano (Passaggio a Nord-Ovest) e di ben 8mila la rotta a Nord dell'Eurasia (Pas­saggio a Nord-Est), a far gola so­no le ricchezze minerarie che la regione artica racchiude. Un'analisi pubblicata nel 2005 dal celebre quotidiano russo Pravda valuta il loro valore globale in 1.500-2.000 miliardi di dollari.



Di quali ricchezze si tratta? In cima a tutte certamente vi sono gli idrocarburi. La stima della loro consistenza è molto erratica, variando da 10 fino a 100 miliardi di barili di petrolio equivalenti, anche a causa dell'ovvia mancan­za finora di qualunque prospezione effettiva. Secondo una stima di massima dell'autorevole Usgs (United States Geological Survey), i fondali del Mare Artico po­trebbero contenere fino al 25% delle risorse mondiali d'idrocarburi ancora da scoprire.



La cartina a lato mostra come la concentrazione di queste ric­chezze petrolifere sia preponde­rante lungo le coste russe. E in ef­fetti appare Mosca la più interes­sata al loro sviluppo. Già oggi le regioni di terraferma poste lungo il Mar Artico contengono il 91% delle sue riserve di gas e oltre l'80% di quelle di petrolio. Il solo giacimento di Shtokman, al lar­go di Murmansk, il maggiore al mondo off-shore, racchiude 3.200 miliardi di m3, oltre a 41 mi­lioni di tonnellate di condensa­ti. A queste risorse occorre poi sommare le enormi quantità d'idrati di gas, una combinazio­ne di acqua e metano gelati di cui sono ricchi i fondali marini, specie quelli artici, e il perma­frost costiero dell'Artico.



Sempre secondo l'Usgs, i fon­dali artici conterrebbero anche notevoli quantità di noduli di stagno, manganese, nickel, oltre a platino e diamanti. Senza dimenti­care, grazie al progressivo riscal­damento del Mare Artico, cre­scenti risorse ittiche, che trovano un habitat ideale in acque finora rimaste purissime.



Prima di tentare di mettere le mani su questi tesori, resta però da risolvere un quesito decisivo: a chi appartengono? O meglio: a chi appartengono le acque sui cui fondali giacciono? Le accennate rivendicazioni territoriali in atto testimoniano l'incertezza in cui versa la materia, considerato che la presenza di una sorta di "terra . composta di ghiacci" che pareva­no immutabili, come di fatto è sta­to finora l'Oceano Artico, aveva di fatto impedito, sotto il profilo giuridico, l'equiparazione al ma­re, cui peraltro è assimilabile.



Se dunque di marcasi tratta (e si tratterà sempre più, con il rapido scioglimento della banchisa), il solo regime giudico applicabile è quello della cosidetta "legge del mare", che prende nome dalla convenzione di Montego Bay del dicembre 1982, ratificata finora da 155 Paesi (ma non dagli Usa, che la ritengono troppo limitati­va della libertà di navigazione), in base a cui il limite massimo esercitabile degli interessi degli Stati rivieraschi è quello delle 200 miglia nautiche (371 km), su cui si estendono i diritti economi­ci esclusivi. Sarebbero quindi da rigettare le pretese russe (e an­che quelle più pacate danesi) di portare fino al Polo la rivendicazione di sovranità, tirando in bal­lo la "dorsale di Lomonosov". Se così fosse, assisteremo nei prossi­mi decenni a una delle più colos­sali "corse all'oro" della Storia. Quasi certamente l'ultima.

Nessun commento: